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iPhone spioni: monta la polemica contro Apple, ma anche gli Android ci seguono

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Non sono mancate le reazioni politiche alla notizia – diffusa da due ricercatori americani – secondo cui l’iPhone tiene traccia di tutti i movimenti del suo proprietario su un file non protetto che viene archiviato sul computer quando si effettua una sincronizzazione dei dati e che potrebbe consentire a chiunque di risalire agli spostamenti effettuati (leggi articolo). Intanto, il Wall Street Journal lancia l’allarme: non sono solo gli iPhone, ma anche gli smartphone Android a ‘seguire’ gli spostamenti degli utenti. Secondo il ricercatore Samy Kamkar, infatti, anche i dispositivi Android prodotti da HTC trasmetterebbero la posizione degli utenti diverse volte ogni ora e collezionerebbero i dati ogni pochi secondi.

Il governo tedesco ha intanto chiesto spiegazioni al gruppo di Cupertino, che finora si è trincerato dietro un secco ‘no comment’.

“Ci sono alcune questioni aperte che devono essere chiarite dalla Apple in collaborazione con l’autorità competente per la protezione dei dati” in Germania, ha detto il ministro per la Protezione dei consumatori, Ilse Aigner.

Secondo il governo tedesco, Apple dovrebbe rendere immediatamente di dominio pubblico dove queste informazioni vengono memorizzate, per quanto tempo e a quale scopo, oltre che fornire dettagli precisi su chi può accedere a queste informazioni e quali siano i meccanismi per evitare accessi non autorizzati alle informazioni.

Anche Adoc, l’associazione dei consumatori italiana guidata da Carlo Pileri, chiede espressamente l’intervento del Garante privacy e invita Apple a chiarire le motivazioni e le finalità della raccolta dei dati di ubicazione degli utenti.

“E’ sconcertante la violazione della privacy operata dai dispositivi mobili della Apple ed è gravissimo che i dati raccolti non siano in alcun modo protetti da un sistema di sicurezza – dichiara Pileri – alla luce di quanto dichiarato da alcuni ricercatori, e rilanciato sulla stampa nazionale e internazionale, i dispositivi iPhone e iPad 3G raccolgono tutti i dati degli spostamenti effettuati dall’utente, archiviandoli in un file sul computer, liberamente accessibile, dopo aver effettuato la sincronizzazione dei dati, un’operazione standard e necessaria per questi dispositivi”.

Adoc chiede pertanto l’intervento del Garante privacy, che dovrebbe verificare la veridicità delle informazioni contenute nello studio realizzato dai due ricercatori americani Alasdair Allan e Pete Warden, dell’Università di Exeter e, nel caso, applicare eventuali sanzioni a carico della società.

“Adoc – ha concluso Pileri – ha inoltre denunciato l’accaduto a Apple, invitandola a chiarire immediatamente le motivazioni che hanno portato alla raccolta di tali dati all’insaputa dei propri utenti e sulle eventuali modalità di utilizzo degli stessi”.

Apple, intanto, è stata invitata dal senatore Ed Markey a rispondere dettagliatamente alle domande contenute nella sua lettera a Steve Jobs entro il 12 maggio.

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