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Beauty contest: perché indire un’asta per dare alle Tv le frequenze che la Ue assegnerà alle telco?

Italia


“Non ha senso mettere a gara ora delle frequenze che, secondo l’Agenda digitale dell’Europa, le televisioni sono destinate a perdere, perché serviranno a garantire una connessione a banda larga a tutti“. E’ quanto sostiene Antonio Sassano, uno dei maggiori esperti italiani nel campo delle frequenze, in un’intervista rilasciata Prima Comunicazione.

Sassano ha seguito da molto vicino il passaggio alla Tv digitale terrestre, come consulente del ministro delle Comunicazioni ed ha disegnato quattro piani nazionali sulle frequenze, rimasti inattuati, fatta eccezione per il Piano delle frequenze digitali, fortemente sostenuto dall’Agcom, che però è stato ampiamente contestato dai broadcaster.

 

L’Agenda digitale Ue si propone di garantire una connessione a banda larga di almeno 30 Mb al secondo per tutti gli europei entro il 2020, e una connessione a 100 Mb al secondo per il 50% della popolazione.

“Per raggiungere questi obiettivi – ha sottolineato Sassano  – saranno indispensabili nuove frequenze”.

“Se effettivamente queste frequenze dovranno essere cedute dalle televisioni alle telecomunicazioni, un Paese serio deve definire già da oggi una strategia che preveda le modalità e le tappe di questa transizione, una strategia condivisa con le imprese e gli altri attori del mercato. Anche perché nella banda 700 MHz non ci sono solo le Tv locali ma anche Mediaset e Telecom Italia. Per di più ne fanno parte anche le frequenze 54, la 55 e la 58 e 59 che erano destinate al beauty contest”.

 

Ricordiamo che per decisione del Ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, la decisione sul beauty contest, che avrebbe dovuto assegnare gratuitamente le frequenze digitali ai principali gruppi televisivi, è stata sospesa per definire meglio la situazione e prendere una decisione definitiva per fine marzo (Leggi Articolo Key4biz).

La decisione, ha spiegato il Ministro, è stata presa in virtù delle mutate condizioni di mercato e delle tecnologie che avevano dato vita al beauty contest e anche perché non è pensabile, di fronte ai sacrifici richiesti agli italiani, che un bene di Stato possa esser concesso gratuitamente.

 

Il 14 febbraio il Parlamento Ue ha approvato la Raccomandazione sul programma quinquennale relativo alla politica in materia di spettro radio (Leggi Articolo Key4biz).

Si tratta di un accordo con i governi nazionali sul modo migliore per riallocare le frequenze liberate dal passaggio dalla televisione analogica a quella digitale per nuovi usi, quali i servizi mobili a banda larga.

Sulla base dell’accordo, dal 1° gennaio 2013 la banda 800 MHz attualmente utilizzata dalla Tv dovrebbe essere liberata in tutti gli Stati membri per i servizi wireless.

Ciò contribuirà a creare un mercato paneuropeo delle telecomunicazioni, dove i nuovi servizi saranno in grado di creare opportunità e crescita per i 500 milioni di consumatori europei.

Su richiesta del Parlamento e in base alla normativa già approvata dai governi nazionali, quindi, entro il 2015, dovrebbero essere assegnati al traffico dati mobile almeno ulteriori 1200 MHz.

 

Inoltre a Ginevra, alla World Radiocommunication Conference 2012 (WRC-12) dell’ITU, i delegati hanno trovato un’intesa che consentirà di autorizzare i Paesi ad assegnare una parte delle frequenze (694-790 MHz), precedentemente usate dalla televisione, alle telco per i servizi di banda larga mobile (Leggi Articolo Key4biz).

 

Queste le ragioni fondamentali per cui Sassano ritiene che non abbia senso mettere a gara adesso quelle frequenze che le televisioni sono destinate a perdere: “La soluzione alla quale penso tiene conto che queste frequenze dovranno essere liberate, ma raggiunge questo risultato attraverso un paziente lavoro di riordino dello spettro. Un lavoro che va fatto avendo chiarito a monte la posizione del governo su come usare le frequenze del beauty contest”.

Di conseguenza andrebbe sospeso anche il passaggio al digitale terrestre: “Bisogna fermare le macchine – ha concluso Sassano -, per riallineare le molte carte che sono ancora sparpagliate sul tavolo. Questa è la mia proposta”.

 

Nei giorni scorsi, Sassano ha parlato di far west dell’etere e dalle pagine del Corriere della Sera denunciato che le frequenze in attesa di assegnazione, pur essendo state dichiarate dal ministero dello Sviluppo economico ‘indisponibili’, sono ‘occupate’ da emittenti locali e dalla Rai, tranne una, il canale 58, che in via sperimentale era stato assegnato a Mediaset.

Alla denuncia di Sassano ha fatto seguito un’interrogazione al ministro Corrado Passera da parte di Paolo Gentiloni.

 

Tra i casi più eclatanti – spiega l’esponente PD – la Lombardia, dove i canali 25, 54 e 55 sono utilizzati, rispettivamente, dalle emittenti Telemilano e Più Blu e Più Blu2 nel principale sito servente della Lombardia (Valcava – 10 milioni di utenti potenziali); il canale 28 è utilizzato dall’emittente Solregina Po nel principale sito che serve Milano e la Lombardia occidentale (Monte Calenzone – 7 milioni di utenti potenziali); i canali 23, 55 e 59 sono utilizzati, rispettivamente, dalle emittenti CanaleZero, IdeaTV e IESTv nel principale sito che serve la provincia di Roma (Monte Cavo – 4 milioni di utenti potenziali) mentre i canali 54 e 59 sono utilizzati, rispettivamente, dalle emittenti TeleCapri HD e TV Capital nel sito che serve la città di Napoli (Monte Faito – 6 milioni di utenti potenziali). Infine il canale 24 è utilizzato dalla concessionaria del Servizio Pubblico (Rai) in tutto il Friuli e nel principale sito che serve la città di Bologna”. 

“La sola eccezione è costituita dal canale 58, che il ministero aveva assegnato sperimentalmente a Mediaset, che dallo scorso autunno – sospeso l’utilizzo Mediaset – non è stato utilizzato da nessuno”, segnala Gentiloni, che ha chiesto al ministro Passera “se e in quali date il ministero abbia autorizzato l’uso” di tali frequenze, “quando saranno liberate e se i costi di liberazione saranno a carico dell’amministrazione pubblica”.

 

Domande di un certo rilievo se si pensa ai 175 milioni di risarcimento, su 400 milioni chiesti, ottenuti dalle emittenti locali per liberare le frequenze aggiudicate agli operatori mobili nel corso della recente asta, che ha portato nelle casse dello Stato quasi 4 miliardi di euro.

Risarcimenti che andrebbero a cadere ‘a pioggia’ sulle emittenti locali senza, quindi, alcuna differenziazione tra una qualsiasi antenna Tv e vere e proprie imprese televisive (Leggi Articolo Key4biz). Un elemento, questo, che ha causato non poco malcontento e spinto Sandro Parenzo, editore del gruppo televisivo Mediapason, che comprende anche Telelombardia, a comprare un’intera pagina del Corriere della Sera per spiegare le sue ragioni.

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