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Connected Tv: arriva anche YouTube. Ma per Augusto Preta i broadcaster avranno la meglio

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I broadcaster stanno tremando davanti all’avanzata determinata degli Over-the-Top sul mercato televisivo. La nuova notizia è che Google starebbe lavorando per aggiungere dei ‘canali’ su YouTube e guadagnare il proprio spazio sulla Connected Tv.

Secondo il Wall Street Journal, la compagnia californiana conterebbe di lanciare 20 canali premium incentrati sugli interessi dei telespettatori: serie Tv, entertainment, sport, arte…

Questi canali tematici saranno alimentati da contenuti ‘professionali’, da non confondere con i video amatoriali prodotti dagli internauti.

In altre parole, per questa nuova mission Google stringerà accordi con i produttori: studios cinematografaci, ma anche operatori via cavo che troveranno sulla piattaforma un nuovo canale di distribuzione.

La compagnia starebbe cercando di ritagliarsi una nicchia tra il selvaggio far-west degli user genereted content (UGC) e i programmi televisivi più costosi. Anche se alcuni canali potrebbero proporre video prodotti dagli utenti selezionati però da tastemakers.

Google avrebbe pianificato di spendere 100 milioni di dollari per contenuti low-cost ideati esclusivamente per la fruizione online.

 

Secondo le WSJ.com, YouTube sarebbe già in trattative con le talent agencies di Hollywood con Creative Artists, Willima Morris Endeavor e International Creative Management.

L’obiettivo è di offrire agli utenti, gratuitamente, da cinque a dieci ore di programmazione settimanale per canale da qui alla fine dell’anno. Al momento gli utenti passano su YouTube una media di 15 minuti al giorno.

In un primo tempo l’operazione riguarderà solo gli Stati Uniti per poi estendersi ad altri Paesi. Google non ha rilasciato alcun commento ma se dovesse riuscire a finalizzare il tutto, la nuova offensiva della web company dovrebbe far tremare i broadcaster tradizionali.

YouTube è frequentato da 600 milioni di utenti, tanto quanto Facebook, che ha chiuso un deal con Warner Bros per la distribuzione di film.

Entrambe le società sembrano ben intenzionate a canalizzare su internet gli investimenti della pubblicità televisiva, vista l’incredibile avanzata della Tv connessa. Solo per il mercato USA l’advertising su Tv rappresenta un business da 70 miliardi di dollari.

 

Il modo di vedere la Tv si sta ribaltando e sono sempre più i telespettatori che si rivolgono al web per i contenuti in streaming. Ad avere la meglio in questo contesto sono operatori come Netflix, Hulu e Amazon che stanno investendo massicciamente sul video on demand.

 

Stando ai dati del Report “The Future of Connected Tv” di Business Insights, la connected Tv invaderà il mondo con una crescita media annua del 58,3% nel periodo 2009-2014.

In Europa, come sottolineato nella Ricerca appena realizzata da ITMedia Consulting, ‘Next-Generation Television La sfida dell’Over-The-Top‘, si parla di un mercato allo stato nascente ma che varrà 3 miliardi di euro entro 4 anni.

 

Augusto Preta, Direttore Generale ITMedia Consulting, ha dichiarato a Key4biz che “Non vi è dubbio che stiamo assistendo a una crescente competizione sulla broadband TV, e in particolare sull’Over-the-Top su terminale televisivo. La sfida è stata lanciata prima dalla produttori di apparati attraverso la connected Tv e oggi sempre più dagli aggregatori internet based come Google”.

 

Gli operatori televisivi tradizionali stanno ancora brancolando nel buio, indecisi sulle nuove strategie. Ieri Dish Network s’è aggiudicato l’asta per Blockbuster che possiede i diritti cinematografici che potrebbero permettere alla Tv satellitare di lanciare in brevissimo tempo un servizio online on demand per competere con gli OTT.

 

Interessante però la riflessione di Augusto Preta, secondo il quale “In questa competizione sempre più accesa e globale, tuttavia, i broadcaster e gli operatori di pay-TV mantengono alcuni innegabili vantaggi competitivi che dovrebbero cercare di sfruttare nei prossimi mesi: hanno una solida base abbonati (e una gestione dei sistemi di pagamento già instaurata) e sono interessati a mantenerla ed incrementarla; possono far leva suoi propri asset unici e sulla propria esperienza. Adottare i contenuti OTT, specie per le offerte di catch-up TV, li consacrerà nel loro ruolo di aggregatore di contenuto anche nel mondo internet; e soprattutto (a differenza delle connected) non devono convincere gli utenti a connettersi alla rete IP, perché già sono loro clienti”.

 

Secondo le stime di Citigroup, lo scorso anno YouTube ha prodotto entrate per 544 milioni di dollari. Quelle provenienti dalla pubblicità sono poi state divise con i produttori di contenuti. Per il 2010 dovrebbe generare più di 800 milioni di dollari.

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