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Frequenze Tv: per l’Agcom, H3G non può usare le frequenze DVB-H per fare la ‘tv classica’

Italia


L’Agcom avrebbe dato oggi parere negativo al Ministero dello Sviluppo economico, riguardo alla possibilità per H3G di usare le frequenze DVB-H per veicolare anche programmi televisivi tradizionali, trasmessi in digitale terrestre. Secondo una fonte, il Consiglio avrebbe così deciso perché riterrebbe un simile provvedimento incoerente con leggi nazionali ed europee in materia. 

Nelle scorse settimane H3G s’era rivolta all’allora Ministro Paolo Romani per ottenere questa autorizzazione. Nelle ultime ore della gestione di Romani (Pdl), dalla DG Servizi di Comunicazione elettronica e di Radiodiffusione del suo ministero era infatti partita una lettera destinata all’Agcom con la quale si chiedeva “…il cambio di targa delle frequenze di H3G”.

 

Alla missiva si allegava la relazione con cui “H3G annuncia che vuole fare la televisione classica su quelle frequenze (e non più solo la tv per cellulari)”.

“Lo scorso 16 novembre – ha detto Vincenzo Novari, amministratore delegato di H3G Novari – il Ministero dello Sviluppo economico ci ha autorizzato a trasmettere provvisoriamente in DVB-T, riconoscendo ancora una volta il nostro titolo, mentre il 23 novembre l’Agcom ha fatto sapere di non aver ultimato il parere chiesto dal ministero, che il giorno dopo confermava l’autorizzazione provvisoria”.

 

H3G è parte nella causa delle frequenze televisive del DTT perché nel 2005 ha acquistato, per circa 230 milioni di euro, Mit Spa e la sua licenza nazionale televisiva in tecnica digitale (DVB-T), rilanciata dal Ministero delle Comunicazioni.

“Nel 2008 – ha spiegato Novari – il ministero delle Comunicazioni ha convertito la licenza di 3lettronica in un’autorizzazione generale, valida sia per il DVB-T che per il DVB-H. Per farla breve, il sistema normativo italiano, sia con Prodi che con Berlusconi al governo, ha riconosciuto in modo inequivocabile che le frequenze acquistate da 3lettronica sono utilizzabili sia per il DVB-T e per il DVB-H”.

Per questa ragione, la società voleva che si cambiasse destinazione d’uso alle frequenze che possiede, almeno una decina, per la trasmissione della Tv mobile su standard DVB-H (Digital Video Broadcasting-Handheld).

 

Secondo alcuni esperti si tratta infatti di una tecnologia ormai morta. E’ evidente che la diffusione del video-streaming, nell’ambito del più generale sviluppo dell’accesso mobile a Internet sulle reti 3G, ha raffreddato l’originale interesse di broadcaster e operatori mobili per il DVB-H. Nei principali paesi europei,  gli operatori che avevano avviato il servizio sono stati costretti ad uscire dal mercato e, in alcuni casi, a restituire le frequenze.

 

In Italia anche TIM e Vodafone hanno recentemente deciso di abbandonare il DVB-H, non rinnovando (o interrompendo in anticipo rispetto alle scadenze) l’accordo per la diffusione di contenuti sulla rete di Mediaset. A livello internazionale, per altro, l’interesse degli operatori mobili è decisamente orientato su tecnologie innovative di broadcasting mobile come il DVB-NGH (disponibile dal 2014) e l’IMB (Integrated Mobile Broadcast) che garantiscono una più alta interoperatività con i sistemi mobili LTE. Queste tendenze del mercato rendono estremamente rischioso riservare una porzione di spettro a uno specifico servizio e ad una tecnologia in via di obsolescenza.

 

Sull’operazione è chiamato a pronunciarsi anche il nuovo presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella.

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