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Dividendo digitale: aste a tutto vantaggio di governi e vecchi monopoli? Gli operatori alternativi lanciano l’allarme

Europa


Le aste per il dividendo digitale rafforzeranno i monopolisti europei? La vendita e il successivo riutilizzo delle frequenze attualmente in mano alle televisioni per i servizi a banda larga mobile in seguito al completo spegnimento del segnale analogico – lo switch-off dovrebbe concludersi entro fine 2012 – sta provocando non pochi malumori tra le parti in causa, in particolare tra gli operatori alternativi che temono un processo di assegnazione eccessivamente sbilanciato in favore degli operatori con maggiore forza di acquisto, i quali starebbero usando il loro peso finanziario e politico per escludere i concorrenti da questo ‘tesoretto’ di frequenze, che la Ue ha deciso di assegnare ai servizi a banda larga mobile.

Il pericolo, si legge in un articolo del New York Times in cui viene riportata la posizione dell’Ecta – l’associazione che riunisce gli operatori alternativi europei – è soprattutto per i consumatori, che potrebbero veder lievitare i prezzi per navigare internet dal cellulare, con un conseguente rallentamento dell’adozione dei servizi a discapito della crescita del mercato e degli ambiziosi obiettivi fissati dalla Ue, che per il 2020 vorrebbe la metà delle case europee coperta da connessioni ultraveloci.

Le aste svolte finora in Europa – in Germania, Austria e Svezia – sarebbero state concepite non proprio con in mente gli interessi dei consumatori. Secondo il direttore di Ecta Ilsa Godlovitch, anzi, “…stanno solo riaffermando uno stagnante status quo o addirittura riducendo la concorrenza”.

In tutti i casi, infatti, ad accaparrarsi queste importanti risorse sono stati gli operatori già dominatori del mercato: T-Mobile, Vodafone e O2 (Telefonica) in Germania, dove è rimasto fuori E-Plus (leggi articolo); in Austria le frequenze sono andate a Telekom Austria, Hutchison, T-Mobile (Deutsche Telekom) e Orange di France Telecom (leggi articolo), mentre in Svezia sono state assegnate a HI3G Access, Net4Mobility (Telenor e Tele2) e TeliaSonera Mobile Networks, mentre le offerte dei new entrant – Com Hem e Netett Sverige – sono state respinte perchè troppo deboli rispetto a quelle degli operatori affermati. (leggi articolo)

 

Oltre agli operatori, a guadagnarci sarebbero pertanto anche i Governi (quello italiano spera di ottenere 2,4 miliardi di euro, quello tedesco ne ha ottenuti 4,3, mentre quello svedese e quello austriaco ‘solo’, rispettivamente 233 milioni e 39,5 milioni), che ancora incassano milioni di euro ogni anno dai dividendi dei loro vecchi monopoli statali, i quali sono, nella maggior parte dei casi, anche tra le aziende nazionali con il più alto numero di dipendenti e, quindi, con una grande influenza politica.

Per Borgklint, Ceo di Netett Sverige ha denunciato che i termini dell’asta svedese sono stati fissati avendo come priorità quella di generare profitti per il Governo più che di assicurare l’ingresso di un nuovo player sul mercato. “L’asta – ha affermato – ha solo confermato lo status quo di quello che è un oligopolio nel mercato mobile nazionale e non è stata certo una vittoria per i consumatori”.

L’unico Paese in controtendenza è l’Olanda, dove i termini dell’asta sono stati stabiliti in modo da consentire l’ingresso dei new entrant Tele2 (di Stoccolma) e Ziggo 4, una joint venture tra l’operatore via cavo olandese Ziggo e UPC, divisione di Liberty Global.

 

Il commissario Ue all’Agenda digitale, Neelie Kroes, che ha fatto di questo piano una missione, ha sempre affermato che lo spettro dovrà essere riassegnato in modo da assicurare il miglior utilizzo di una risorsa tanto preziosa quanto limitata.

Nel nostro Paese, come in Gran Bretagna, Francia, Spagna e Svizzera i termini per le aste delle frequenze degli 800 Mhz non sono ancora stati fissati. In Gran Bretagna, l’Authority per le tlc dovrebbe renderli noti il prossimo 21 marzo e 3UK, l’operatore più piccolo, ha lanciato l’allarme, dopo che già a gennaio l’Ofcom aveva deciso di permettere agli operatori di riutilizzare lo spettro 2G per i servizi di nuova generazione, penalizzando quindi il gruppo, che non possiede una rete di seconda generazione.

Il Ceo Kevin Russel teme quindi che l’asta sia un’ulteriore opportunità per escludere la società dal mercato, ma l’Ofcom – sostiene una fonte vicina all’Autorità – starebbe in realtà studiando contromisure pro-concorrenziali come quella di stabilire un tetto alla quantità di spettro controllabile dai singoli operatori.
 

Anche l’associazione Cable Europe, che riunisce gli operatori televisivi via cavo, sostiene che i governi stiano pensando troppo al profitto e meno alla concorrenza del mercato: più gli Stati incasseranno, meno soldi gli operatori avranno infatti da spendere per realizzare le reti di nuova generazione.
 

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