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Stato dell’Unione: Barack Obama invita a riportare il lavoro negli Usa ma Apple sale sulla vetta di Wall Street grazie alla Cina

Stati Uniti


Apple ha fatto i titoli di molte prime pagine economiche grazie a risultati finanziari record, che hanno permesso alla società di superare la capitalizzazione di Borsa della società petrolifera Exxon, macinando utili per un miliardo di dollari a settimana.

Ora, la società siede su una fortuna di quasi 100 miliardi di dollari (97,6 miliardi, per l’esattezza): potrebbe comprare, volendo, Dell, Yahoo, Motorola Mobility, Activision Blizzard, Best Buy e Netflix tutte insieme, pagando un premio del 10%. Un tesoro che supera di 8 volte la cassa di Boeing (11.3 miliardi di dollari) e doppia quella di Google (44,6 miliardi).

Il fatturato di 46,33 miliardi supera il prodotto interno lordo di 105 paesi (stando ai dati 2010 della Banca Mondiale) e si attesta sui livelli di PIL della Tunisia o della Slovenia o di quello, combinato, di Giamaica, Islanda, Bahams, Haiti, St. Lucia, Maldive, Antigua e Grenada. Supera, tanto per dare un altro po’ di prospettiva, i ricavi trimestrali delle 5 maggiori compagnie aeree americane (United Continental, Delta, US Airways, American Airlines e Southwest) messi insieme.

L’utile registrato dalla società – di 13,6 miliardi – equivale più o meno ai profitti trimestrali di Google, Microsoft, Yahoo e Intel messi insieme e si piazzano al secondo posto negli Usa dopo quelli ottenuti da Exxon nel terzo trimestre 2008 (14,8 miliardi). Anche la capitalizzazione – 416,38 miliardi – è di poco inferiore a quella del gigante petrolifero, che si attesta a 419,26 miliardi.

 

All’indomani della presentazione dei risultati, in molti hanno fatto notare la concomitanza tra questo evento e il discorso sullo stato dell’Unione tenuto dal presidente Barack Obama. Una coincidenza curiosa, soprattutto perchè poco dopo che il presidente aveva ribadito l’importanza di riportare negli Usa i posti di lavoro nel settore manifatturiero, Apple ha annunciato il suo trimestre più redditizio, caratterizzato da margini lordi del 45%, possibili proprio perchè la compagnia i suoi popolarissimi gadget li produce in Cina.

 

In un recente articolo del New York Times, si citano alcuni studi secondo i quali se l’iPhone fosse prodotto negli Usa costerebbe almeno 65 dollari in più (Leggi articolo Key4biz). Apple, o qualunque altra azienda, non potrebbe inoltre disporre di lavoratori disponibili H24, come quelli delle citta-fabbrica cinesi.

Calcola, quindi, CBS News che i livelli di produzione raggiungibili in Cina permettono di realizzare 10 mila iPhone al giorno, quindi 417 all’ora.

Se si conta che negli Usa un’ora di lavoro costa 20 dollari in più a dipendente rispetto alla Cina, sui 73 milioni di iPhone venduti nell’ultimo trimestre i costi aggiuntivi sarebbero stati di poco inferiori a 1,5 miliardi, o l’11,2% dei profitti.

Un ‘fardello’ che avrebbe lasciato Apple con profitti di 11,6 miliardi, abbastanza per battere le stime degli analisti senza aumentare il costo del dispositivo di un solo cent.

Ma la consuetudine di esternalizzare la produzione permette a Apple, e non solo, anche di esportare i problemi della forza lavoro, demandando ad altri la soluzione di questioni quali i salari miseri, la sicurezza dei lavoratori, l’impatto ambientale.

Secondo un rapporto sempre del NYT, ad esempio, diversi manager della società avrebbero riferito che Apple non si occupa come dovrebbe – e come dice di fare – della condizione dei lavoratori in Cina, spesso sottoposti ad orari e ambienti non certo salutari per soddisfare le esigenze di velocità ed efficienza pretese dalle società occidentali.

Ad esempio, in seguito a un’esplosione causata da polvere di alluminio, Apple non ha fatto nulla per migliorare le condizioni di aerazione degli stabilimenti e questo, presumibilmente, ha provocato un’altra esplosione in un altro stabilimento. Un esperto in sicurezza citato dal NYT ha parlato di ‘evidente negligenza’ di Apple (Leggi In China, Human Costs Are Built Into an iPad).

 

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione, Obama ha quindi sottolineato l’importanza dell’istruzione, ribadendo più volte che una migliore formazione scolastica permetterebbe ai giovani americani di trovare un lavoro migliore. Una convinzione che potrebbe essere vera per altri settori, ma forse non per l’hi-tech, dove ormai il profitto si fonda sulla vendita di prodotti costosi e con ampi margini di guadagno, realizzati con il minor numero possibile di operai.

Nel settore IT, poi, la pressione è molto forte anche per i lavoratori più istruiti come i designer, i programmatori, gli ingegneri, tutte occupazioni piagate dall’outsourcing. L’istruzione, insomma, serve poco se le aziende trovano continuamente nuovi metodi per produrre con un numero sempre minore di dipendenti.

E questo è senza dubbio un problema globale: anche Foxconn ha annunciato l’intenzione di integrare 1 milione di robot nella produzione da qui a tre anni.

 

È, insomma, un cane che si morde la coda e la soluzione difficilmente potrà essere trovata se le aziende non vorranno essere parte di questa soluzione, rinunciando un po’ del loro profitto per creare una società in cui anche i loro dipendenti possano, se non proprio arricchirsi, almeno vivere dignitosamente.

 

Un dipendente Foxconn – l’azienda cinese che assembla i prodotti Apple – avrebbe intanto riferito al sito 9to5Mac che l’iPhone 5 sta per entrare nella fase di produzione. La fonte, spiega il sito, ha raccontato che stanno già circolando diversi prototipi, che differiscono leggermente l’uno dall’altro per cui è impossibile, a questo stadio, stabilire quale sarà il ‘prescelto’.

Questi prototipi, tuttavia, hanno qualcosa in comune. Dettagli che probabilmente caratterizzeranno il prossimo gioiellino di casa Apple. Tra questi, lo schermo da 4 pollici o più (prodotto da LG su almeno uno dei prototipi) e la sicurezza che nessuno dei dispositivi è ‘a goccia’ e nessuno riprende la forma del prede cedente 4S.

Questi dettagli – riferisce ancora 9to5Mac – erano già trapelati in un report di iLounge, ma quello che è importante notare è che probabilmente il dispositivo sarà prodotto entro l’estate, a distanza di meno di un anno dal lancio dell’iPhone 4S. E sarebbe la prima volta che tra un lancio e l’altro passerebbe così poco tempo.

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