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Privacy: multa record per Google. Attraverso Street View ha raccolto informazioni sensibili da reti Wi-Fi non protette

Francia


Il Garante francese per la Privacy ha annunciato stamani d’aver inflitto a Google una multa da 100 mila euro per aver raccolto dati privati attraverso la contestata applicazione Street View.

“Si tratta di una sanzione record da quando, nel 2004, c’è stato riconosciuto il diritto di infliggere ammende finanziarie“, ha dichiarato Yann Padova, segretario generale della Commissione nazionale dell’informatica e delle libertà (Cnil).

 

“Come avevamo già detto precedentemente – ha commentato Peter Fleischer, responsabile per la Privacy di Google – siamo profondamente desolati d’aver raccolto senza volerlo dei dati personali che circolavano su reti Wi-Fi non sicure”.

“Una volta che abbiamo capito cosa stava accadendo, abbiamo fermato le nostre auto e abbiamo immediatamente informato le autorità francesi. Il nostro obiettivo è sempre stato di distruggere questi dati e siamo contenti che la Cnil ci abbia dato questa autorizzazione”.

 

Lanciato nel 2007, Street View offre una panoramica delle strade in 3D, permettendo agli utenti di sposarsi virtualmente lungo le vie. Questo servizio di Google ha però sollevato polemiche in diversi paesi perché in tanti casi avrebbe violato la privacy di molti utenti.

 

Lo scorso maggio, la società americana ha ammesso che le Google cars, le vetture utilizzate per scattare le fotografie a 360 gradi, hanno sfruttato punti di accesso Wi-Fi, “catturando” inavvertitamente anche informazioni sensibili, tra cui password ed e-mail.

Considerata la gravità dei fatti e il rischio per la privacy degli utenti delle reti Wi-Fi coinvolte, il 26 maggio 2010 la Cnil ha imposto a Google di bloccare l’incetta dei dati e fornirgli una copia delle informazioni raccolte su tutto il territorio nazionale.

 

Google, ha spiegato il Garante francese per la Privacy, nonostante la promessa di cancellare tutti i dati privati, ha continuato a usare gli identificativi dei punti di accesso Wi-Fi all’insaputa dei titolari. Non solo. A determinare la sanzione record, anche il fatto che si è  trattato di ‘raccolta sleale’ di informazioni e che Google, sostiene ancora il regolatore, avrebbe ricevuto benefici economici dai dati raccolti.

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