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NGN. Paolo Romani: ‘Coinvolgere gli Over the Top nella società per la rete’. I tempi verranno rispettati

Italia


I provider ‘Over the Top’ potrebbero entrare nella newco pubblico-privato che gestirà la realizzazione dell’infrastruttura nazionale in fibra ottica. Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani a margine di un convegno organizzato dal Cnr e dalla Fondazione Ugo Bordoni.

“Abbiamo detto spesso – ha spiegato Romani – che i cosiddetti ‘Over the top’ dovrebbero partecipare alla realizzazione della rete. Abbiamo pensato a coinvolgerli nella banda larga ma non abbiamo ancora formalizzato l’ipotesi di farli entrare”. Il dibattito sul ruolo degli operatori ‘Over the Top’ come Google e Facebook – i cui servizi hanno contribuito al decollo del traffico dati sulle reti mobili, ma rischiano allo stesso tempo di farle collassare se i gestori non provvederanno ad aumentarne la capacità – è nel vivo in Europa e negli Usa. I gestori delle reti vorrebbero infatti coinvolgerli nel finanziamento delle reti di nuova generazione attraverso un contributo grazie al quale gli OTT potrebbero avere una corsia preferenziale per i loro contenuti. Difficile, però, mettere tutti d’accordo, anche perchè una simile soluzione è invisa ai sostenitori della net neutrality, secondo cui tutti i contenuti che viaggiano su internet debbano essere trattati allo stesso modo.
Il Piano nazionale per la banda larga prevede la diffusione di internet a una velocità superiore i 100 MB sia su rete fissa (FTTH) per almeno il 50% della popolazione, sia su rete mobile (LTE), entro il 2020, in linea con gli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale europea. Il digital divide, già ridotto da 8 a 5 milioni di cittadini, dovrebbe così azzerarsi entro la metà del prossimo anno.

 

“I tre mesi che ci eravamo dati – ha sottolineato Romani – stanno per scadere. Penso che riusciremo a rispettare i tempi, ma se dovesse esserci bisogno di una settimana o due settimane in più non c’è nessun problema”.
“Avendo portato 100 milioni e il coinvolgimento della CDP -ha affermato Romani- dal mio punto di vista abbiamo fatto un enorme passo in avanti”.

 

Il principale azionista della Società per la rete NGN sarà infatti la Cassa depositi e Prestiti, che ha ottenuto l’OK dal Tesoro, secondo un modello che fonti del ministero definiscono ‘Stato imprenditore a tempo’. Al momento, non è stata definita la quota di partecipazione della CDP, ma si pensa a una presenza pubblica nella società di massimo dieci anni, per poi lasciare entrare il mercato. Un comitato esecutivo presieduto da Roberto Sambuco sta lavorando al business plan della società, che dovrebbe essere completato entro la fine di marzo e secondo Romani i tempi saranno rispettati, nonostante lo scetticismo che circonda il progetto.

 

Impegnata nello sviluppo della fibra ottica con un piano che prevede la copertura di nove città italiane entro il 2011, di 13 città entro il 2012, per arrivare al 50% della popolazione (138 città) entro il 2018, Telecom Italia ha da poco ottenuto il via libera dall’Agcom per le sperimentazioni del servizio Internet a 100 Mb, ma l’amministratore delegato Franco Bernabè prevede che quest’anno “di commercializzare un numero limitato di linee”.

Nei 4 mesi di test del servizio, secondo quanto stabilito dall’Agcom, Telecom Italia non potrà superare i 40 mila clienti, e l’Autorità dovrà inoltre riesaminare l’offerta alla luce delle dinamiche di mercato ed in considerazione delle caratteristiche dell’offerta all’ingrosso che Telecom Italia dovrà presentare quale tappa intermedia per la predisposizione di un’offerta evoluta di trasporto su fibra che Telecom Italia dovrà presentare entro il 2011.

Bernabè ha quindi ricordato che sul tema dell’NGN il ministro Romani ha aperto un tavolo di confronto e che gli operatori “stanno discutendo su un piano industriale condiviso. Vediamo – ha concluso – se riusciremo a raggiungere la soluzione giusta”.

 

Il presidente di Telecom Italia, Gabriele Galateri, invece, è tornato sulla questione dei fondi pubblici per la banda larga che via via sono andati diminuendo, passando da oltre un miliardo di euro a 800 milioni prima della crisi, fino a 100 milioni di euro, che poi si sono ridotti a 70 milioni perchè nell’ambito del maxiemendamento al decreto milleproroghe è stato deciso di dirottare 30 milioni di questi fondi all’accelerazione del passaggio alla Tv digitale.

“Speriamo che i 70 milioni che rimangono – ha detto Galateri – siano veramente destinati a ridurre il digital divide”. In Italia, ha concluso il presidente di Telecom Italia “…c’é circa un 10%” di zone non coperte dalle nuove tecnologie e questo è grave”.

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