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Megaupload: pirateria ma anche tentata estorsione e riciclaggio. Si inasprisce la battaglia su SOPA e PIPA dopo intervento di Anonymous

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Mentre si ingrossano le file mondiali della protesta contro le due leggi antipirateria, SOPA e PIPA, al vaglio del Congresso USA e si registrano le prime defezioni tra i Repubblicani, ecco che arriva una notizia destinata ad accedere gli animi dei più fervidi sostenitori dei provvedimenti.

Nella notte tra giovedì e venerdì l’Fbi ha chiuso il sito Megaupload, uno dei più grandi archivi online di film, musica e software, e arrestato il suo ideatore.

In segno di protesta contro il provvedimento disposto dall’Fbi, Anonymous ha attaccato il sito del Dipartimento di giustizia degli USA e quelli di Recording Industry of America, Motion Picture Association of America e Universal Music.

Secondo alcuni osservatori l’attacco ‘isterico’ di Anonymous non farà che accendere ulteriormente il confronto sulle due leggi antipirateria e a far dire ai suoi sostenitori che gli oppositori non sono in realtà mossi dalla nobile tutela della libertà del web ma solo dal coprire gli interessi di chi vuole continuare a ‘rubare’ online le opere protette da copyright, ‘proprio adesso che si stava trovando una soluzione concertata’.

 

Anonymous infatti non s’è fermato solo all’attacco di questi siti che ieri pomeriggio risultavano oscurati. A quanto si legge su Twitter pare che l’organizzazione si stia dando da fare per ripristinare un backup del network. Anonymous ha Infatti fatto sapere dal proprio account che Megaupload è tornato sotto nuovo nome – Megaupload.bz – e che non è finita. Il messaggio del tweet è BREAKING – MEGAUPLOAD IS BACK, NEW #MEGAUPLOADSITE – http://megavideo.bz/ | #megaupload #opmegaupload“.

E una critica a SOPA e PIPA è arrivata anche dal Commissario Ue per la Digital Agenda, Neelie Kroes, che su Twitter ha scritto: “Non abbiamo bisogno di una cattiva legge, ma piuttosto di protezione per una rete aperta”.
“La regole di Internet devono essere effettive, proporzionate e preservare i vantaggi di una rete aperta“, ha detto in un secondo messaggio, in risposta alla chiusura di Megaupload.
In un terzo messaggio: “L’eccesso di velocità è illegale, ma non si possono mettere dei dossi su una autostrada”.
La Kroes non intendeva criticare l’azione delle Autorità americane contro Megaupload, accusato di violazione del diritto d’autore, ha spiegato il suo portavoce, ma voleva esprimere la sua preoccupazione di fronte a un’azione unilaterale che ha conseguenza globali: la chiusura di Megaupload ha penalizzato tutti i suoi clienti sparsi per il mondo, anche coloro che utilizzano la piattaforma per stoccare file legali.

Il Senato Usa ha intanto deciso che non voterà martedì prossimo su PIPA. Il capogruppo della maggiornaza democratica al Senato, Harry Reid, ha detto che “alla luce degli eventi recenti ho deciso di rinviare il voto di martedì“. Un nuovo voto non è stato ancora messo in calendario.

“Non ho nulla da nascondere“, s’è giustificato il fondatore di Megaupload Kim Dotcom, noto alle forze dell’ordine anche come Kim Schmitz e Kim Tim Jim Vestor.

L’uomo, un tedesco di 37 anni, residente in Nuova Zelanda dove è stato arrestato, ora rischia fino a 50 anni di prigione.  

Con lui sono state fermate altre 7 persone del gruppo Mega Conspiracy, con l’abuso di aver commesso reati informatici che hanno prodotto 500 milioni di dollari di perdite per i detentori dei diritti.

Per l’Fbi e il Dipartimento della Giustizia si tratta di uno dei più grossi casi di violazione del diritto d’autore mai registrato negli Stati Uniti.

Gli accusati, secondo l’Fbi, avrebbero guadagnato qualcosa come 175 milioni di dollari di profitti da quest’attività illegale

In Virginia, Megaupload e Vestor, un società collegata al caso, sono accusati anche di tentata estorsione e riciclaggio di denaro, reati punibili con 20 anni di carcere.

 

Ha invece espresso grande soddisfazione per il provvedimento della giustizia americana, il Presidente Nicolas Sarkozy, che in Francia ha avviato una dura battaglia al downloading illegale ed è stato uno dei maggiori sostenitori della controversa legge Hadopi.

“Questo servizio – ha commentato Sarkozy – metteva a disposizione in modo illegale  opere protette dal diritto d’autore, permettendo ai suoi promotori di realizzare profitti criminali, sotto forma di revenue pubblicitarie o attraverso gli abbonamenti degli utenti”.

Il Capo di Stato ha sottolineato che “la lotta contro i siti di downloading diretto o streaming illegale, che basano il loro modello commerciale sulla pirateria delle opere, costituisce una necessità imperativa per la preservazione della diversità culturale e della creazione”.

“Questo tipo di operatori mettono in crisi il finanziamento delle industrie culturali”, ha detto il Presidente, aggiungendo “che è arrivato il momento di avviare una collaborazione attiva tra le autorità giudiziarie e di polizia dei diversi Stati” per fermare la proliferazione di questo tipo di attività.

In merito alla chiusura di Megaupload, Enzo Mazza, Presidente Fimi-Confindustria, ha invitato Google e Wikipedia a riflettere sulle loro battaglie per le libertà digitali visto che “così difendono aziende criminali come Megaupload“.

Ma vediamo più specificatamente come funziona Megaupload. Tecnicamente si presenta come un grande store dove gli utenti possono archiviare file troppo grandi da spedire via posta elettronica per condividerli privatamente con altre persone. Un uso del tutto legittimo, apparentemente, ma la maggior parte degli utenti lo usano anche per caricare file protetti da copyright e poi diffonderne i link per scaricarli su forum e blog, mettendo di fatto in piedi un giro di contenuti pirata. Megaupload guadagna vendendo pubblicità sulle sue pagine e facendosi pagare da gli utenti che vogliano scaricare più di un certo numero di file a velocità più elevata.

 

In un comunicato pubblicato poco prima della chiusura, Megaupload definiva ridicole le accuse di violazione del copyright, affermando che “la stragrande maggioranza del traffico generato dal sito è legale”.

Di tutt’altro avviso il Dipartimento di Giustizia, secondo il quale Megaupload “ha riprodotto e distribuito illegalmente su larga scala copie illegali di materiale protetto da copyright, tra cui film – anche prima dell’arrivo in sala – musica, programmi televisivi, libri elettronici e software. Le accuse nei confronti degli indagati sono pesanti: associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto d’autore“.

“Con la chiusura di Megaupload e Megavideo si segna un importante risultato nei confronti della lotta alla pirateria e soprattutto nello sviluppo dei contenuti digitali legali“, ha commentato in una nota la FIMI.

In Italia circa 6 milioni di persone utilizzano i cyberlocker e megaupload era di gran lunga il cyberlocker più usato, con circa 1,7 milioni di utenti, contro i 990 mila di eMule. Tra i servizi potenzialmente illegali utilizzati per scaricare musica e altri contenuti digitali, i cyberlocker ricoprono una posizione rilevante, preceduti solo da BitTorrent, con 8 milioni di utenti. Al terzo i servizi di p2p con 1,2 milioni di utenti.

 

Solo nel 2011, i file disponibili sui principali cyberlocker, segnalati da siti pirata italiani, erano più di 800 mila, con il rischio di generare decine di milioni di download illeciti. Megaupload spesso veniva utilizzato per veicolare copie illegali di album non ancora rilasciati ufficialmente (pre-release). In Italia per esempio, i due casi più eclatanti di diffusione illecita di materiale non ancora ufficiale, hanno riguardato il brano di solidarietà “DOMANI 21.04.09”  Artisti Uniti per l’Abruzzo e l’album di Laura Pausini, “Inedito”.

 

“Dopo i noti blocchi di Pirate Bay e BTJunkie, la chiusura di Megaupload, rappresenta un segnale forte e lancia un messaggio chiaro ed inequivocabile alle altre piattaforme che offrono servizi simili”, ha ribadito FIMI.

In Italia il mercato della musica digitale legale nei primi 9 mesi del 2011, ha raggiunto il 23% con un fatturato di quasi 19 milioni di euro ed una crescita, rispetto allo stesso periodo dall’anno precedente, del 17%.

Secondo i dati IFPI a livello mondiale, nel 2010 sono oltre 13 milioni le tracce disponibili negli store digitali legali ed oltre 400 le  piattaforme che vendono musica online in tutto il mondo. Esiste quindi un’offerta lecita, ampia  e diversificata, messa ancora a dura prova, in Italia in particolar modo, da difficoltà e resistenze culturali ed infrastrutturali, ma soprattutto dal fenomeno della pirateria.

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