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NGN. Franco Bernabè: in Italia situazione ‘contraddittoria’. Telco spinte a investire tra vincoli e pressioni ad abbassare i prezzi

Italia


Si è aperta oggi a Parigi la conferenza di alto livello organizzata dall’Ocse per fare il punto sullo stato dell’arte della ‘internet economy’ insieme a industria e istituzioni europee e mondiali, che insieme cercheranno di definire un quadro comune attorno al quale assicurare la continuità della crescita di questo importante settore (leggi articolo Key4biz).

In apertura della due giorni, il Commissario Ue Neelie Kroes ha riassunto alcune idee chiave che insieme formano il “Compact for the Internet”: Internet, ha affermato, dovrebbe essere “Un posto regolato da norme Civili e responsabilità sociali come quelle che ci aspettiamo nella vita reale; dovrebbe essere Uno e universale, non frammentato lungo i confini nazionali a causa di pressioni normative, politiche ed economiche; governato da processi Multilaterali; dovrebbe essere Pro-democrazia e basato su una solida Architettura, ispirare la Fiducia degli utenti, in particolare su temi come la privacy e la protezione dei dati, ed essere governato in maniera Trasparente”.

Il piano ‘Compact’, ha sottolineato, non è né un invito a una maggiore regolamentazione, né una serie di ‘cybercomandamenti’, quanto piuttosto un insieme ‘pragmatico’ di linee guida che “ci garantisca di non perdere i caratteri le essenziali di internet mentre questo si sviluppa in nuove aree”.

“Principi che di per sè non ci porteranno a destinazione, ma almeno ci permetteranno di salpare”, ha aggiunto, spiegando che il lavoro per sviluppare le guidelines di Compact continueranno all’Internet Governance Forum che si svolgerà a settembre a Nairobi.

 

Nel frattempo, tuttavia, sono molte le questioni ‘pratiche’ che aziende e governi devono affrontare per assicurare che la crescita della rete avvenga in maniera bilanciata, che tutte le imprese alla base dell’internet economy – siano esse operatori telefonici o fornitori di contenuti – possano condividere oneri e onori e sappiano andare al di là delle antiche ambizioni monopoliste per contribuire al sogno di un’Unione europea unita almeno dal punto di vista ‘digitale’, in cui tutti possano avere una connessione a banda larga, così da usufruire dei tanto attesi servizi di amministrazione digitale, sanità elettronica, appalti digitali che permetteranno ai cittadini, alle aziende e ai governi di risparmiare tempo e denaro.

 

Il comparto più sotto pressione, in questo momento, è quello delle telecomunicazioni: gli operatori sono chiamati a investire per aggiornare le reti, ma si trovano ad operare spesso con vincoli regolativi sempre più stretti.

Una situazione che il presidente esecutivo di Telecom Italia, Franco Bernabè, sempre in occasione del meeting Ocse ha definito “contraddittoria”: “In testa all’agenda politica – ha dichiarato Bernabè all’Ansa – ci sono la riduzione dei prezzi, l’aumento dei servizi e quello delle infrastrutture, soprattutto reti di nuova generazione. La tendenza generale è verso la banalizzazione del traffico dati, la sua trasformazione in una materia prima senza valore, senza tener conto dello sforzo richiesto agli operatori per mettere a disposizione infrastrutture e servizi necessari a fare della rete un motore di crescita”.

La riduzione dei prezzi da un lato, e dall’altro lo sviluppo delle reti sono esigenze “che rischiano di non essere compatibili”, ma se si vuole assicurare un futuro solido alla rete e ai suoi servizi, un equilibrio lo si deve trovare per forza, magari partendo da un “ammorbidimento” della regolamentazione che in Europa, a differenza che negli Usa, è “molto più stringente” e non riesce a creare condizioni che incentivino i necessari investimenti .

I temi caldi sono molti, e fra questi c’è la gestione delle frequenze: mentre le reti sono sempre più intasate da contenuti video, le frequenze pregiate restano “in mano alle televisioni”. L’attuale modello di distribuzione, quindi, “non rappresenta un’allocazione efficiente delle risorse”.

C’è bisogno di un’evoluzione anche dal punto di vista della tutela delle informazioni in rete e del copyright: la legislazione europea sulla privacy è ferma al 1995 e bisogna adeguarla alla nuova realtà, fatta da una mole di dati che cresce a ritmi vertiginosi ed esposta ad abusi e forme criminali di ogni tipo, mentre sul diritto d’autore, ha affermato infine Bernabè, “va tutelato in maniera adeguata, altrimenti è a rischio la creatività”, e non sarebbe un bene per nessuno.

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