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Tlc: anche il Congresso Usa indaga sui rapporti tra Pechino e i vendor Huawei e ZTE

Stati Uniti


I rapporti tra il governo di Pechino e i vendor cinesi Huawei e ZTE, già nel mirino di Bruxelles, sono da tempo anche sotto la lente del Congresso Usa, con alcuni parlamentari che nei giorni scorsi hanno rinnovato per iscritto le loro preoccupazioni per questo legame troppo stretto e per il conseguente rischio di spionaggio industriale.

Lo denuncia il Wall Street Journal, secondo cui Mike Rogers e Dutch Ruppersberger – membri della House Permanent Select Committee on Intelligence (HPSCI) – hanno inviato delle lettere alle due aziende per sottolineare le loro preoccupazioni anche in merito al lavoro svolto dalle due società in Iran e starebbero inoltre indagando sui loro rapporti con 5 aziende americane – tra cui IBM, Accenture e PricewaterhouseCoopers.

 

Lo scorso anno a novembre, la HSPCI ha aperto un’inchiesta approfondita per identificare eventuali minacce alla sicurezza legate alla fornitura di infrastrutture critiche da parte di vendor cinesi, dopo le polemiche innescate dall’esclusione di Huawei e ZTE da molti contratti pubblici (Leggi articolo Key4biz). L’indagine, tuttora in corso e che dovrebbe durare 10 mesi, vuole appurare se vi sia il rischio che il Governo di Pechino, attraverso Huawei e ZTE, possa monitorare le chiamate o le email, disturbare o provocare danni ai sistemi di comunicazione.

 

“Siamo molto preoccupati che il Governo cinese possa violare le nostre reti nazionali”, ha affermato Ruppersberger.

 

Huawei ha venduto infrastrutture tlc a una dozzina di operatori americani e come ZTE ha il suo quartier generale Usa in Texas.

 

Nella lista delle richieste a Huawei, anche quella di fornire i dettagli circa il rapporto con diversi ministri e maggiori spiegazioni sul ruolo della ‘party committee’ creata in seno alla società.

Il portavoce di Huawei, Bill Plummer, ha reso noto che la società ha iniziato a visionare le richieste della Commissione e accoglie con favore l’opportunità di chiarire la propria posizione.

Anche ZTE ha indicato la volontà del gruppo di cooperare all’inchiesta.

 

I rapporti e le interazioni col governo, spiegano, sono quelli tipici di qualsiasi altra azienda regolata cinese.

 

Sempre secondo il WSJ, i parlamentari americani sono preoccupati oltre che per una legge darebbe facoltà alle aziende di agire ‘per conto’ di Pechino, anche per i cospicui finanziamenti ricevuti dal Governo.

Su questo punto pare vorrebbe vederci più chiaro anche la Commissione europea che, secondo informazioni circolate nelle scorse settimane, potrebbe aprire un’indagine per aiuti di Stato. Contro questa possibilità, però, sono scese in campo le aziende europee, che temono contraccolpi per le loro attività nel paese (Leggi articolo Key4biz).

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