Cloud computing: nuovo pacchetto Ue in ritardo. Necessario accelerare per non mettere a rischio la strategia europea

di Alessandra Talarico |

Secondo alcune fonti, un accordo non si troverà prima del 2014, troppo vicino alle prossime elezioni europee. A pesare, da una parte la crisi economica e dall’altra alle divergenze politiche tra Stati membri.

Europa


Neelie Kroes

A che punto è il lavoro della Commissione europea sulle nuove disposizioni relative al cloud computing? Atteso per l’autunno, il pacchetto sembra procedere più lentamente del previsto.

A febbraio, il Commissario per l’Agenda digitale, Neelie Kroes aveva sottolineato l’importanza del cloud per la crescita economica europea e annunciato una European Cloud Partnership con un investimento iniziale di 10 milioni di euro per cominciare a creare una solida base comune per gli appalti cloud da parte delle autorità pubbliche.

I primi risultati della partnership, anticipava la Kroes, dovrebbero vedersi nel 2013, ma ancora della bozza di legislazione attesa per fine luglio non vi è stata traccia: arriverà probabilmente entro la fine di questo mese e difficilmente, dicono i bene informati, sarà trovato un accordo prima del 2014, pericolosamente troppo vicino alla data delle prossime elezioni europee “quando tutti i testi ‘incompiuti’ vengono rottamati”.

 

Secondo dati forniti dalla Commissione, il cloud computing può generare 800 mila posti di lavoro e benefici economici per oltre 200 miliardi di euro.

Una tecnologia perfetta “per diventare più dinamici e competitivi”, ha affermato la Kroes, secondo cui innumerevoli sono i vantaggi del cloud soprattutto per i servizi pubblici, rendendoli più efficaci ed economici, con un grande vantaggio per le amministrazioni: il governo britannico, ad esempio, conta di risparmiare il 20% attraverso l’armonizzazione del software col cloud computing.

 

Secondo i dati IDC, il valore dei dati personali stipati nel cloud ha raggiunto 75 miliardi di euro e il trend è in crescita. Ma la stragrande maggioranza dei consumatori – che pure usano regolarmente servizi cloud come la posta elettronica -non sa neanche cosa sia ‘l’informatica dematerializzata’ (Leggi articolo Key4biz) e il cloud è usato molto poco per fini di business.

 

Il documento della Commissione europea dovrebbe pertanto indicare un quadro regolamentare armonizzato a livello europeo e volto a promuovere l’utilizzo del cloud nelle imprese e nelle amministrazioni pubbliche. Tra gli aspetti che la Ue intende inquadrare, in particolare, quelli relativi alla privacy, alla conservazione dei dati, al diritto applicabile, alle responsabilità e alla protezione dei consumatori.

Il testo affronterà anche le questioni dell’interoperabilità, della standardizzazione, della portabilità dei dati, del furto d’identità.

 

Il ritardo dell’Europa è stato per altro recentemente stigmatizzato anche da Gartner, che ne adduce le colpe da una parte alla crisi economica e dall’altra alle divergenze politiche tra Stati membri. Fattori che, in ogni caso, stanno seriamente danneggiando il futuro del mercato nel vecchio continente.

 

“Evitiamo le fortificazioni nazionali e pensiamo europeo”, aveva detto pochi mesi fa la Kroes proprio evidenziando la necessità di una strategia europea sul cloud. E questo perchè l’Europa, nonostante il gran parlare di ‘mercato unico’ deve confrontarsi con un patchwork di visioni e leggi diverse e così finisce che alcuni elementi del cloud, come sicurezza, privacy e trasparenza, sono intesi in maniera diversa dai singoli Stati.

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