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Digital Agenda: Franco Bernabè a Bruxelles chiede più flessibilità e ribadisce i rischi del calo dei prezzi del rame

Italia


Maggiore flessibilità per la regolazione delle reti in fibra almeno nelle aree dove vi è maggiore competizione. E’ quanto ha chiesto ieri a Bruxelles il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè, a margine degli incontri tenuti con il Commissario Ue per l’Agenda Digitale, Neelie Kroes e con il presidente del Berec George Serentschy.

Per accelerare il roll-out della fibra ottica, è necessario, secondo Bernabè, introdurre criteri di ‘esenzione’ rispetto a specifici obblighi, tra i quali il rigido vincolo dell’implementazione del principio di orientamento al costo.

Come è stato più volte ribadito dai rappresentanti dell’industria, infatti, il puro orientamento al costo, minaccerebbe la possibilità degli operatori di differenziare i prezzi, sia all’ingrosso che al dettaglio, e la possibilità di offrire servizi che si adattino alle esigenze e alle richieste dei consumatori.

 

In un settore in continua evoluzione e permeato da esigenze differenti in fatto di connettività è quindi essenziale “trovare un equilibrio tra concorrenzialità del mercato e necessità di favorire gli investimenti”, ha aggiunto Bernabè, ricordando che, per andare incontro alla domanda dei consumatori, va bene il focus sulla fibra ottica,  ma dovrebbe essere preso in esame e perseguito tutto l’insieme delle tecnologie a larga banda. Ribadendo quanto più volte affermato anche dalla Kroes, Bernabè ha infatti sottolineato che per raggiungere gli obiettivi della Digital Agenda bisogna guardare ad “un mix di tecnologie”, dalle reti in rame hanno ancora un ruolo di primo piano, anche grazie a nuove soluzioni come il ‘vectoring’, alle reti in fibra, passando dalle tecnologie wireless LTE e dal cavo.

 

Tornando sulla questione della paventata riduzione dei prezzi di accesso alla rete in rame, Bernabè ha quindi, parlato anche della necessaria ‘prevedibilità’ della “regolazione del prezzo di accesso all’ ingrosso alle reti”.

Apportare cambiamenti agli attuali modelli di pricing, basati sull’ orientamento al costo, comporterebbe “danni enormi per l’intera industria delle telecomunicazioni”, ha affermato, sottolineando che “…abbassare artificialmente il prezzo di accesso alle reti in rame non solo non aumenterebbe gli investimenti in fibra, ma danneggerebbe l’ intera capacità d’investimento del settore”.

Questo perchè, da un lato “gli operatori alternativi non avrebbero incentivi ad investire per una concorrenza basata sulle infrastrutture”, dall’altro “il cliente finale, con prezzi più bassi del rame, vedrebbe una limitazione della sua libertà di scelta e non sarebbe motivato a scegliere un piattaforma innovativa dal punto di vista tecnologico e dei servizi”.

 

Il presidente di Telecom ha infine riportato all’attenzione di Bruxelles un tema ‘caldo’ dell’attuale dibattito italiano sulle tlc, ossia la norma sull’accesso disaggregato alla rete, che non pochi dubbi ha sollevato anche in sede europea. Bernabè ha insistito sulla necessità di tutelare l’indipendenza dei regolatori ai quali viene chiesto di aprire una riflessione sul rischio d’investimento.

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