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Global communication platform e Agenda Digitale, le sfide per rafforzare il mercato Ue. Intervista a Luigi Gambardella (ETNO)

Italia


L’ultimo rapporto della Commissione europea registra che i ricavi dell’intero settore delle comunicazioni elettroniche in Europa sono pari a circa 350 miliardi di euro. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza, è una cifra maggiore all’intero prodotto interno lordo del Belgio. Il 43% di tali ricavi sono derivanti da servizi voce o a banda larga su rete fissa, il 47% da servizi su rete mobile ed il restante 10% da servizi di IPTV. All’interno di questo segmento, un ruolo di preminenza è occupato dai principali operatori di telecomunicazioni, associati ad ETNO (European Telecommunications Network Operators), l’associazione europea con sede a Bruxelles.

 

Con l’inizio dell’anno, ETNO ha un nuovo presidente. È per la prima volta un italiano: Luigi Gambardella, Vice President di Telecom Italia per le Relazioni con le Istituzioni Europee e con gli Organismi Internazionali, con una lunga esperienza ed esteso network che va ben oltre i confini europei.
Gambardella è anche Presidente di EUBrasil, l’associazione per lo sviluppo dei rapporti tra Europa e Brasile, Presidente di Puntoit, l’associazione che promuove l’economia creativa e digitale in Italia, membro dell’Advisory e Support Group di BUSINESSEUROPE, membro del Board dell’European American Business Council; membro del Board dell’European Internet Foundation; membro del BIAC – Business and Industry Advisory Committee- presso l’OCSE; membro del Competitiveness Working Group of the European Round Table of Industrialists; membro del Comitato Europa di CONFINDUSTRIA. Gambardella si è laureato alla Università Bocconi con corsi di specializzazione sull’Unione europea al Collegio d’Europa.
Lo abbiamo incontrato a Bruxelles e gli abbiamo chiesto di spiegarci cosa bolle in pentola nell’agenda europea di settore, quali dinamiche vi siano tra competitori e quali sono gli obiettivi verso cui orientare l’attenzione. Ne è venuta fuori una lunga e serrata intervista, che fa luce su molti luoghi comuni e che apre il confronto su nuovi temi, che vi riportiamo di seguito.

 

 

Un italiano a capo di un’associazione così importante, ma cos’è esattamente ETNO e quanto pesa?

 

Gambardella. ETNO è l’associazione europea degli operatori di telecomunicazioni e rappresenta 41 operatori presenti in 35 paesi, comprendendo quindi anche operatori fuori dai confini dell’UE. Gli operatori membri di ETNO impiegano complessivamente un milione di persone.

L’aggregato dei ricavi degli operatori membri di ETNO nel mercato europeo, è pari a circa 250 miliardi di euro, mentre gli investimenti effettuati dagli stessi rappresentano il 70% del totale degli investimenti nel settore.

 

 

Key4biz.   Tuttavia si ha a volte la sensazione che l’ICT nel suo complesso rischi di perdere il ruolo rilevante occupato per anni, è così?

 

Gambardella. Non direi, la consistenza del settore è invece ancora più rilevante: con la presentazione della Digital Agenda, la Commissaria Neelie Kroes ha rilevato che l’ICT conta per il 5% del prodotto interno lordo dell’UE ed è responsabile per il 50% della crescita della produttività. Uno studio effettuato qualche tempo fa per la Commissione europea, mi riferisco al Rapporto Fornefeld ma anche ad altre indagini, ha rilevato che nella migliore ipotesi di sviluppo del mercato della banda larga, si creerebbero in Europa 2 milioni di nuovi posti di lavoro e sarebbero creati 1.080 miliardi di euro di valore grazie allo sviluppo di attività economiche online a valore aggiunto nel periodo 2006-2015.

Quanto allo sviluppo della banda larga, si continua a registrare uno sviluppo delle connessioni, con una forte accelerazione delle connessioni su piattaforme mobili. L’ultimo dato della Commissione europea registra una media europea della penetrazione della banda larga pari al 24,8 % della popolazione, il che significa che quasi la metà delle famiglie ha un accesso alla banda larga.

 

 

Key4biz.   Tuttavia è innegabile che il settore soffra oggi di una diminuzione generale della capacità d’investimento dell’industria, dovuta in parte alla crisi finanziaria globale…

 

Gambardella. Questo è vero, nel 2009 il settore europeo delle telecomunicazioni ha registrato una flessione dei ricavi del 2,2% e una diminuzione degli investimenti complessivi del 6,4% per un valore totale pari a 42,2 miliardi di euro. Il suo peso nel mercato mondiale è sceso dal 33% nel 2004 a poco più del 28% nel 2009.

 

 

Key4biz.   Insomma una contrazione di peso che mette più in evidenza le esigenze di investimenti richiesti da tecnologie che galoppano…

 

Gambardella.  A nostro parere, di fronte ad una situazione che evidenzia diverse criticità in termini finanziari, il settore delle comunicazioni elettroniche si trova in una fase molto delicata dal punto di vista delle sfide tecnologiche e il rilancio del settore deve guardare allo sviluppo di nuovi servizi per posizionarsi in maniera strategica nella nuova catena del valore indicata dal mercato dei servizi Internet.

 

 

Key4biz.   Come si collocano in questo contesto gli obiettivi dell’ Unione Europea?

 

Gambardella. L’Unione europea ha fissato obiettivi precisi per lo sviluppo dell’economia digitale del continente. La Digital Agenda è il primo dei piani d’azione presentato dalla Commissione nel quadro della strategia di crescita 2020. Questo è un messaggio molto importante: il settore dell’economia digitale è considerato fondamentale per garantire un nuovo ciclo di crescita dell’economia, soprattutto in termini di effetti positivi sulla crescita della produttività. Non solo, investimenti massicci per dotare l’UE di infrastrutture a banda larga sono indispensabili per garantire la competitività dell’economia europea nel contesto globale. Questo settore è quindi cruciale sia sul fronte delle sfide interne del mercato unico che con riguardo alla dimensione esterna, cioè del mantenimento di una posizione di primo piano dell’Europa verso le sfide che arrivano dalle economie emergenti.

 

Key4biz.   Sono obiettivi ambiziosi che devono ancora scontare il mancato aggancio della strategia di Lisbona…

 

Gambardella.  Gli obiettivi europei sono ambiziosi, sia in termini di investimenti in dotazioni infrastrutturali fisse e mobili che di creazione di un mercato interno di servizi online. Ma sono ance obiettivi condivisibili e che richiedono un grande sforzo da parte degli Stati membri per raggiungere un livello comune di sviluppo del settore. Oggi dobbiamo correre e i tempi sono imposti dalla competizione globale. L’obiettivo di sviluppo della banda larga prevede che per il 2013 tutti i cittadini europei possano accedere a connessioni a banda larga e che, per il 2020, dispongano di connessioni ad almeno 30 MB e che il 50% delle abitazioni siano connesse a velocità di almeno 100MB. E sono obiettivi per i quali dobbiamo lavorare, perché diventino obiettivi alla portata delle nostre esigenze. È  fondamentale che il percorso verso gli obiettivi della Digital Agenda veda una stretta collaborazione fra azione delle istituzioni – comunitarie e nazionali – e piani di sviluppo ed investimento dell’industria delle comunicazioni elettroniche.

 

Key4biz.   Ciascun Paese europeo cerca di trovare la propria via nazionale e in Italia? Quale potrebbe essere la strada per la realizzazione di una Digital Agenda italiana?

 

Più che mettersi a fissare nuovi obiettivi o fare nuove proposte a livello nazionale sarebbe necessario implementare le azioni previste dall’Agenda Digitale e assicurarsi che ciò avvenga in maniera corretta e nei tempi previsti. Non bisogna mettersi a cercare, nei diversi paesi europei, una via nazionale alla soluzione di problemi che sono globali. L’agenda digitale è anzi una occasione che gli stati membri devono sfruttare per contribuire al rafforzamento del mercato unico europeo, a beneficio di tutte le economie nazionali.

 

Key4biz.   In tutto ciò un ruolo chiave è quello assegnato alla diffusione della banda larga, che però richiede ingenti risorse a tutte le latitudini del continente, o sbaglio?

 

Gambardella.  La Commissione ha elaborato un piano specifico dedicato proprio allo sviluppo della banda larga. Questo è, come lei ha sottolineato, un aspetto di grande importanza e non a caso la Commissione ha indicato la necessità sia di un impegno “in prima persona” da parte degli stati membri sia di un attento monitoraggio dei progressi nel tempo. Tale azione di controllo è fondamentale affinché gli Stati membri si impegnino a raggiungere gli obiettivi comuni.

 

 

Key4biz.   Quante risorse occorrono su base continentale e per quali obiettivi di connessione?

 

Gambardella. In termini di investimenti necessari, secondo le stime della Commissione il settore pubblico e quello privato dovrebbero investire globalmente tra i 180 e i 270 miliardi di euro per raggiungere l’obiettivo della metà delle abitazioni  con connessioni ad almeno 100 Mbps entro il 2020. Oltre alla capacità di investimento dell’industria, la Commissione ha identificato come elemento prioritario per incoraggiare gli investimenti l’impegno da parte degli stati membri a ridurre i costi amministrativi associati al deployment delle reti.

 

 

Key4biz.   Sono obiettivi sfidanti, ma possono veramente aiutare il nuovo sviluppo di cui necessitiamo?

 

Gambardella. Il settore delle telecomunicazioni ha enormi potenzialità di crescita ed è oramai largamente riconosciuto sia a livello politico, sia dagli analisti economici, che il suo contributo è fondamentale in termini di crescita della produttività dell’economia. Tuttavia, ci troviamo in un momento molto delicato ed è molto importante che la Commissione europea, i regolatori e i governi nazionali comprendano appieno che l’industria necessita di alcune condizioni affinché siano effettuati investimenti di larga scala.

 

 

Key4biz.   Quanto pesano, in questo senso, regole e regolatori?

 

Gambardella.   Il ruolo dei regolatori è particolarmente delicato in questa fase in quanto devono individuare le regole più adeguate, coerenti con le politiche di sviluppo, a favorire i necessari e considerevoli investimenti per la fibra. L’Agenda Digitale comunitaria sostiene, correttamente, obiettivi ambiziosi di copertura per consentire in tempi rapidi l’accesso a servizi broadband ad alta velocità che permetteranno di collegare l’utente a nuovi servizi come l’ehealth o l’accesso online alla pubblica amministrazione.

 

 

Key4biz.   Il problema è che le regole definiranno le convenienze di investimento da parte dei player nel senso che condizioneranno le modalità di ritorni economici sugli investimenti necessari…

 

Gambardella.  E’ vero. Non è un caso che le opzioni di policy debbano ancora essere oggetto di ulteriore valutazione, per consentire criteri equi di remunerazione agli operatori che abbiano assunto il rischio degli investimenti in nuove infrastrutture.

 

 

Key4biz.   Quali sono i rischi?

 

Gambardella.  Il mancato recepimento di un quadro regolatorio adeguato può determinare scenari di mercato che possono registrare spostamenti non proporzionati del valore verso quegli operatori che non contribuiscano allo sviluppo delle reti e al miglioramento della qualità dei servizi. Il tutto con effetti distorsivi sulla scelta degli investimenti e sulla competitività europea, anche a lungo termine. Ma l’importanza di un’evoluzione su larga scala dell’ICT, e in particolare delle comunicazioni elettroniche, implica una riflessione di più ampia portata. In altre parole: non stiamo riflettendo solamente sui piani d’investimento di un settore dell’economia, ma anche su come garantire che le nuove tecnologie e le nuove reti possano garantire nei prossimi dieci anni i diritti dei cittadini alla libertà d’informazione e di opinione. Lo sviluppo di una “global communication platform“, aperta trasparente e competitiva, reso possibile da un altrettanto solido sviluppo delle reti grazie agli investimenti privati, garantisce una maggiore libertà di opinione da parte dei cittadini rispetto ai tradizionali sistemi di broadcasting. Proprio per questo, il lancio e la gestione al meglio di questo processo necessita di un’iniziativa allargata che veda coinvolti governi, operatori e società civile.

 

 

Key4biz.   A questo punto ci dica qual è la sua ricetta o, se vuole, le cose più importanti da fare…

 

Gambardella.  Rispetto alla questione degli investimenti, sarà fondamentale che i regolatori nazionali rispettino la libertà degli operatori di effettuare investimenti tenendo conto che ad essi sia riconosciuto un tasso di remuneratività ragionevole. La nuova Raccomandazione europea sullo sviluppo delle reti di nuova generazione (NGN) prevede per esempio elementi innovativi, riconoscendo che devono essere promossi meccanismi di condivisione del rischio, oltre che un approccio geografico nell’analisi dei mercati, cosi da applicare regole diverse e proporzionate al grado di concorrenzialità dei contesti regionali. E su questo punto è anche molto importante l’azione legislativa che la Commissione ha appena intrapreso per favorire un utilizzo più efficace delle frequenze che si liberano grazie al dividendo digitale, assegnandole agli operatori mobili, per lo sviluppo della banda larga senza fili.

 

 

Key4biz.   Quindi innanzitutto reti, ma poi occorrono i servizi Internet. Quali le criticità in questo ambito?

 

Gambardella.   La sostenibilità della catena del valore di Internet è il secondo elemento rilevante. Per permettere un reale sviluppo del mercato interno dei servizi online è necessario che gli operatori di rete possano remunerare i loro investimenti, oltre che sul deployment dell’infrastruttura, anche gestendo il traffico in rete in maniera efficiente e sfruttando le potenzialità insite nel rapporto con i propri clienti e nei nuovi segmenti di business: per esempio grazie allo sfruttamento delle potenzialità date dalle SIM card, oppure generando ricavi dal promettente mercato del mobile advertising.

 

 

Key4biz.   La sostenibilità di Internet cui fa riferimento apre un confronto non più eludibile con molti player della Rete. Quali sono le vostre osservazioni?

 

 

Gambardella.  È necessario capire la ragioni di un nuovo riposizionamento lungo la catena del valore di Internet. E voglio essere più chiaro. Emergono due problemi principali.

 

Key4biz.   Ovvero?

 

 

Gambardella.  Il primo è che non vi sono incentivi economici per gli operatori detti “Over the Top” a usare la banda in maniera efficiente. E il secondo è che è in corso un trasferimento di valore dal consumatore finale agli “Over the Top” mentre la parte centrale della catena del valore, le reti, rischiano di perdere la loro capacità di creare valore da un simile straordinario sviluppo del mercato.

 

 

Key4biz.   E, secondo voi, cosa occorrerebbe fare?

 

Gambardella.  E’ necessario trovare delle soluzioni che permettano di mitigare la pressione economica sugli operatori di rete. Internet è un mercato two-sided.  Da un lato, i consumatori beneficiano dell’accesso a una varietà di contenuti, dall’altro lato i fornitori di contenuti online beneficiano dell’accesso a un gran numero di utilizzatori, grazie alla banda larga. Gli operatori di rete forniscono la piattaforma che rende possibile questa relazione e devono trovare un sistema di tariffe efficiente e bilanciato sui due fronti per rendere il modello di business sostenibile nel lungo periodo.

 

 

Key4biz.   E se questo non accadesse?

 

Gambardella.  Se non vi saranno nuove fonti di reddito per gli operatori di rete, i crescenti problemi di congestione avranno l’effetto di diminuire la customer experience e limitare l’innovazione, dal momento che chi offre contenuti avrà più difficoltà a raggiungere i clienti e a sfruttare il proprio modello di business.

 

 

Key4biz.   Sta tracciando un quadro a tinte fosche, intende dire che si intravede un punto di rottura dell’attuale sistema?

 

Gambardella.  Intendo dire che il continuo incremento della capacità trasmissiva finanziato dai soli operatori di telecomunicazioni non sarebbe una soluzione né efficiente né praticabile. Ci sono dei forti limiti a quanto i consumatori sono oggi disposti a pagare. È necessario, pertanto, che i regolatori non adottino misure restrittive mirate ad impedire soluzioni di gestione differenziata del traffico e delle applicazioni (il cosiddetto traffic management), che consentano agli operatori di ottimizzare l’utilizzo della capacità disponibile in rete e fornire servizi a “qualità garantita”. Naturalmente ciò non mette a rischio i diritti dei consumatori, che potranno sempre godere di  servizi essenziali con qualità adeguata. L’attuale modello asimmetrico di regolazione trasferisce valore dagli utilizzatori finali e dagli operatori di rete verso gli “Over the Top“.

 

 

Key4biz.   E’ un problema di non facile soluzione che rischia di porre tutte le parti in commedia l’una contro l’altra armata…

 

Gambardella.  La percezione del valore è sempre stata sui due lati del mercato, ma la disponibilità a pagare fino ad ora è rimasta incentrata sul cliente. I fornitori di servizi di qualità avranno motivi per pagare per una certa qualità/priorità, se l’utilizzatore di questi servizi (o indirettamente il fornitore di pubblicità) sarà disposto a pagare per un certa qualità dei servizi. E’ per questo motivo che è importante preservare il principio di tariffe differenziate e basate sul valore per i servizi Internet come avviene in ogni altro mercato competitivo. I decisori dovrebbero sostenere iniziative commerciali che contribuiscono ad un utilizzo più efficiente della capacità a beneficio di tutti gli attori.

 

 

Key4biz.   Questo invita a immaginare una maggiore articolazione nell’offerta dei servizi Internet, una sorta di cambio di pelle delle attuali dinamiche competitive d’offerta…

 

Gambardella.  La scelta della soluzione commerciale migliore, oppure un mix di soluzioni, può essere diversa per i diversi operatori in ragione della loro rispettiva posizione lungo la catena del valore e della specifica situazione di mercato. L’obiettivo ultimo è, a mio parere, quello di massimizzare la scelta del cliente tramite offerte diversificate. Ciò permetterà un’innovazione continua, crescita economica ed investimenti efficienti in un contesto dove l’apertura di Internet è mantenuta. E, ripeto, sarà una scelta non più eludibie.

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