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Telecom Italia: Franco Bernabè incassa nuovi consensi ma per gli analisti necessario focus sulla crescita

Italia


Il mercato italiano delle telecomunicazioni si avvia verso una fase di consolidamento e a beneficiarne potrebbe essere principalmente Telecom Italia, che ha già incassato l’apprezzamento degli analisti per aver centrato i target 2010 in termini di indebitamento, riduzione del rapporto debito/Ebitda e convinto sulle prospettive di crescita nei prossimi anni. Fattori che hanno convinto gli analisti di Deutsche Bank a confermare l’indicazione di acquisto delle azioni, pur limando il il target price da 1,46 euro a 1,45 euro. Al contrario, Citigroup ha alzato il target price da 1,2 euro a 1,3 euro per azione e anche Socgen ha rivisto al rialzo la valutazione sul titolo da 1,2 a 1,35 euro.

Tra le ragioni che spingono gli analisti a consigliare l’investimento su Telecom Italia, anche la possibilità che la società guidata da Franco Bernabè pensi di acquisire partecipazioni in gruppi già presenti sul mercato italiano: tra questi, gli analisti di Deutsche Bank indicano 3 Italia, che dopo l’asta delle frequenze potrebbe ripensare la sua posizione solitaria, o anche Fastweb, sulla base di indicazioni secondo cui la controllante Swisscom starebbe considerando di mantenere solo una quota di minoranza nella società.

 

In attesa del 12 aprile, quando gli investitori decideranno se rinnovare o meno di altri tre anni il mandato di Bernabè, gli azionisti di Telco hanno espresso sostegno alla sua gestione, portando il titolo a guadagnare il 15% dall’inizio dell’anno. Il 15 febbraio, l’ad di Telefonica, Cesar Alierta ha affermato di essere “molto felice” della gestione di Telecom Italia e che la società avrebbe mantenuto la propria posizione nella holding che controlla il 22,4% del capitale del gruppo italiano e nella quale rientrano anche Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Assicurazioni Generali. Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo ha commentato i risultati affermando che le performance finanziarie contengono “molti aspetti positivi”, soprattutto riguardo il Sud America, dove il gruppo ha passato “anni difficili” (leggi articolo).

La crescita in America Latina, dove sono state risolte diverse dispute con le autorità locali, e la riduzione del 12% dell’indebitamento, hanno dunque contribuito a sfumare le preoccupazioni sul calo del 17% delle vendite sul mercato domestico e Bernabè ha anche promesso un aumento del 15% dei dividendi fino al 2013.
“Penso che sarà confermato grazie ai risultati in Sudamerica e alla riduzione del debito”, ha affermato l’analista Emanuele Vizzini di Investitori SGR, sottolineando che però a Bernabè potrebbe essere chiesto di essere più aggressivo sulla crescita nel mercato italiano.

Entro il 15 marzo, gli investitori in possesso di almeno l’1% delle azioni ordinarie potranno presentare i loro candidati alla carica di amministratore delegato. La stampa italiana ha fatto delle ipotesi: secondo Il Messaggero, Bernabè potrebbe diventare presidente con funzioni aggiunte, mentre Repubblica indica come suo possibile successore l’attuale Ad di Poste Italiane Massimo Sarmi.

 

Da quando Bernabè è tornato alla guida della società nel 2007, il debito è stato ridotto da 35,7 miliardi di euro a 31,5 miliardi alla fine del 2010.

Un obiettivo ancora più importante alla luce del difficile contesto economico, come ha notato l’analista di Barclays Capital Jonathan Dann, secondo cui “…il taglio dei costi e la forza della società in America Latina contribuiranno a un’ulteriore riduzione del debito nel 2011”.

Secondo l’analista Robin Bienenstock di Sanford C. Bernstein & Co. “…Telecom Italia dispone di quello che è probabilmente il miglior asset mobile brasiliano, visto il valore a lungo termine della proprietà in termini di fatturato e generazione di cassa”.
 

Un po’ più difficoltosa la situazione sul mercato domestico – che genera ancora il 70% dei profitti totali – dove il gruppo, così come la maggior parte dei competitor europei, fatica a riprendere quota a causa della forte concorrenza e delle difficili condizioni economiche. Il fatturato, in Italia, è sceso del 7,4% a 20 miliardi di euro, mentre i profitti legati alla telefonia mobile hanno perso l’11%.

Secondo l’analista Marco Greco di Mediobanca, “la stabilizzazione sul mercato domestico è ancora lontana”, mentre per Tim Boddy di Goldman Sachs, Telecom Italia “ha uno dei profili più deboli in termini di crescita organica”.

La sfida maggiore, dunque, dopo quella di essere riconfermato, Bernabè dovrà giocarla sul fronte della crescita e in questo contesto avrebbe senso l’ipotesi di acquisire nuovi asset sul mercato domestico.

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