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ETNO/FT CEO Summit. Neelie Kroes: ‘Investire nelle nuove reti per porre le basi del futuro’

Unione Europea


Gli investimenti privati nelle reti in fibra ottica non hanno ancora raggiunto i livelli necessari per adeguare le infrastrutture europee a quelle asiatiche e statunitensi.

Per questo la Commissione europea – che ha annunciato oggi l’avvio di due consultazioni pubbliche relative all’accesso degli operatori alternativi alle reti di telefonia fissa e a banda larga appartenenti agli operatori storici (Leggi articolo Key4biz) – potrebbe imporre agli incumbent di abbassare i prezzi di accesso alle loro reti in rame, così da creare le condizioni per sostituire le vecchie infrastrutture in rame con la fibra ottica.

In un’intervista al Financial Times, il Commissario Neelie Kroes – che oggi ha aperto il Ceo Summit organizzato dal quotidiano della City e da ETNO e di cui Key4biz è media partner – si è detta favorevole a “esplorare nuovi modelli di determinazione dei prezzi di accesso”. Nuove misure che potrebbero essere evitate se gli incumbent decidessero di avviare piani di investimento concreti nella fibra ottica.

 

I canoni di accesso all’ingrosso sono fissati dai regolatori nazionali e attualmente si attestano su una media di circa 8,55 euro mensili a cliente.

Secondo Luigi Gambardella, Executive Board Chairman di ETNO – l’associazione che riunisce gli ex monopolisti delle tlc europee – qualsiasi riduzione di questi canoni provocherebbe una riduzione dei prezzi degli abbonamenti alla banda larga ‘tradizionale’, scoraggiando il passaggio dei clienti alla fibra ottica.

“Determinare prezzi di accesso inferiori al valore economico della rete rimuoverebbe gli incentivi a investire nelle nuove infrastrutture”, ha affermato Gambardella (Leggi articolo Key4biz).

Sarebbe assurdo, secondo ETNO, pensare che gli operatori possano offrire l’accesso alle reti ultrabroadband allo stesso prezzo di quello pagato per le reti attuali.

 

Il Commissario ha ammesso che gli operatori hanno in parte ragione a sostenere che una diminuzione forzata dei prezzi di accesso alla rete, rendendo più economici gli abbonamenti a banda larga, renderebbe più difficile per gli operatori convincere gli utenti a passare alla fibra ottica.

 “Ho l’impressione – ha dichiarato – che nell’attuale situazione, sarà difficile costruire reti in fibra in grado di competere con la convenienza delle reti in rame”.

 

Per coprire con la fibra ottica l’intero territorio europeo, è stato calcolato siano necessari investimenti per 270 miliardi di euro, ma gli operatori dominanti – come Telecom Italia, Telefonica o Deutsche Telekom – ritengono che tali ingenti esborsi siano troppo rischiosi data la congiuntura economica negativa e l’incertezza sul ritorno degli investimenti.

 

Qualunque riduzione dei canoni di accesso alla rete in rame, certo, sarebbe un vantaggio per le telco più piccole ma non sarà sicuramente gradita dagli incumbent, che possiedono le infrastrutture e controllano spesso la quota maggiore del mercato.

La rete in rame rappresenta infatti ancora il grosso del business degli operatori telefonici ex monopolisti, che hanno spesso ribadito che i prezzi di accesso all’infrastruttura dovrebbero essere fissati in modo da riflettere i costi sottostanti.

“Creare le migliori condizioni per favorire gli investimenti privati deve rimanere la prima priorità della Ue dal momento che lo sviluppo della fibra è prevalentemente guidato dal settore privato”, sottolinea ETNO.

 

Ovviamente di parere discordante gli operatori alternativi, secondo i quali la rimozione dei profitti in eccesso proveniente dalla rete in rame sarebbe uno stimolo per gli operatori dominati a investire in infrastrutture moderne basate sulla fibra ottica.

 

Le nuove misure relative all’accesso non discriminatorio degli operatori alternativi alle infrastrutture e ai servizi degli operatori dominanti e alle modalità utilizzate dai regolatori nazionali per calcolare i prezzi che gli operatori devono pagare per tale accesso all’ingrosso, saranno sottoposte a consultazione pubblica tenendo conto sia della posizione degli incumbent che di quella degli operatori alternativi, così da fare in modo che le misure di non discriminazione e di controllo dei prezzi siano applicate in modo coerente e possano incentivare gli investimenti.

 

Secondo la Kroes, infatti, sono valide le posizioni sia degli incumbent che degli operatori alternativi. Per questo, nel suo discorso al Ceo Summit, il Commissario ha un po’ smussato gli angoli delle affermazioni tranchant rilasciate al Financial Times, ammettendo che un’eventuale revisione delle norme di accesso prevederà l’abbassamento dei canoni di accesso alla rete in rame, ma solo “dopo un certo periodo di tempo” e che gli incumbent potranno evitare questa riduzione “se si impegneranno i maniera credibile a investire nella fibra, promuovendo lo ‘switch-off’ del rame appena le nuove infrastrutture saranno operative”.

“Il progressivo ‘spegnimento’ del rame ridurrebbe i costi a un tale livello che il break even dei nuovi investimenti potrebbe avvenire in 10 anni, allineando così gli interessi degli investitori e dei finanziatori di lungo termine”, ha aggiunto la Kroes.

“L’approccio appena descritto – ha affermato ancora – abbasserebbe i prezzi del rame nelle aree in cui non vengono effettuati significativi investimenti nella fibra creando, allo stesso tempo, un incentivo per gli incumbent a sostituire le vecchie infrastrutture con nuove reti in fibra ottica”.

“I clienti potrebbero quindi passare alla fibra e beneficiare della migliore qualità dei servizi che giustificherebbero i prezzi più alti sia all’ingrosso che al dettaglio. Un tale meccanismo riassicurerebbe anche i mercati sulla sicurezza e la profittabilità degli investimenti”, ha aggiunto la Kroes.

 

Su tutto questo, c’è anche da affrontare il tema degli OTT – come Google – che coi loro servizi sovraccaricano le reti e non intendono partecipare agli investimenti per aggiornarle.

Neelie Kroes si è detta favorevole a sostenere gli operatori nella loro battaglia per spingere gli over the top a investire anche nelle reti oltre che nei servizi, anche se molti temono che questo approccio contraddica le fondamenta della neutralità di internet, in base alle quali tutti i contenuti devono essere trattati allo stesso modo. Eventuali nuovi flussi di guadagno provenienti dai player internet sono ‘essenziali’ , secondo la Kroes che ritiene altresì che le deviazioni dalla net neutrality non siano dannosi se i consumatori sono prontamente informati.

“Se gli operatori possono raggiungere un accordo commerciale con i fornitori di contenuti e servizi, ne sta a loro, io non intendo mettermi in mezzo. Diversi modelli di business possono competere”, ha affermato il Commissario.

 

La nuova struttura dei prezzi di accesso alla rete in rame, che dovrebbe dunque superare lo scoglio della reticenza degli incumbent, sarebbe comunque associata ai fondi per 9,2 miliardi per stimolare gli investimenti nella fibra ottica. I finanziamenti saranno resi disponibili dal 2014 per supportare lo sviluppo dell’ultrabroadband nelle aree rurali e saranno aperti anche ad aziende non propriamente telecom come le utilities o gli enti pubblici.

In questo modo, la Ue intende attrarre ulteriori investimenti pubblici e privati e accelerare il raggiungimento degli obiettivi fissati nella Digital Agenda.

 

In conclusione, ha affermato il Commissario, “dobbiamo prendere iniziative politiche che facciano una sostanziale differenza nel mondo reale. Abbiamo bisogno di fornire le basi per una crescita intelligente e sostenibile e, in un momento di crisi, dobbiamo mostrare ai cittadini che il futuro può ancora essere luminoso. Se non agiamo adesso – ha concluso – saranno i nostri figli e i nostri nipoti a farne le spese, ma se avremo successo sarà un risultato concreto per unire il Continente: una decisione di cui nessuno, in futuro, si pentirà”.

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