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Google Buzz, giustizia fatta. La società accetta le regole dell’Antitrust USA: ‘Rigido programma di controllo a tutela della privacy degli utenti’

Stati Uniti


Accordo raggiunto su Google Buzz. A un anno dal lancio del social network che ha sollevato diverse polemiche, Google ha finalmente ottenuto l’OK dall’Antitrust Usa.

Al centro della disputa, oggetto di una class action, la tutela della privacy.

In base all’intesa raggiunta con la Federal Trade Commission, Google si impegna ad adottare un ampio e rigido programma per migliorare la tutela dei dati sensibili dei propri utenti, che verrà sottoposto a controlli esterni ogni due anni per i prossimi 20 anni.

E’ la prima volta nella storia della FTC che l’Autorità esige un piano così impegnativo per un’azienda, che farà da monito per gli altri operatori.

“Le società – ha sottolineato l’Autorità – devono comprendere l’importanza di tutelare i dati sensibili degli utenti e adeguarsi a questi standard”.

Jon Leibowitz, presidente dell’Antitrust, ha dichiarato che “questo regolamento così rigido garantirà il rispetto degli impegni da parte di Google e un’alta protezione della privacy”.

 

Più specificatamente, secondo la FTC, Google ha abusato della fiducia degli utenti lanciando Buzz, un servizio nato in concorrenza con Facebook e Twitter ma che non è riuscito a ritagliarsi la giusta fetta di mercato.

 

Quando venne lanciato nel febbraio 2010 furono immediate le proteste dei Garanti privacy di tutto il mondo e, in particolare, quelli di 10 Paesi, tra cui l’Italia, (Canada, Francia, Germania, Irlanda, Israele, Olanda, Nuova Zelanda, Spagna e Gran Bretagna) scrissero alla società per accusarla di violazione di ‘norme e regole fondamentali in materia di privatezza’.

Le 10 Autorità denunciavano la trasformazione arbitraria di un servizio one-to-one  tra privati come Gmail in un social network.

Senza informare adeguatamente gli utenti e senza in alcun modo specificare le caratteristiche del nuovo servizio, infatti, Google ha assegnato a ogni iscritto Gmail una ‘rete’ di amici, ricavata dai contatti con i quali quella persona interagisce maggiormente tramite email o chat.

 

“Con questo comportamento – affermavano i Garanti – è stato violato un principio fondamentale e riconosciuto a livello mondiale in materia di privacy: ossia, che spetta alle persone controllare l’uso dei propri dati personali”.

 

Google, ha aggiunto il regolatore Usa, ha fatto credere ai propri utenti di Gmail che avrebbero potuto disattivare Buzz ma l’opzione per farlo non è mai stata attivata.

La FTC ha anche accusato Google di aver violato il patto Ue sulla privacy nella parte riguardante il trasferimento dei dati personali tra l’Unione e gli Stati Uniti.

 

In una nota, la società ha riconosciuto che il lancio di Buzz non era avvenuto nel rispetto delle regole di trasparenza e controllo.

“Intendiamo rinnovare le nostre scuse – ha ribadito Alma Whitten, Responsabile privacy della società – per gli errori commessi“, aggiungendo che Google s’impegnerà al 100% in una politica di “protezione degli interessi” degli utenti.

 

In un’altra causa riguardante Buzz, sempre in materia di privacy, la web company ha accettato di pagare 8,5 milioni di dollari ai sette ricorrenti. La maggior parte della somma sarà versata in un fondo per finanziare le organizzazioni che si occupano di tutela della privacy, mentre ai denuncianti andranno solo 2.500 dollari.

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