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Separazione funzionale: l’Antitrust minaccia France Telecom di scissione

Francia


Si torna a parlare di ‘separazione funzionale’ dell’ex monopolista delle tlc. Non in Italia, ma in Francia, dove l’Antitrust sta premendo sull’Arcep per convincere France Telecom a studiare la possibilità di separare la rete dai servizi commerciali. Un’ipotesi di cui si è a lungo discusso anche in Italia ma che è poi stata accantonata.

La possibilità è stata evocata ieri dall’Autorità francese per la concorrenza che, per la prima volta da quando il mercato delle tlc è stato liberalizzato, nel 1996, ha deciso di avviare i lavori in vista dell’utilizzo degli strumenti messi a diposizione anche dalla Ue, che nel pacchetto telecom approvato alla fine del 2009 ha inserito la possibilità, per i regolatori nazionali, di imporre la divisione tra rete e offerta di servizi per ovviare alle strozzature persistenti della concorrenza sui mercati delle telecomunicazioni e ampliare le possibilità disponibili per i consumatori.

 

Si tratta, dunque, di uno strumento nuovo, utilizzato al momento solo in Gran Bretagna, dove l’incumbent BT ha fatto confluire le infrastrutture di accesso nella divisione OpenReach e sulla cui falsariga è nata in Italia Open Access, la divisione interna a Telecom Italia che si occupa della pianificazione tecnica della rete, della definizione e gestione del budget dei costi e degli investimenti per il mantenimento e sviluppo delle reti, dell’engineering delle infrastrutture gestite, della realizzazione degli interventi di manutenzione e costruzione delle reti in rame e fibra ottica, della produzione di servizi di rete destinati ai clienti finali e agli operatori, dell’assistenza tecnica per i clienti retail.

La separazione funzionale della rete di accesso obbliga gli operatori dominanti a separare la propria rete infrastrutturale dal ramo servizi, per consentire agli operatori alternativi – in Francia SFR, Free, Bouygues – di accedere alla rete di France Telecom alle stesse condizioni di Orange (la divisione mobile dell’operatore storico) e a condizioni più trasparenti.
“Una tale misura di natura strutturale – ha spiegato l’Antitrust francese – può apportare importanti garanzie sul buon funzionamento dei mercati e alleggerire il controllo dell’operatore dominante”.

 

A France Telecom, che nei giorni scorsi ha teso la mano a Free accettando di accogliere il concorrente sulla propria rete 3G, l’Autorità non ha mostrato solo il bastone, ma anche la carota, decidendo di considerare l’eliminazione di alcuni obblighi concorrenziali gravanti sull’operatore nelle zone più densamente popolate, così come l’ex monopolista aveva chiesto da tempo.

France Telecom, come la maggior parte degli ex monopolisti europei, si era schierata contro l’ipotesi della separazione funzionale già nel 2007, quando questa era in discussione nelle sedi europee in vista dell’approvazione del pacchetto telecom, considerandola un ostacolo alla competizione, all’innovazione e agli investimenti nel settore. L’introduzione di questo rimedio nella riforma del quadro normativo delle tlc europee era stata fortemente voluta dall’ex commissario Viviane Reding e sostenuta dagli operatori alternativi.

Secondo France Telecom, nello specifico, l’imposizione di una tale misura rischia di produrre un ritorno ai vecchi monopoli e rischia di far lievitare i costi e di bloccare gli investimenti nelle reti di nuova generazione, “riducendo la competizione sul lungo periodo e limitando la scelta dei consumatori”.

Si tratterebbe, insomma, di un rimedio peggiore del male.

 

Secondo una fonte vicina al dossier, l’Antitrust avrebbe chiesto all’Arcep solo di “mostrare i denti”, di minacciare France Telecom per evitare l’insorgere di nuove pratiche anticoncorrenziali in vista dello sviluppo della nuova rete in fibra ottica.

“La posizione dell’operatore storico – sottolinea l’Antitrust – resta forte nelle aree scarsamente popolate e nel segmento business” e France Telecom potrebbe essere tentata di precludere la concorrenza in queste zone.

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