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Smartphone spioni: in tribunale le mail di Google. Strategia e non svista dietro la raccolta dei dati?

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Si parla molto, in queste ultime settimane, del caso degli smartphone ‘spioni’ che collezionano, cioè, le informazioni sulla posizione degli utenti. Il caso che ha fatto più scalpore è sicuramente quello dell’iPhone, ma anche gli smartphone Android sono finiti nel mirino delle autorità, con la possibilità di una class action contro Google.

La società di Mountain View – contro la quale anche la FTC, dopo la Commissione europea, sta per aprire un’inchiesta per eventuale abuso di posizione dominante nella ricerca onilne – in una lettera scritta lo scorso anno da un product manager sottolineava l’importanza della raccolta delle informazioni sulla posizione degli utenti, definendola “estremamente importante” per le attività future della compagnia.

 

“Non posso sottolineare abbastanza quanto sia importante questo database per la nostra strategia Android”, scriveva Steve Lee nella email, in risposta a una domanda di Larry Page – che dal 1° aprile ha sostituito Eric Schmidt alla guida del gruppo. Page chiedeva come mai Motorola avesse scelto di utilizzare i servizi di location offerti da Skyhook invece che quelli di Google.

Poco dopo, Motorola ha deciso di passare ai servizi offerti dal gruppo di Mountain View e Skyhook, che prima forniva i suoi servizi anche a Google, ha fatto causa al suo ex partner per essersi intromesso nei rapporti commerciali con il produttore di Schaumburg e anche per la presunta violazione dei brevetti legati alla raccolta dei dati sulla posizione degli utenti.

 

Questa email, insieme a vari altri documenti, è stata depositata in tribunale nell’ambito della causa e getta ora nuova luce sul pensiero della società riguardo la raccolta dei dati sull’ubicazione degli utenti. Informazioni essenziali per il corretto funzionamento di molti siti e applicazioni mobili, indicava la mail, e anche di estrema importanza per società come Google – il cui sistema operativo Android è il più diffuso sugli smartphone dopo quello di Apple – che puntano sull’offerta di pubblicità mirate sulla base della posizione degli utenti, la nuova frontiera dell’advertising online.

La raccolta sui dati di location degli smartphone Android, spiegava Lee, è vitale anche perchè lo scorso anno Google ha smesso di collezionare i dati Wi-Fi nell’ambito del servizio Street View, in seguito alle proteste scatenatisi dopo che la società ha ammesso che le auto che stavano mappando le strade avevano raccolto inavvertitamente anche i dati personali delle reti wireless aperte.

 

Ted Morgan, Ceo di Skyhook, ha sottolineato che questi scambi di email tra gli executive dimostrano “quanto sia importante per Google possedere il sistema di posizionamento e quanto fossero preoccupati di perdere un produttore di dispositivi” come Motorola.

Skyhook, che ha iniziato a realizzare il suo database nel 2003, ha geocodificato 500 milioni di punti di accesso Wi-Fi e attualmente fornisce le informazioni di location per alcuni dispositivi Apple. La società offre i suoi servizi a pagamento, mentre quelli di Google sono gratuiti.

 

Sia Google che Apple – oltre a Nokia, Microsoft e altre società – sono state convocate per il 10 maggio a un’audizione presso la Commissione Giustizia del Senato Usa, che vuole approfondire la delicata questione della raccolta dei dati relativi alla posizione degli utenti, che sarebbe una pratica sempre più utilizzata dalle società impegnate nel competitivo mercato smartphone.

Apple, dal canto suo, ha spiegato nel dettaglio il perchè questi dati siano memorizzati in chiaro su tutti i dispositivi sui quali si effettua la sincronizzazione dell’iPhone, sottolineando che si è trattato di un bug che sarà presto risolto (leggi articolo).

 

Google, col consenso degli utenti, colleziona informazioni riguardo le reti wireless che circondano i dispositivi mobili basati su Android, registrando informazioni anche sulla posizione delle reti wireless vicine ai Pc se gli utenti utilizzano il browser Chrome.

Le società usano queste informazioni per creare database contenenti la posizione di milioni di access point Wi-Fi, che aiutano a determinare la posizione approssimativa degli smartphone e dei Pc connessi alle reti wireless. Google ha spiegato che questo metodo è più efficiente del GPS. Nel suo database, avviato nel 2006, la società ha i dati di 300 milioni di reti Wi-Fi e può individuare la posizione di un dispositivo entro un raggio di circa 250 metri.
Google non ha commentato le email ma in una dichiarazione della scorsa settimana ha spiegato che la condivisione dei dati di location deve essere attivata dagli utenti, i quali sono informati puntualmente sulle policy di raccolta, condivisione e uso del posizionamento per fornire una migliore esperienza. Ogni dato inviato a Google, ha sottolineato la società, “arriva in forma anonima e non è legato a un utente specifico”.

 

Il gruppo di Mountain View, intanto, è finito nel mirino anche dell’antitrust americano, che ha chiesto a diverse società hi-tech di fornire informazioni utili alle indagini sul presunto abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca online.
La FTC ha atteso l’esito di un’inchiesta condotta dal Dipartimento di Giustizia sull’acquisizione, da parte di Google, di ITA Software, approvata lo scorso 9 aprile.

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