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Facebook. Due senatori Usa chiedono l’intervento del Governo: è illegale chiedere la password agli aspiranti lavoratori

Stati Uniti


Ha fatto molto discutere la notizia secondo cui molte aziende negli Usa, nell’ambito dei colloquio di selezione, chiedono agli aspiranti lavoratori la password di Facebook come parte del processo di valutazione. Dopo l’intervento diretto del social network che ha sottolineato che si tratta di una violazione dei termini di servizio dell’azienda – “Nessuno dovrebbe essere obbligato a rivelare la password solo per ottenere un lavoro”, ha scritto sul blog ufficiale dell’azienda il responsabile della sicurezza Erin Egan – sono scesi in campo anche due senatori democratici – Charles Schumer e Richard Blumenthal –  che hanno reso noto di aver chiesto alla Commissione Pari Opportunità di esaminare la questione.

Potrebbe trattarsi, infatti, di una violazione delle leggi Stored Communications Act (SCA) o Computer Fraud and Abuse Act (CFAA).

La prima pone le comunicazioni online sotto l’ombrello del quarto emendamento mentre la CFAA impedisce l’accesso intenzionale alle informazioni memorizzate su un computer senza autorizzazione.

 

“I datori di lavoro non hanno il diritto di chiedere ai candidati le loro chiavi di casa o di leggere il loro diario. Perchè, quindi, dovrebbero chiedere la password di Facebook?”, ha affermato Schumer, spiegando che “in un’epoca in cui una parte sempre più consistente delle nostre informazioni personali e delle nostre interazioni sociali private viene messa online, è indispensabile che tutti gli individui siano autorizzati a decidere autonomamente quali informazioni personali vogliono rendere pubbliche e quali proteggere. Questo è particolarmente importante durante il processo di ricerca del lavoro, quando tutto il potere è su un lato della barricata”

 

Blumenthal ha sottolineato che ottenendo la password di Facebook, i datori di lavoro avrebbero accesso a informazioni private che in nessun caso dovrebbero essere considerate nel processo di assunzione, quali il credo religioso o l’orientamento sessuale.

“Un’indagine del Dipartimento di Giustizia e della Commissione Pari Opportunità aiuterà a porre fine a queste intrusioni e a eventuali prassi coercitive”, ha affermato Blumenthal.

 

Facebook ha sottolineato quindi che l’accesso a tali informazioni potrebbe esporre le aziende a denunce di discriminazione e non ha escluso la possibilità di chiedere l’intervento della politica per mettere fine a questa pretesa  ‘allarmante’.

Anche i due senatori, nella lettera inviata al presidente della Commissione, hanno chiesto di indagare sulla possibilità che questa prassi “possa essere utilizzata per discriminare illegalmente candidati qualificati”.

“Esortiamo la Commissione a esaminare la questione e a fornire un parere legale”, continua la lettera.

 

Oltre a Schumer e Blumenthal, pare che anche alcuni Stati – come il Maryland e l’Illinois – stiano considerando di emanare delle leggi che proibiscano simili richieste.

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