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Agenzia Digitale: il direttore tra Crudelia e la carica dei 101

Italia


Ci siamo.

Sembra la Carica dei 101, ma non è un cartone. E’ la selezione del tanto discusso direttore generale della altrettanto agognata Agenzia Digitale.

Un centinaio di curricula dove c’è di tutto. Dai pochi profili stratosferici con approccio olistico (esperienza manageriale, esperienza amministrativa, integrità morale, reputation della persona) si passa ai tanti smanettoni informatici, fino ai curricula talmente deboli da essere quasi impresentabili.

C’è spazio per tutti. Ma solo in apparenza.

Il bando, come quasi tutto il resto legato alla digital economy, rimane avvolto nelle nebbie del porto.

 

Poca chiarezza nelle procedure, scarsa vision, conflitti contingenti e ripetuti in seno al governo.

Consapevolezza dell’importanza della partita che si sta giocando? A livelli del tutto insufficienti, alla faccia del governo tecnico.    

Scaduti i termini di presentazione delle domande ora si passa allo scrutinio.

Chi valuterà i curricula?

Si aprono due opzioni.

Se i curricula verranno valutati e pesati in base a punteggi formali su ogni componente (è stata chiesta l’autorizzazione al trattamento automatico dei dati) allora potrebbe essere imbarazzante per tutte quelle funzioni che non sono facilmente “pesabili”.

Se cosi non fosse, allora si aprirebbero falle per scelte politiche rispondenti ad altri criteri, non necessariamente da censurare.

 

Verrebbe voglia di chiedere l’immediata pubblicazione di tutti i curricula (sarebbe molto utile perché svelerebbe l’inadeguatezza curriculare di molti profili), ma non è stata chiesta alcuna autorizzazione, qualcuno ha osservato, alla pubblicazione. Ciò lascerebbe peraltro spazio alla contro-osservazione lampante secondo la quale un curriculum presentato ad un concorso pubblico è di per sé un documento pubblico. Il rovescio della medaglia è che in caso contrario possiamo prevedere una fila di persone pronte a chiedere l’accesso agli atti ai sensi della legge 241/1990.

Ciò che sta emergendo parallelamente condurrebbe invece all’incarico di una società di Head Hunting, cui è stato chiesto di scremare i curricula degli aspiranti in una rosa ristretta, al fine di agevolare le operazioni di scelta.

 

Quanti? Cinque? Sette? Questo, si è detto, agevolerebbe il lavoro di rifinitura finale.

 

Chi ha una qualche esperienza teme ovviamente la “Sindrome della Terna”. Una vecchia storia per cui si presentano ad arte due candidati contrapposti, per poi orientare la scelta sul terzo nome, l’outsider che media tra le posizioni dei due antagonisti.

Un’operazione, questa, che spesso viene fatta ex-ante. Prima si sceglie il candidato cui riconoscere la vittorie e artatamente si costruiscono intorno al suo nome due antagonisti o controfigure… Speriamo che ciò non accada.

 

Ma rimane il dubbio del commitment dato alla società di Head Hunting.

 

Sarà questa società libera di scegliere il migliore curriculum secondo criteri “universali” o è stata oggetto di specifici briefing da parte delle autorità ministeriali?

In questo caso, se sono stati espressi criteri di orientamento nella fase di scrematura, perché tali criteri non sono stati esplicitati in sede di bando?

 

Tutto da vedere.

Anzi vedremo cosa accadrà nelle prossime ore.

 

Fino ad allora, anche questa selezione, come fu per quella del consiglio dell’AgCom, rischia di presentarsi a tratti come il concorsone ministeriale di altri tempi.

Non lo vogliamo e speriamo che anche il governo ci mandi segnali forti e chiari dello stesso segno. Ma sulla linea della trasparenza.

Non vogliamo esprimere giudizi e siamo pronti a batter le mani in caso di comportamenti virtuosi.

Preferiamo non prendere in considerazione altre ipotesi.

Fateci sperare.

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