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Pirateria online, diritto d’autore e proposte AgCom. Al seminario ISIMM operatori, autori e imprese chiedono certezza delle regole

Italia


Come conciliare il diritto della persona all’accesso alle informazioni e il diritto degli autori alla tutela della proprietà intellettuale? Una questione assai controversa nel nostro Paese, più che in altri Stati dell’Unione. L’AgCom recentemente ha fatto le sue proposte in materia di diritto d’autore e contenuti digitali. La consultazione pubblica sulla proposta di intervento dell’AgCom (Delibera 668/10/Cons) si è infatti conclusa nelle scorse settimane. Il dibattito è stato particolarmente intenso e ha coinvolto 55 soggetti interessati (le istituzioni, l’accademia, i media), in 32 audizioni. Spetta ora all’autorità trarre le fila di una discussione che è particolarmente vivace in tutta Europa, e proporre soluzioni che assicurino un equilibrio fra i tanti e meritevoli interessi in gioco.

Il seminario promosso dall’ISIMM questa mattina a Roma, come ha spiegato nell’introduzione il professor Vincenzo Zeno Zencovich, dell’Università Roma Tre, ha inteso dare un contributo a un razionale processo decisionale, con l’obiettivo di tenere l’Italia, in questo come in altri settori, al passo coni grandi paesi dell’Unione Europea. “La scelta del’Autorità – ha spiegato Zeno Zencovich – è quella di ridurre il quadro di intervento e di mettere in relazione autori, imprese particolarmente importanti, operatori di telecomunicazione; sono tre soggetti che devono cooperare tra di loro, nessuno dei tre è più importante, ognuno di essi ha bisogno degli altri. A mio avviso, come giurista, occorre una equilibrata soluzione tra i tre e la possibilità di trovare, all’interno dell’Autorità e con l’Autorità, una posizione certa, che riconosca i diritti di tutti. C’è un valore essenziale per tutti: la certezza delle regole. È essenziale per imprese, per gli autori, per gli operatori”.

Maja Cappello, coordinatrice del gruppo di lavoro dell’AgCom che sta dietro alla consultazione pubblica, ha portato i saluti di Laura Aria, per conto della quale ha sintetizzato il lavoro dell’Autorità. Ci sono posizioni egualmente meritevoli di tutela: quello alla conoscenza e alle informazioni, e quello della proprietà intellettuale. “Il nostro obiettivo è stato quello di offrire un mosaico di proposte, una sorta di ‘terapia’ nei momenti di sofferenza, una ‘cura’. Il primo pacchetto di misure è di carattere promozionale”. È parere dell’Autorità che a contribuire fortemente alla pirateria è anche la struttura di mercato. Tuttavia, secondo l’AgCom, occorre pensare pure alla promozione della legalità, all’educazione della legalità. E su questo si è riscontrata unità di consensi. Ma le attività promozionali non sono sufficienti a ridurre a un elemento fisiologico la pirateria dilagante. Ridurre e non eliminare, l’Autorità ne è comunque consapevole. “L’obiettivo è quello di passare dalla patologia di questo momento – ha spiegato Cappello – a una fase in cui le infrazioni siano nei limiti dell’accettabilità. Poi ci sono misure di enforcement, che è poi il punto dolente sul quale si è acceso il dibattito. Ovvero la procedura del ‘Notice and take down'”. Su questo le posizioni sono state fortemente rigide, forse per una lettura non sempre attenta al dettaglio del documento sottoposto a consultazione, secondo il parere di Cappello, che ha comunque ricordato come non sia pregiudicata la possibilità di impugnare il provvedimento dell’Autorità (nel caso di siti si tratti di ordini di rimozione). I contrari al procedimento hanno messo in dubbio la competenza normativa dell’Autorità, dicendo che sull’attività di inibizione dei siti l’unica ad avere facoltà è l’autorità giudiziaria. Molti, ha sottolineato ancora Cappello, hanno sostenuto che manca un tavolo tecnico-operativo in cui gli operatori del mercato possono confrontarsi. “E su questo l’Autorità si propone di intervenire. Molti hanno espresso preoccupazioni sulla rappresentanza equilibrata al tavolo. Ci saranno ancora diverse settimane di lavoro prima che il Consiglio esprima le sue valutazioni, per noi un giorno come questo è importante per ascoltare, pubblicamente, punti di vista diversi”.

“La chiusura dei siti in violazione del diritto d’autore e le regole del commercio elettronico”. Su questo tema si è espresso il giurista Mario Libertini, dell’Università La Sapienza, che è partito ricordando come il legislatore europeo abbia fatto scelte in favore del commercio elettronico, e come oggi ciò costituisca un vincolo per adottare altri provvedimenti dagli Stati Membri. Il legislatore europeo ha escluso il dovere di sorveglianza per i fornitori del servizio. “L’obbligo di informazione del fornitore di servizi è piuttosto ampio – ha sottolineato Libertini – e un intervento diretto di rimozione dal service provider e operatore di rete non è consentito. Per quanto riguarda gli ordini dell’autorità giudiziaria di oscurare i siti, oggi esistono due vie: quella penale e quella civile”. Libertini ha evidenziato, nel corso del suo intervento tecnico, tutta la complessità del problema. Poi ha chiarito: Quali sono le attività sulle quali non si può intervenire in maniera repressiva? Come si fanno le distinzioni? Occorre distinguere facendo leva sulla finalità culturale del sito (se nasce per favorire il dialogo e non nasce su piano imprenditoriale) e sui siti per i quali non esiste remunerazione del mercato per chi li gestisce (per esempio non è previsto profitto per la pubblicità). Mentre l’autorità giudiziaria può intervenire nei confronti di tutti gli operatori del sistema e di qualsiasi fornitore di contenuti, per l’AgCom invece c’è un limite. Libertini ha quindi concluso: “Mi sembra che lo schema di regolazione proposto dell’Autorità sia uno schema ragionevole, anche se va riempito di precisazioni. Per esempio precisazioni ulteriori occorrono sulla sanzione nel caso di reiterata inottemperanza della chiusura di un sito (che può avvenire grazie al monitoraggio successivo)”.

Il Presidente del Comitato Consultivo per il Diritto d’autore, Paolo Marzano, ha approfondito il tema della proposte del libro bianco dell’AgCom e delle tendenze di riforma della normativa. Il diritto d’autore si preoccupa di agevolare le opere su tutti i mercati. “Quando la tecnologia mi consente di lavorare on demand – ha dichiarato l’avvocato Marzano – non sono convinto che si possa risolvere il problema con le licenze collettive estese. Tuttavia sono convinto che le LCE abbiano comunque spazio nel settore delle opere del folclore, delle opere orfane e delle opere quindi in cui è difficile individuare l’autore. Rimane per me una proposta intelligente quella fatta dall’AgCom e quindi ritengo che le LCE possano trovare un grande spazio”.

Il ruolo degli ISP negli strumenti di tutela proposti dall’AgCom è stato approfondito da Eugenio Prosperetti, dell’Università La Sapienza. Prosperetti ha fatto diversi esempi sui principali tipi di violazione, soffermandosi in particolare sui siti specializzati in pirateria. In questo caso, ha ricordato, si possono inserire questi siti nella black list degli ISP; si tratta di un primo tipo di intervento che possiamo vedere già con i siti di giochi e scommesse. Ma sono interventi facilmente aggirabili cambiando il DNS, parametro interno al proprio computer. Certo sancisce l’irregolarità del sito, ma per un utente non medio, quindi un utente esperto, è un provvedimento che si può eludere facilmente.

L’aspetto della compatibilità delle procedure AgCom con le norme del commercio elettronico è stato approfondito da Pieremilio Sammarco, dell’Università Roma Tre. Sammarco ha esordito chiedendosi che cosa accade se il provider è a conoscenza dell’attività illecita del sito cui permette il servizio. “Sappiamo che c’è assenza di un obbligo di sorveglianza da parte degli ISP, ma ci sono comunque degli oneri di condotta; il primo è quello di informare senza indugio l’autorità giudiziaria o amministrativa di presunte informazioni illecite veicolate per il tramite del suo servizio, il secondo è quello di fornire senza indugio, a richiesta dell’autorità, le informazioni che possono far risalire alla responsabilità del soggetto. Quindi viene stemperato quel principio dell’assenza dell’obbligo di sorveglianza da parte del provider. A costoro viene chiesta una necessaria cooperazione per prevenire e interrompere l’attività illecita”, ha detto ancora Sammarco. Questa cooperazione non nasce per caso, non viene attribuita agli ISP senza nessun fondamento normativo. Secondo Sammarco, in definitiva, “ci sono poteri attribuibili all’AgCom, in quanto ci sono due autorità che hanno poteri sanzionatori, quella giudiziaria, chiamata per l’accertamento del reato e per fini repressivi, e quella amministrativa chiamata per le sue funzioni di vigilanza”. È quindi ancora attuale la normativa europea? Può reggere alla profonda metamorfosi strutturale che la Rete ha avuto negli ultimi anni, In cui sono preponderanti i servizi erogati a titolo gratuito? Questi interrogativi Sammarco ha offerto alla platea in chiusura del suo intervento.

Il punto di vista delle imprese e delle associazioni di categoria è stato affrontato attraverso un’ampia tavola rotonda, moderata da Federica Meta.
Secondo Paolo Aguglia, responsabile dell’ufficio legislativo e del centro studi giuridici della Siae, l’attività di vigilanza deve essere affidata all’AgCom. “Noi riteniamo che il maggior ostacolo allo sviluppo del mercato di musica e dell’audiovisivo sia rappresentato dalla pirateria. Per la musica esiste da anni un’ampia offerta legale rappresentata da operatori stranieri che però non raggiungerà il successo nel nostro Paese finché continuerà a convivere con l’offerta illegale”.

Per Roberto Guerrazzi di Univideo, “è nostro interesse promuovere il più possibile la commercializzazione, indubbiamente esistono degli ostacoli, rimane una riluttanza, motivata da un’offerta gratuita disponibile di audiovisivo illegale dilagante. Ma attualmente siamo un Paese in cui esiste il rispetto delle leggi e un concetto di economia. Se vogliamo stare nelle regole e nell’Europa unita, allora dovremmo prendere una decisione molto chiara”. Guerrazzi intravede una prospettiva prossima in cui non ci sarà solo Internet per il consumo futuro: “Esiste una segmentazione del consumo. Diamo una possibilità di evolversi al cinema, al video, alcuni film ad esempio li vediamo in sala, altri in tv, altri in home video, possiamo scegliere, verso questo orientamento ci dobbiamo spostare”.

L’evoluzione nel settore musicale è in costante adeguamento, secondo Enzo Mazza, della FIMI: “Si sta per aprire la fase della Cloud Music. Scopriamo costantemente che ci sono interessantissimi modelli che ci consentono di sviluppare un rapporto sempre più vicino con i consumatori”. Noi, ha continuato Mazza, “non chiediamo la luna, chiediamo un intervento di minima: parità di dignità nella tutela dei contenuti culturali”. Se si interviene sui siti di scommesse illegali online, allora occorre farlo anche nel caso dei contenuti digitali che, mentre le discussioni nel nostro Paese vanno avanti, si stanno distruggendo. “Nel frattempo infatti in altri Stati si sta intervenendo evidentemente con più efficacia, penso al caso della Francia. Allora svuotiamo le aule giudiziarie di contenzioni penali e civili”. L’AgCom, conclude Mazza, propone un “intervento minimo” che è stato considerato incostituzionale, se allora nemmeno questo intervento minimo è garantito, significa che lasciamo spazio a una cultura dell’illegalità dilagante.

Paolo Nuti, di AIIP, si è concentrato su un punto specifico: è utile o inutile fare il filtraggio? “Su internet è una questione squisitamente tecnica, non umorale. I sistemi di filtraggio su Internet funzionano solo se i due nodi estremi della comunicazione lo vogliono, se uno dei due non è d’accordo nell’accettare il filtraggio allora ha modo di bypassarlo”. Poi, ha continuato Nuti, “noi siamo per la libertà in Rete e non per la libertà di rubare. Spesso le due cose si confondono e veniamo attaccati. Sono sciuro che queste misure nel caso del diritto d’autore serviranno a poco o a niente”.

Per Lamberto Mancini di Anica, ovvero l’associazione che rappresenta il mondo industriale che genera i film, “non dovrebbe esserci bisogno di questo genere di convegni. L’Italia ha piacere di dividersi su ogni argomento e di radicalizzarsi, ma su questo non dovremmo discuterne qui. Tutti ritengono infatti che il fenomeno di cui stiamo parlando sia illegale e illecito. Allora di che cosa stiamo parlando? Se tutti sono d’accordo con questo, allora perché continuare a discutere?” La gran parte delle persone che oggi scarica non lo fa perché è cattiva, secondo Mancini, ma lo fa perché sembra normale. E in questo l’Italia si sta distinguendo negativamente, “rappresentiamo un modello di scarsa reazione. L’AgCom sta reagendo con un’azione intelligente e avanzata. Secondo noi AgCom ha potere e legittimità per poter fare quello che vuole fare. L’azione educativa trova tutto il nostro assenso”. Inoltre l’offerta legale è aumentata, dunque non ci si può nascondere dietro la frase “la pirateria c’è perché manca l’offerta legale in Rete”.

Secondo Andrea Ambrogetti di Mediaset , in questo Paese è come se ci fosse un conflitto tra proprietà intellettuale e diritto di accesso. “Non è così e non deve essere così. Chi copia e scarica un contenuto digitale non deve essere perseguito e criminalizzato, ma non deve essere neanche accomodato con facili indulgenze. Occorre distinguere tra l’infrazione occasionale e i siti che traggono profitto allestendo cataloghi di audiovisivi non in modo causale, ma con una politica editoriale, organizzando i contenuti e aiutando a fornire i contenuti che l’utente vuole ricercare, talvolta anche finanziato dalla pubblicità”. Altra riflessione che Ambrogetti ha offerto al dibattito è stata quella relativa al tema della libertà di mercato: “Si corre un rischio se non si riuscirà a tutelare e incentivare, in tutto questo sistema, la produzione di contenuti”.

Antonello Busetto di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, ha analizzato i dati di una recente ricerca di Confindustria sui contenuti a pagamento; al primo posto spiccano i video, poi la musica, seguono i giochi online e poi i contenuti per mobile, in ultimo le news e il nuovo mercato degli ebook. Dunque cresce la propensione degli Italiani ad acquistare contenuti anche in rete, questa è la tendenza. “Sul processo decisionale penso che l’AgCom fino ad ora abbia lavorato come piace alle imprese – ha dichiarato Busetto – ovvero con una consultazione ampia di tutti gli stakeholder, con 55 soggetti e 32 audizioni. Servirà creare un diritto d’autore digitale”.

Per Roberto Scrivo di Fastweb, oggi i dati della penetrazione di internet in Italia sono assolutamente scoraggianti, la Rete viene vista come prospettiva futura, “ciò che potrebbe diventare”. E tutto questo perché c’è un contesto normativo che Scrivo ha definito “penalizzante, di resistenza”. Chi scarica illegalmente, secondo Scrivo, non dovrebbe aver a disposizione spazi di banda che dovrebbero invece essere utilizzati da chi fa invece usi legali della Rete. Infine Scrivo ha definito il ruolo di AgCom molto importante in merito alla tutela dei contenuti digitali in Rete.

Ha dato un contributo netto e definitivo Paolo Di Domenico, di Vodafone Italia, al tema del ruolo degli ISP in fatto di pirateria e di diffusione di contenuti illegali, in merito soprattutto ai comportamenti che l’ISP dovrebbe assumere: “Noi non accettiamo che si possa parlare di sorveglianza attiva dell’operatore che semplicemente deve fornire l’accesso e non può permettersi di fare altro”. Inoltre, Di Domenico ha voluto sottolineare un altro concetto che esula dai temi della giornata: “Occorre ricordare che ci sono altri tipi di violazioni come il diritto alla privacy e la tutela del consumatore in senso lato. Anche su questo bisogna lavorare”.

Francesco Nonno di Telecom Italia, si è espresso infine in maniera altrettanto netta: “Non possiamo fermarci solo alla logica repressiva e pensare di mantenere lo status quo, perché il mercato si evolve e gli business model di oggi saranno sostituiti da altri”. E ha proseguito: “Io vedo che c’è un urgenza di intervenire e quindi di procedere sul piano normativo. Il grande timore che ho è che nel momento in cui si mettano in discussione i valori giuridici dei provvedimenti, si entrerà nel campo dei ricorsi e controricorsi. Allora credo che sia importante che anche l’Autorità faccia tesoro dei commenti che ha ricevuto in fase di audizioni. E piuttosto che costruire un castello su fondamenta non molto solide, debba valutare che la strada dei tavoli tecnici è sì molto importante, ma occorre anche capire quanto tutti gli attori siano convinti dell’impostazione”.

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