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Tra Rete e proposta politica: Beppe Grillo, il Robespierre che non piace agli intellettuali

Italia


Populista, mafioso, buffone, saltimbanco, mafioso” più si continua a insultare Beppe Grillo più egli può permettersi di non concedere interviste e ingrassare la sua fama mediatica.

Che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.

C’è bisogno di contraddittorio? No. Perché gli italiani sono così maldisposti psicologicamente nei confronti dei partiti e dei politici che il primo comico, intellettuale, panettiere, giovane, vecchio, nobile o borghese che arrivi a vessare la classe dirigente, e che da essa venga insultato, balzerà subito agli onori della cronaca.

I giornalisti blasonati, come quelli meno conosciuti, hanno contribuito enormemente al trionfo di Grillo nelle scorse amministrative.

 

Il nostro ha saputo sapientemente approfittare degli insulti e denigrazioni facendo la vittima sui suoi blog e social network. Più veniva criticato, più le stesse critiche lo foraggiavano. ” …Se mi insultano è perché voglio togliergli dei privilegi, si spaventano e questo dimostra che sono in torto…“, questo è il messaggio che ha mandato continuamente Grillo.

Unito a questo è il suo partire in camper, come si faceva una volta, cantare, far battute, urlare lo sdegno contro sperequazione e ruberie , aizzare la folla già prostrata da crisi, suicidi e ruberie politiche e il gioco è fatto. 

 

Grillo non mi piace, ma questo non conta.

 

Mi sono informata e ho rilevato che i “grillini”, nome terribile ma che va perla maggiore, dove sono presenti fanno bene.

Mi sono informata, pur criticando la volgarità di Grillo e ho visto che se solo i partiti avessero proposto uno dei vari punti del programma di Grillo, sarebbero risaliti immediatamente nei sondaggi.

 

Il problema italiano non sono i partiti, possiamo cambiar nome e chiamarli movimenti, possiamo rifargli il make-up ma dal momento che arrivi a governare la cosa pubblica tu fai politica bella e buona.

Ma Grillo, pur facendo politica e delle migliori, a livello di strategia comunicativa, è riuscito a far passare il messaggio populista (poiché incorretto) che il problema sociale, la piaga odierna sono i partiti.

Nulla di più errato.

 

Un’associazione volta alla gestione della cosa pubblica fa politica, non si può immaginare la politica, che non è una parolaccia ma deriva dall’etimo greco: polis logos, ovvero discorso, gestione della polis, senza un’associazione di persone.

Ora il problema è in che modo questa associazione, che sia movimento o partito, si struttura.

 

E qui Grillo ha ragione: non serve abbattere il concetto associativo, bisogna riformare le strutture dei partiti.

La struttura malsana dei partiti politici così come sono fatti ha portato a questi mali evidenti: verticismi, dinosauri al potere, politici divecchia datache fanno trasformismo, finanziamenti usati per scopi personali, carriera politica così lunga da creare lobbies autoreferenziate, nepotismi, cordate corporative di potere, clientelismi. L’elenco sarebbe infinito.

Questi sono dati lapalissiani, non servono analisti, sociologi o psichiatri per capirlo, me lo spiegherebbe bene anche mia nonna, fosse ancora viva, perché fino all’ultimo sapeva far di conto al mercato molto meglio di me che sono laureata.

Quindi il messaggio chiaro e forte è questo: denigrare non serve, anzi è controproducente.

 

Gli intellettuali e anche gli scrivani di regime, in questo momento, più tacciono meglio è perché l’ignoranza di questi giorni va di moda e quando le grandi firme si espongono, sanno di spocchia e di vecchio, sanno di protezionismo. 

 

Il Pd se non ha fatto un tonfo questa volta è perché il Pdl è caduto a picco e la Lega gli ha regalato un assist.

Non i partiti, ma i gerontofili che li presiedono devono accettare il fatto che è finita: come afferma Gramellini oramai c’è un fastidio fisico nei loro confronti.

Gli italiani sono disgustati, odiano. 

 

Immaginate un matrimonio oramai alla frutta e come ci si sente a finire ancora al letto con quella persona e non poter cambiare letto: come minimo si va a dormire sul divano.

Grillo è stato ed è per ora, questo divano dove gli italiani schifati ed esasperati vanno a dormire per non trovarsi nel letto i vecchi politici.

Ma non si può dormire tuttala vita suun divano.

Ci vuole un bel letto, morbido, comodo e rassicurante, con strutture forti.

 

Il messaggio è: ristrutturatevi ora, finché c’è tempo o a non dormir più sonni tranquilli non saranno più gli italiani ma voi. 

 

 

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