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Home Entertainment: cresce lo streaming ma gli utenti amano ancora i Dvd?

Italia


L’Home Entertainment perde in Italia il 10,6% rispetto al 2010: oltre 47 milioni di supporti fisici venduti e 33 milioni di atti di noleggio compiuti per un fatturato prossimo ai 590 milioni di euro.

E’ quanto emerso dal Rapporto Univideo – Prometeia 2011. Il fatturato della vendita, pari a 336 mln, evidenzia un decremento del 2,6% grazie alla forte crescita del Blu-ray Disc e al successo di titoli forti che hanno permesso anche al Dvd di contenere la flessione.

Ancora contenuta l’incidenza del digital-delivery, ma nella parte finale dell’anno si sono moltiplicate le offerte di contenuti audiovisivi online, declinate in più modalità e con più player, a testimoniare l’attesa di un importante sviluppo nel futuro.

Secondo Univideo, il mercato del supporto fisico manterrà un ruolo rilevante anche nei prossimi anni, però internet sarà una grande opportunità. In futuro questa modalità di fruizione potrà integrarsi al mercato del supporto fisico generando effetti positivi sul giro d’affari complessivo del settore. Effetti che saranno tanto più rilevanti quanto più le forme di sfruttamento legali sapranno prendere il posto di quelle illegali.

Il supporto fisico, con i suoi indubbi punti di forza, è in continua evoluzione e si propone al momento come l’eccellenza dell’Home Entertainment. La larga dotazione di player nelle famiglie italiane e la facilità d’uso, fanno ritenere che per molto tempo ancora questo medium continuerà a essere fondamentale nella filiera di valore dell’audiovisivo.

Cresce la popolarità dei video digitali e online ma la gente continua ad amare l’old fashion dei supporti fisici. E’ quanto conclude un recente Report di NPD Group, secondo il quale la maggior parte dei consumatori comprano ancora Dvd o Blu-ray sebbene abbiano la possibilità di scegliere tra funzionalità sempre più innovative e ricche.

La Ricerca è stata condotta tra gennaio e marzo su un campione di 9.636 utenti americani di età superiore a 13 anni. Nel periodo considerato, il 77% degli intervistati ha dichiarato d’aver guardato un film su Dvd o Blu-ray, con una media di 4 ore a settimana. Il 49% ha detto di averlo fatto in sala e solo il 21% ha usato servizi di video on demand dal televisore di casa.

Gli utenti hanno anche detto d’aver speso il 78% del budget destinato al consumo video per i Dvd o i Blu-ray. A tutte le varie forme di downloading a pagamento (video on demand, pay-per-view, streaming) è stato destinato solo l’8%, mentre per Netflix si arriva al 15% probabilmente perché la piattaforme prevede il noleggio online di Dvd oltre che il servizio streaming.

Per NPD, coloro che stanno attendendo la morte dei supporti fisici dovranno ancora pazientare, nonostante il settore abbia registrato un calo annuo del 9% nelle vendite e nei noleggi.

“Le notizie riguardanti la bancarotta di Blockbuster o la chiusura di importanti store di videonoleggio – ha commentato l’analista Russ Crupnickhanno spostato l’attenzione degli osservatori verso la crescita di nuove offerte digitali, sottovalutando il valore e l’importanza dei supporti fisici per l’industria home video e per i consumatori”.

“Anche se le vendite e il noleggio dei Dvd sono al ribasso, questo non evidenzia la tendenza del mercato consumer verso l’abbandono del supporto fisico”.

Tuttavia non si può non riconoscere come il comparto del video digitale sia in forte espansione. La società non ha fornito stime precise su quanto denaro viene speso per acquistare Dvd in standard-definition o Blu-ray che assicurano invece la visione in alta definizione. La società s’è limitata a informare che il consumatore continua a preferire ciò che conosce meglio e reputa più familiare: il 59% predilige quindi acquistare SD Dvd mentre solo l’11% si rivolge ai Blu-ray.

Sebbene NPD spieghi la tendenza alla luce di questa preferenza, potrebbero esserci altri fattori che stanno frenando il pieno decollo dell’home video digitale. I maggiori nemici della Tv online sono da individuare nelle difficoltà della rete a reggere il traffico dati e nella mancanza di standard comuni per l’home theater. Se a questo aggiungiamo i problemi dell’industria cinematografica ad aprirsi ai media online o all’alta definizione i conti sono presto fatti e ben si capisce perché gli utenti preferiscano rivolgersi a supporti che considerano più familiari.

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