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Fibra ottica: necessario aumentare i prezzi del rame per favorire gli investimenti

Europa


Un rapporto stilato da PLUM Consulting per ETNO conferma l’impatto negativo sugli investimenti che deriverebbe dalla riduzione dei prezzi di accesso alla rete in rame. L’opzione, inclusa nella consultazione lanciata a ottobre dalla Commissione europea (Leggi articolo Key4biz) avrebbe come effetto quello di ostacolare gli investimenti nelle nuove reti, sia da parte degli operatori storici che di quelli alternativi, allontanando il raggiungimento degli obiettivi della Digital Agenda.

 

Spiega infatti Brian Williamson di Plum, che “gli investimenti a lungo termine nelle reti in fibra richiedono un quadro normativo stabile e un credibile impegno di regolamentazione”.

Le discussioni su possibili cambiamenti dirompenti nella metodologia dei costi hanno già minato la fiducia degli investitori”, ha aggiunto l’analista.

 

Abbassare i prezzi del rame, continua ancora Plum, danneggerebbe inequivocabilmente gli investimenti dei new entrant, ma anche degli operatori via cavo o wireless interessati alla realizzazione di un’infrastruttura in fibra, poiché ridurrebbe i prezzi al dettaglio per l’accesso sia alle reti attuali sia a quelle di prossima generazione e quindi porterebbe a una riduzione della domanda di servizi in fibra.

Una simile misura, inoltre, ridurrebbe il flusso di cassa e quindi anche le spese di capitale in infrastrutture degli incumbent.

 

Già ad aprile, il presidente dell’executive board di ETNO, Luigi Gambardella aveva evidenziato che “La riduzione artificiale dei prezzi di accesso wholesale per le reti a banda larga in rame può danneggiare gli investimenti nelle nuove reti. Ciò è stato recentemente constatato anche dal Commissario europeo Neelie Kroes. Inoltre, l’applicazione sistematica delle obbligazioni di accesso alle nuove reti basate sul prezzo agisce come deterrente agli investimenti, poichè un elemento fondamentale che influenza gli investimenti nelle nuove reti è la domanda e la propensione e pagare del consumatore”. Infine, ha ricordato Gambardella, “non tutti i consumatori fanno lo stesso uso della banda ad alta velocità. Alcuni di essi sarebbero disposti a pagare di più per avere una velocità maggiore ed una maggiore capacità, mentre altri potrebbero avere minori esigenze”.

 

Plum consiglia dunque un aumento dei prezzi del rame che, combinato con la libertà tariffaria (per permettere una differenziazione servizio-prezzo e una evoluzione dinamica dei prezzi), produrrebbe un aumento della copertura FTTH al 30% e FTTC al 76%.

Il rapporto chiede anche di mantenere un approccio tecnologico neutrale per massimizzare il potenziale di tutte le piattaforme (fibra, rame VDSL, cavo, NGN) in grado di aiutare il raggiungimento degli obiettivi della Digital Agenda.

 

“Il rapporto Plum sottolinea che la competizione fra infrastrutture resta un traino fondamentale per l’innovazione, gli investimenti e la scelta dei consumatori, consentendo notevoli guadagni in termini di benessere economico”, ha sottolineato Ralf Nigge, presidente del Competitive Markets Working Group di ETNO.

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