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Telecom Italia. Nuova fase di investimenti e crescita. Franco Bernabè: ‘Azienda metafora del Paese’

Italia


Telecom Italia è entrata in una nuova fase di rilancio, all’insegna “della ripresa degli investimenti e della crescita”: lo ha affermato il presidente Franco Bernabè aprendo stamani a Rozzano l’assemblea di bilancio dell’azienda.

In questa fase, ha spiegato Bernabè la società si concentrerà sulle opportunità legate “ai mercati dell’America Latina e ai servizi abilitati dalle nuove reti”, senza dimenticare l’obiettivo di riportare il debito a 27,5 miliardi di euro entro la fine del 2012, dai 30,31 miliardi di marzo 2012.

Per Bernabè, la situazione dell’azienda rappresenta la ‘metafora’ dell’Italia e testimonia che investimenti e contenimento dei costi non sono necessariamente in antitesi: “austerità e crescita possono coesistere”, ha detto, sottolineando che Telecom Italia ha “un rapporto debito/fatturato molto simile a quello debito/Pil dell’Italia”, così come sono simili i problemi di efficienza e di governance.

“Con il consiglio abbiamo lavorato molto e in maniera seria perché tutto questo possa essere superato” e anche il Paese dovrebbe seguire questo esempio per arrivare a reali prospettive di rilancio, dei consumi e del morale dei cittadini.

 

In vista dell’odierna assemblea degli azionisti Telecom Italia, chiamata ad approvare il bilancio al 31 dicembre 2011, il Financial Times ha dedicato ieri un articolo alla situazione dell’operatore italiano e del suo presidente, Franco Bernabè, (ri)chiamato alla difficile sfida della crescita e del risanamento dei debiti.

Un fardello da oltre 30 miliardi di euro, eredità dell’Opa ostile lanciata da Olivetti nel 1998 e a cui Bernabè si era vanamente opposto, col risultato di dover lasciare l’azienda.

E dire che all’epoca, nel 2003, Marco Tronchetti Provera aveva assicurato che l’esposizione finanziaria del gruppo a 40 miliardi di euro – dovuta al trasferimento dei debiti Olivetti su Telecom – sarebbe tornata ai livelli di fine 2002 in 18 mesi.

 

Una situazione ‘ironica’, la definisce il quotidiano della City: l’uomo che a quella fusione si era opposto ora è tornato per risanare i debiti lasciati da quella operazione, all’epoca appoggiata dal governo.

 

“Per molto tempo, le persone sono state intossicate dai debiti, considerandoli una risorsa non una passività – ha dichiarato Bernabè al FT – quasi come se chi non aveva debiti non fosse in una situazione ottimale”.

“Questo – ha aggiunto – ha creato enormi distorsioni. Ora il premio per il rischio è stato riportato dove dovrebbe essere”.

 

Un target che potrà essere raggiunto, ha spiegato, grazie alla generazione di cassa attesa nei prossimi mesi e alla cessione di alcuni asset di TI Media come La7, già messa in vendita, il cui valore si aggira attorno ai 160 milioni di euro (leggi articolo Key4biz).

“Telecom Italia media ha un valore e non ho timore a venderla. Abbiamo aspettato fino a ora per avere migliori condizioni di vendita. Oggi ritengo che vi sia interesse e che possa essere venduta a un prezzo buono”, ha riferito Bernabè al FT e stamani, in apertura di assemblea ha affermato che il ricavato della vendita di Telecom Italia Media fornirà a Telecom “un contributo” agli investimenti sulle reti di nuova generazione in America Latina e in Italia.

 

La cessione rientra nel percorso di cessione delle attività non strategiche, in cui sicuramente non rientrano la divisione argentina – nonostante i timori legati alla recente nazionalizzazione della società petrolifera YPF, controllata dalla spagnola Repsol – e quella brasiliana, che mantengono forti livelli di crescita.

Sul Brasile, in particolare, si tengono gli occhi puntati, dopo le recenti dimissioni del’Ad Luca Luciani legate al coinvolgimento del manager nell’inchiesta sulle false Sim (Leggi articolo Key4biz). Questioni che, ha chiarito Bernabè, non riguardano in alcun modo la controllata Tim Brasil.

Luciani ha ottenuto una ‘buonuscita’ di 4,4 milioni di euro, ha riferito Bernabè che – pur senza entrare nel merito delle vicende e dei capi di accusa – ha sottolineato che Telecom Italia ha deciso di scindere il proprio futuro da quello di Luca Luciani proprio perchè l’azienda non accetta nessun compromesso sui principi etici e sul comportamento dei manager del gruppo, che “non deve dare adito a dubbi o sospetti di alcun genere”.

 

E proprio per questo, il presidente ha annunciato che sarà convocata un’assemblea per proporre agli azionisti di avviare un’azione di responsabilità dei confronti dell’ex vicepresidente e amministratore delegato, Carlo Buora, e dell’ex amministratore delegato Riccardo Ruggiero, entrambi oggetto di indagini il primo nell’ambito della vicenda sulla security interna, il secondo coinvolto nell’inchiesta sulle false sim.

“Il consiglio di amministrazione del 9 maggio – ha affermato Bernabè nel corso dell’assemblea – ha deciso di porre in essere nei confronti di Carlo Buora un atto interruttivo della prescrizione che scadrebbe il 3 dicembre 2012″. Un atto, questo, “…propedeutico all’esercizio dell’azione di responsabilità che sarà inserita all’ordine del giorno in apposita assemblea”. Un decisione analoga è stata presa, sempre nel corso dell’ultima riunione del board, per Riccardo Ruggiero.

 

Sulla base delle valutazioni e elementi acquisiti frutto del lavoro di Deloitte, Telecom valuterà tutte le “iniziative opportune, ivi incluso esercizio di azione di risarcimento verso ex amministratori, nelle forme e nelle modalità disponibili”.

 

Riguardo, invece, Telecom Argentina, Bernabè si è detto fiducioso sul fatto che i rapporti col governo argentino sono “sani e trasparenti” e proteggeranno Telecom Italia da una possibile nazionalizzazione di Telecom Argentina, la seconda compagnia telefonica del paese, controllata per un quinto dal gruppo italiano.

 

Relativamente alla remunerazione degli azionisti, secondo Bernabè è possibile ipotizzare un aumento del dividendo a partire dal 2014, una volta conseguiti  gli obiettivi di riduzione del debito netto a 27,5 miliardi e 25 miliardi di euro, previsti rispettivamente per fine 2012 e per fine 2013, Quel che è certo è che l’ammontare del dividendo non scenderà sotto la soglia minima di 4,3 centesimi per le ordinarie e 5,4 per le risparmio, proposta per il 2012.

 

Bernabè, che presiede anche l’associazione GSMA, ha dichiarato al FT di attendere una nuova ondata di consolidamento nel mercato delle telecomunicazioni europee e ha affermato di considerare molto positiva l’offerta da 3,2 miliardi presentata dal magnate messicano Carlos Slim sull’operatore olandese KPN. Slim aveva provato a entrare anche in Telecom Italia nel 2007, ma alla sua offerta fu preferito l’ingresso degli spagnoli di Telefonica, attualmente i principali azionisti con una quota di circa il 10%.

Se l’offerta di Slim sarà accettata, “l’operazione – ha detto – potrebbe fungere da catalizzatore per altri accordi simili in Europa”.

 

Anche una recente analisi di Idate sottolinea che in Europa ci sono troppi operatori (160) e questo rappresenta un ostacolo alla competitività del settore e al mercato unico (Leggi articolo Key4biz).

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