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Decreto Sviluppo bis: forse nuovo slittamento in CDM. Mancano i fondi per banda larga e start-up

Italia


Ancora incertezza sul Decreto Sviluppo bis, che non è stato all’ordine del giorno del ‘preconsiglio’ dei Ministri, ma non è escluso che, come vorrebbe Corrado Passera, possa approdare ‘fuori sacco’ nel CDM di venerdì, almeno per una prima lettura.

Il ritardo, nonostante le rassicurazioni del governo, sarebbe legato, come fu prima dell’estate (Leggi Articolo Key4biz), a un nuovo braccio di ferro tra il Ministro delle Sviluppo economico, quello dell’Economia, Vittorio Grilli, e la Ragioneria di Stato.

 

A bloccare i lavori sarebbero, infatti, le difficoltà a reperire le risorse necessarie. Si parla di 400 milioni di euro. Questo mette a rischio diverse misure, fortemente volute da Passera, come il completamento del Piano nazionale per la banda larga, per cui servirebbero ancora 100 milioni su 150, la sezione specializzata del Fondo di garanzia per le start-up, per la quale ci vorrebbero 50 milioni di euro.

Tra l’altro la Task Force che nei giorni scorsi ha presentato il Rapporto sulle start-up sarebbe al lavoro per tradurre in norme buona parte delle proposte.

 

Sarà oggetto di revisione anche la proposta del MiSE di ottenere una copertura con una quota dei canoni annui pagati dai broadcaster.

Altro problema è, poi, la ricerca di fondi – 85 milioni – per il progetto di integrazione della carta d’identità elettronica con la tessera sanitaria.

 

Tuttavia Grilli, intervenendo ieri alla Conferenza OCSE, ha rassicurato che il governo farà entro le prime due settimane di ottobre il nuovo Decreto sulla Crescita e lo Sviluppo del ministro Passera. Ma ha anche ammesso che i ‘testi sono in lavorazione’. L’economista Francesco Giovazzi è stato, tra l’altro, incaricato dal governo a fare un’analisi degli incentivi che vanno alle imprese, per prevedere altre forme e ottenere nuovi risparmi.

Stando ad alcune indiscrezioni, si starebbe pure studiando una norma sul settore bancario per reperire parte delle risorse necessarie.

 

La mancanza di fondi, insomma, sta rallentando il rilancio dell’economia digitale, sebbene il Commissario Ue Neelie Kroes non abbia perso occasione per ribadire l’importanza di procedere velocemente e non perdere le grandi sfide dell’Europa e del mondo (Leggi Articolo Key4biz). Un appello rilanciato dalle aziende ICT aderenti a Confindustria Digitale e Assinform che stanno facendo pressione sul governo, affinché vengano realizzate al più presto le misure atte a realizzare gli impegni fissati nell’Agenda digitale (Leggi Articolo Key4biz).

 

Ieri alla Conferenza sulle Riforme strutturali, il Segretario Generale dell’OCSE, José Ángel Gurría, è stato molto chiaro: ‘L’Italia ha fatto uno sforzo enorme per accelerare le riforme economiche attese da tempo, ma adesso è importante mantenere questo slancio”.

Presenti all’incontro il premier Mario Monti, il Ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, il Ministro per la PA, Filippo Patroni Griffi, e il  Capo economista dell’OCSE Pier Carlo Padoan.

 

Guerrìa ha parlato di riforme ‘coraggiose, ambiziose e di ampio respiro‘, aggiungendo però che è cruciale una loro ‘risoluta attuazione’ e anche il proseguimento su questa strada.

Secondo l’OCSE, le riforme già approvate dal governo Monti potrebbero far crescere il PIL fino al 4% nei prossimi 10 anni. Percentuale che potrebbe aumentare ulteriormente se si decidesse di proseguire col piano di riforme.

A rallentare il Paese, una crescita debole, un alto tasso di disoccupazione e un pesante debito pubblico, aggravato da un rallentamento della domanda da parte dei partner commerciali e una persistente sfiducia nell’Eurozona.

 

Negli ultimi anni, in Italia, la produttività del lavoro è stata la più debole tra i Paesi OCSE. La bassa crescita della produttività ha comportato l’aumento dei costi unitari del lavoro, che a sua volta ha danneggiato la competitività e alimentato il deficit.

 

Bisogna, quindi, intervenire su tre fronti, ha indicato il Segretario generale dell’OCSE: aumentare la produttività, fare in modo che i salari si muovano in tandem con la crescita, ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro.

 

Su questo ultimo punto si trova d’accordo il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che sempre ieri, al convegno organizzato però dall’Università Bocconi, ha detto chiaramente: “Rinuncerei volentieri a qualsiasi forma di incentivo alle imprese se questo si traducesse in una riduzione del carico fiscale per le aziende o quantomeno in stimoli per la ricerca”.

 

Ieri il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan, è stato diretto:  l’Italia deve tornare a crescere o rischia di restare imprigionata nella “trappola del debito“.

 

Il 2013 ‘sarà un anno in crescita’, anche se con un Pil ancora negativo, ma ‘un anno con profilo ascendente‘, nonostante ‘il motore dell’economia si avvierà lentamente’, ha commentato Monti. Le misure del suo esecutivo sono state una “cura drastica” necessaria, ha sottolineato il premier, a causa dell’eredità del passato.

 

 

 

Per maggiori approfondimenti:

Better policies series – Italy: Reviving growth and productivity

Rapporto OCSE – Settembre 2012

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