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Nokia: 3.500 licenziamenti entro il 2012, mentre prende forma il progetto ‘Meltemi’

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Nokia ha annunciato nuovi licenziamenti e una strategia volta allo sviluppo di un sistema operativo per i cellulari di fascia bassa che dovrebbe essere basato su Linux.

I tagli, ampiamente anticiparti dalla società,  riguarderanno i 1.300 dipendenti della divisione Location & Commerce (che produce mappe digitali per i dispositivi mobili) e i 2.200 dello stabilimento di Cluj in Romania – che verrà chiuso. Ad aprile, la società aveva annunciato 4.000 esuberi nell’ambito del piano di riduzione dei costi da 1 miliardo di euro. Ne licenzierà, in effetti, 3.500 entro la fine del 2012. I tagli, oltre alla Romania riguarderanno gli impianti e l’attività commerciale a Bonn e a Malvern negli Stati Uniti e vanno ad aggiungersi e ai 170 licenziamenti annunciati dal fornitore Digia in Finlandia.

 

Prende forma, intanto, il progetto ‘Meltemi’: un sistema operativo il cui sviluppo sarà affidato a Mary McDowell, responsabile della divisione telefonia mobile della società finlandese.

Si tratta, spiegano gli osservatori, di un altro segnale che il valore, nell’industria mobile, si sta spostando dall’hardware al software. Se nella fascia media domina Android e in quella alta stravince l’iOs di Apple, Nokia vuole coprire il ‘buco’ nella fascia bassa, quella degli smartphone più economici.

E’ infatti assodato che i produttori che controllano sia l’hardware che il software hanno maggiori possibilità di successo, perché possono definire meglio i loro prodotti senza essere dipendenti da terzi.

Anche Samsung sta investendo su un proprio sistema operativo – Bada – pur producendo dispositivi ‘high-end’ basati sia su Android che su Windows Phone. La società coreana ha anche avviato una partnership con Intel per lo sviluppo di un Os ‘open source’ – Tizen – basato su Linux.

Per i produttori, infatti, è rischioso concentrare gli sforzi su un unico sistema.

 

Con questa mossa, inoltre, Nokia vuole ottimizzare la propria posizione sui mercati emergenti, dove i consumatori si aspettano anche dai cellulari low-end funzionalità tipiche degli smartphone.

E per Nokia, la fascia bassa è cruciale per la sopravvivenza: i cellulari tradizionali rappresentano circa il 47% del fatturato legato ai dispositivi e ai servizi, ma anche in questo segmento la società comincia a sentire la forte pressione dei produttori cinesi. Nel secondo trimestre, per la prima volta dal 2009, le vendite nel comparto ‘feature phone’ sono calate del 4%

 

Nokia, del resto, è stata pioniera nella produzione di sistemi operativi mobili: ha iniziato nel 2003 con Maemo, un sistema operativo high-end il cui sviluppo è stato poi abbandonato a causa di cambiamenti nel management e nelle strategie della società. Maemo è stato ripreso nel 2007, dopo il lancio dell’iPhone per poi confluire, nel 2010, nel progetto MeeGo, sviluppato insieme a Intel ed essere nuovamente abbandonato in favore di Windows Phone. Questa settimana, comunque, è arrivato sul mercato l’unico smartphone basato su Meego, l’N9 che verrà venduto in un cinquantina di mercati (tra cui Russia, Brazil e China) a un prezzo compreso tra 480 e 560 euro.

Nel frattempo, il gruppo ha preso il controllo di Symbian, un sistema operativo sviluppato inizialmente con gli altri leader del settore mobile, ma neanche questo Os è riuscito a dare filo da torcere a iOs e ad Android, che – pure arrivati decisamente dopo – hanno vinto la sfida delle vendite.

 

Sul fronte degli investimenti, quindi, il gruppo finlandese ha annunciato il rilancio della partnership con la tedesca Siemens. Alla guida di Nokia Siemens Networks arriverà Jesper Ovesen, mentre le due società immetteranno nella JV fondi per un miliardo di euro, per rafforzarne la posizione nei settori della banda larga mobile e i servizi di nuova generazione.

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