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Audiovisivo: a Strasburgo Europa 7 chiede 2 mld di danni all’Italia

Italia


Dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, Francesco Di Stefano, proprietario dell’emittente televisiva Europa 7, si aspetta “una sentenza esemplare” nei confronti dell’Italia, cui “abbiamo chiesto un risarcimento di due miliardi di euro”.

All’esame della Corte di Strasburgo si stanno esaminando le condizioni delle libertà di stampa in Italia. I 17 giudici della Grande camera si dovranno pronunciare sul ricorso presentato dall’emittente italiana dopo aver ascoltato oggi gli avvocati delle parti.

 

Da un lato c’è Europa 7, l’emittente di Francesco Di Stefano che per anni, nonostante avesse la licenza per trasmettere, non poteva farlo perché non aveva le frequenze. Dall’altro lo Stato Italiano, che dovrà dimostrare di non aver violato il diritto alla libera espressione di Europa 7 e quindi quello degli italiani a essere informati. I giudici prenderanno la loro decisione subito dopo l’udienza pubblica, ma la sentenza non sarà resa nota prima di almeno tre mesi. Sarà una sentenza definitiva senza appello.

 

A maggio scorso, il governo italiano aveva chiesto alla Corte europea dei diritti dell’uomo il rinvio dell’udienza, che si sarebbe dovuta tenere il 25 maggio. Per rinviare l’udienza le autorità italiane avevano portato a conoscenza dei giudici di Strasburgo gli ultimi sviluppi del caso a livello nazionale. Dallo scorso anno, l’emittente televisiva trasmette infatti i propri programmi su una nuova piattaforma che permette, attraverso uno specifico decoder, la ricezione in alta definizione (Leggi Articolo Key4biz). Il caso sarebbe irricevibile e quindi cancellato dai registri se le autorità italiane dovessero riuscire a dimostrare che Europa 7 non è più vittima delle violazioni addotte nel ricorso presentato nel 2009.

Novità intanto per il beauty contest. Dopo Sky, Telecom Italia Media e Rai, anche Tivuitalia ha impugnato al Tar del Lazio il nuovo bando di gara del ministero dello Sviluppo economico per l’assegnazione gratuita delle frequenze per la trasmissione in digitale terrestre. 

In una nota, Tivuitalia – società controllata da Screen Service – ha spiegato d’aver impugnato il bando, perché ritenuto lesivo dei principi del pluralismo e della libera concorrenza del mercato della radiodiffusione. La formulazione del bando del Ministero dello Sviluppo Economico, secondo il gruppo, non favorisce l’apertura del settore televisivo nazionale a soggetti nuovi entranti, tutelando quindi i soggetti già titolari di più reti televisive nazionali.

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