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Cybercrime: ecco quanto valgono i nostri dati rubati sul mercato nero

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La criminalità informatica impensierisce molto aziende e governi di tutto il mondo che finiscono sempre più spesso nel mirino di hacker che mandano in tilt i servizi, rubano proprietà intellettuale o database contenenti informazioni sensibili sui clienti.

Diversi episodi, nel corso di quest’anno, hanno acceso i riflettori sul problema del cybercrime e sulle conseguenze di attacchi mirati e su vasta scala alle cosiddette ‘infrastrutture critiche’: in Italia sono state diverse le aziende colpite – da Eni a Finmeccanica – oltre che i siti di diversi enti governativi.

Obiettivo di questi attacchi, spesso dettati anche da eventi di cronaca, come in Italia in seguito alle discussioni su una delibera Agcom considerata liberticida, è quello di arraffare dati sensibili da rivendere in quello che è un vero e proprio mercato nero attraverso dei forum specializzati che utilizzano più o meno le stesse prassi delle aste legali dove acquirenti e venditori trattano prima di decidere e confermare l’acquisto.

Secondo una ricerca della società specializzata Trend Micro esiste anche un ‘listino prezzi’ per le varie tipologie di dati trafugati: 800 dollari per un passaporto UE; 500 dollari per una patente britannica; tra gli 80 e i 150 dollari per il “dump” – dati scrivibili sul chip o su banda magnetica di una carta di credito; tra i 2 e i 15 centesimi per una carta di credito vuota.

Trend Micro sostiene ancora che una banda di criminali informatici è riuscita a guadagnare 180 milioni di dollari in 12 mesi  dalla distribuzione di un software di sicurezza fasullo facendo credere alle vittime di avere PC infetti, così da indurle a fornire i loro dati personali e i codici della carta di credito. Un tipo di attività criminosa in vertiginosa crescita.
 

Per contrastare questo e altri fenomeni nella sfera del cybercrime, è nata la  “International Cyber Security Protection Alliance (ICSPA)”, un programma di iniziative mirate che riunisce imprese, governi e forze di polizia di tutto il mondo e ha ricevuto il placet del Primo Ministro britannico David Cameron, che ha sottolineato come il governo d’oltremanica abbia  già provveduto a versare altri 650 milioni di sterline per migliorare la propria infrastruttura nazionale e proteggere gli utenti dal cybercrimine.

L’obiettivo di ICSPA è di giungere alla costituzione di un sistema strutturato per la lotta al cybercrime investendo in una rete globale di formazione e scambio di competenze che aiuti ed assista le forze di polizia dei Paesi particolarmente colpiti dal problema, fornendo loro un consistente numero di risorse, strumenti e informazioni.
“Ciò che differenzia la ICSPA da altre associazioni è il sostegno che riceviamo dal settore, dalle pubbliche amministrazioni e dalla forze di polizia”, ha commentato David Blunkett MP, Chairman della International Cyber Security Protection Alliance.

Anche Trend Micro è tra i fondatori di ICSPA. Anthony O’Mara, Senior Vice President della società ha sottolineato che la lotta al cybercrimine “richiede sforzi coordinati e sofisticati da parte di tutte le parti coinvolte, e al contempo necessita della presenza di attori che possiedano competenze di alto livello”.

Il Primo Ministro britannico David Cameron, ha concluso affermando che “…la natura di questa minaccia è tale da aver bisogno di uno sforzo maggiore che vada oltre i confini nazionali per abbracciare una risposta globale, ovvero proprio ciò che la International Cyber Security Protection Alliance intende fare. Favorendo nuove relazioni tra imprese, governi e forze di polizia di tutto il mondo, investendo in formazione e sviluppando una rete mondiale di conoscenze e competenze, la ICSPA sta dando vita a una struttura potente, sufficientemente ampia ed estesa per contrastare il dilagante fenomeno del cybercrimine”.

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