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Accesso disaggregato: la Ue non esclude procedura d’infrazione contro l’Italia

Italia


Si fa attendere la risposta dell’Italia alle due lettere inviate da Bruxelles in merito alle nuove norme sull’accesso disaggregato e al loro impatto sull’indipendenza del regolatore italiano per le tlc.

La prima richiesta di informazioni era stata inviata a marzo: nella lettera, che chiedeva chiarimenti sugli effetti che tale norma avrebbe avuto sulle competenze dell’Autorità  di regolazione (Agcom) di definire i provvedimenti a seguito dei problemi identificati sui mercati di telecomunicazioni,  la Ue indicava che un provvedimento legislativo nazionale che avesse ristretto la capacità  d’intervento delle Autorità  indipendenti sarebbe stato incompatibile con le regole comunitarie in materia di telecomunicazioni.

Il secondo richiamo all’Italia è arrivato ad aprile, con una lettera in cui Bruxelles sottolineava che l’incompatibilità della norma approvata dal Parlamento con le direttive Ue deriverebbe dal fatto che essa pregiudicherebbe l’indipendenza dell’Autorità nell’esercizio dei suoi poteri, come previsto dalla direttiva quadro, secondi cui le Autorità indipendenti non devono prendere istruzioni da nessun organo nel loro esercizio di regolazione del mercato.

 

Secondo quanto riferito dal portavoce del commissario all’Agenda digitale Neelie Kroes, Ryan Heath, “la Commissione ha chiesto alle autorità italiane un chiarimento che assicuri la compatibilità dell’emendamento con la legislazione europea. Se la Commissione non verrà rassicurata dalle spiegazioni fornite potrebbe considerare di aprire una procedura di infrazione formale contro l’Italia”, così come aveva prefigurato anche il BEREC – l’organismo che riunisce i 27 regolatori nazionali per le tlc – all’indomani dell’approvazione del provvedimento alla Camera.

 

Rispondendo alle domande dei giornalisti sullo stato del dossier, Heath ha spiegato altresì che l’esecutivo europeo sta monitorando il lavoro dell’Agcom che sarà tenuta a notificare tutte le bozze delle proprie decisioni sulla materia, sottolineando che “nel caso in cui la Commissione dovesse avere dei dubbi potrebbe considerare di sospendere per tre mesi l’implementazione delle delibere Agcom” al fine di mettere a punto insieme ad Agcom e Berec, “le misure più appropriate”.

 

Sul caso è intervenuta più volte anche il Commissario Ue per l’Agenda Digitale, Neelie Kroes, che nel suo intervento all’Italian Digital Agenda Annual Forum ha ricordato che “…una parte fondamentale del quadro giuridico comunitario è che i regolatori nazionali siano indipendenti e abbiano i poteri e la facoltà di prendere decisioni efficaci”.

Dicendosi “preoccupata” dell’impatto che il recente emendamento approvato dal Parlamento potrebbe avere sul margine di discrezionalità dei poteri del regolatore, la Kroes aveva quindi sottolineato la necessità di  “trovare un modo rapido” per risolvere i dubbi espressi dalla Commissione  “in modo da evitare ambiguità”.

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