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Finanziamento della Tv pubblica: dopo la decisione Ue sulla ‘Telecom Tax’, le telcos francesi si mobilitano per essere risarcite

Europa


Le telcos sono in grande agitazione, dopo che la Ue ha deciso di rinviare davanti alla Corte di Giustizia il governo francese per la ‘telecom tax‘, introdotta per sopperire ai mancati guadagli derivanti dall’eliminazione della pubblicità dalla Tv pubblica nella fascia del prime time.

Secondo Bruxelles, questa tassa dello 0,9%, calcolata sul fatturato dei player tlc con entrate superiori ai 5 milioni di euro, ‘viola il Trattato Ue’.

Se la Corte, che per pronunciarsi si riserva almeno due anni, dovesse confermare quanto stabilito dalla Commissione, Parigi dovrà modificare la legge e restituire le somme illecitamente percepite.

 

Per la Ue, questa imposta è ‘incompatibile’ con il diritto comunitario secondo il quale ‘le tasse a carico degli operatori tlc devono essere direttamente legate alla copertura dei costi di gestione del settore telecom’. Queste tasse, spiega la Ue in una nota, devono essere ‘obiettive, trasparenti e proporzionate’.

 La procedura è stata avviata dalla Commissione Ue a seguito di una denuncia presentata dalla Federazione francese degli operatori telecom (FFT) alla fine del 2009.

 

Ma contemporaneamente il governo dovrà fare i conti con la grande mobilitazione che sta avvenendo sul fronte nazionale dove i grandi operatori tlc, eccetto SFR, hanno portato la questione davanti alla giustizia francese, appellandosi alla decisione di Bruxelles.

France Telecom, Bouygues Telecom, Free, Colt, Prosodie… hanno chiesto al tribunale amministrativo la restituzione della tassa versata allo Stato.

Le banche, visto che sono veramente pochi i dubbi che la Corte non accolga la posizione della Ue, hanno già manifestato la loro disponibilità a rimborsare in anticipo gli operatori.

 

I mali non arrivano mai soli. In teoria questa tassa avrebbe dovuto portare alle casse dello Stato almeno 400 milioni di euro ma, di fronte alle pressioni dei player, la base è stata ridotta per evitare il rischio che infrastrutture e servizi di altro tipo fossero venduti o dati in affitto. S’è così arrivati a una previsione di quasi 330 milioni di euro. Contemporaneamente è stata introdotta una tassa sul fatturato delle emittenti private. Ma anche in questo caso le azioni di lobbying sono state molto forti, riducendo le iniziali previsioni di 80 milioni di euro a 36 milioni.

 

Intanto Bouygues Telecom ha approfittato dell’affaire per verificare la legalità del finanziamento a France Télévisions. In effetti, le norme europee impongono che il denaro versato dallo Stato alle reti Tv pubbliche non debba superare il costo supportato per l’assoluzione degli obblighi di servizio. Mentre le attività commerciali devono rispettare le “condizioni di mercato”.

Dal 2007, infatti, tutto questo viene attentamente controllato dai revisori dei conti di France Télévisions, KPMG e PWC. Ma i risultati di questi controlli non sono resi pubblici.  

Bouygues Telecom sospetta che lo Stato versi in realtà troppo denaro alla Tv pubblica e ha chiesto al Ministro della Cultura di poter avere accesso alla documentazione ma la richiesta è stata negata.

Bouygues s’è rivolto allora al tribunale amministrativo, ma anche questo ha rigettato la domanda. I sospetti a questo punto sono più che legittimi.

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