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Call Center: Governo battuto su emendamento a tutela di occupazione e dati personali

Italia


Le Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno approvato un emendamento di Stefano Saglia (Pdl) e Ludovico Vico (Pd) al Dl sviluppo che introduce nuove regole sull’attività dei Call center a tutela sia dell’occupazione – con uno stop alla delocalizzazione ‘selvaggia’ – che dei dati personali.

 

La norma riconosce innanzitutto il diritto di essere informati sul luogo fisico in cui saranno gestiti i dati personali – consentendo ai dei cittadini-clienti di opporre un rifiuto al trattamento di dati in paesi diversi dall’Italia – e sancisce per la prima volta il principio che le aziende che decidono di de localizzare  le attività verso paesi esteri non potranno godere di benefici fiscali e contributivi da parte del nostro Paese.

L’emendamento è stato approvato nonostante il parere contrario del viceministro del Welfare, Michel Martone e secondo Ludovico Vico, rappresenta una misura molto importante perchè scoraggia la delocalizzazione dei call center con almeno 20 dipendenti attraverso un sistema di disincentivi e penalizzazioni

“Le aziende che delocalizzano le attività – si legge nell’emendamento approvato – non potranno ricevere incentivi all’occupazione e, comunque, dovranno darne comunicazione almeno 120 giorni prima al Ministero del lavoro, indicando i lavoratori coinvolti, e all’Autorità garante della privacy informando sulle misure adottate per la tutela dei dati personali”.

Il mancato rispetto di queste norme è punito con una sanzione di 10 mila euro per ogni giornata di violazione.

 

Riguardo quindi la tutela dei dati personali, viene disposto che quando un cittadino effettua una chiamata a un call center o ne è destinatario, deve essere informato sull’ubicazione geografica dell’operatore e poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato sul territorio nazionale.

 

Quello dei call center è un comparto che impiega prevalentemente giovani spesso del sud Italia e, secondo il segretario generale Slc Cgil, Emilio Miceli, “dare loro una concreta prospettiva era il minimo che le forze politiche e sociali potessero fare”.

Grazie a quest’emendamento, che incoraggia a proseguire nella battaglia contro il mercato nero dei database di dati sensibili, quindi, l’Italia si allinea a quanto già predisposto in altri paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti, “per portare trasparenza in un settore in cui i cittadini ed i lavoratori rischiano che il proprio profilo personale sia subordinato a un sistema tutto incentrato sul profitto”, ha aggiunto Miceli.

“Con questo emendamento – sottolinea infine Miceli – si aiutano le aziende di call center a non cedere alla tentazione di abbandonare le aree più depresse del paese per localizzarsi in paesi dove non vigono nè diritti né regole”.

 

Sul comparto italiano dell’Information Technology, intanto, sembra stia per abbattersi una nuova tegola, visto che Deutsche Telekom sta per cedere la controllata T-Systems Italia, i cui servizi ICT sono utilizzati da gruppi quali Ferrari, Fiat, Intesa Sanpaolo e Prada.

La notizia è stata resa nota oggi da Milano Finanza ma la decisione sarebbe stata presa a inizio settimana e annunciata mercoledì via email ai 470 dipendenti e ai sindacati.

Dal 2008 al 2011, rende noto MF, la divisione ha accumulato perdite cumulate per 70,96 milioni di euro e nel corso dell’ultimo esercizio il rosso si è attestato a 24,4 milioni di euro.

Secondo indiscrezioni circolate in questi giorni, sarebbero già arrivate alcune manifestazioni d’interesse per la società, provenienti dalla società italiana Infracom, da Siemens Getronics e Atos.

Gli accordi di cessione, secondo i sindacati, dovrebbero essere siglati entro l’autunno per partire a gennaio con la nuova azienda.

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