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Cresce l’industria culturale digitale. Cinema, musica, eBook e videogiochi i settori più avanzati, ma tutti attendono i provvedimenti antipirateria di Agcom

Italia


In attesa del pronunciamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), il prossimo 17 dicembre 2010, per un’azione più incisiva a favore della tutela del diritto d’autore, si è tenuto ieri a Roma, su iniziativa di Paolo Marzano (Docente di Diritto della Proprietà Intellettuale alla Luiss Guido Carli di Roma e Presidente del Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore), un incontro organizzato dall’Università Luiss al Centro Studi Americani e dedicato a “I nuovi modelli di business dell’industria dei contenuti nell’era di Internet“. Obiettivo del seminario, a cui hanno partecipato i rappresentanti dei più rilevanti segmenti dell’industria culturale e dell’intrattenimento, è stato mostrare quanto l’azione della pirateria digitale e multimediale sia un ostacolo reale allo sviluppo del mercato legale, al rilancio dell’industria culturale e un freno all’innovazione e alla creatività. Un problema ovviamente non solo italiano e che in tutta Europa sta trovando soluzioni di vario genere, ma tutte orientate alla ricerca di provvedimenti inibitori il consumo illegale di contenuti in rete e in grado di risanare il settore. A breve anche l’Italia avrà l’occasione, al pari di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, di pronunciarsi con un provvedimento avanzato, in gradi di tutelare il diritto di autore anche su Internet. Ecco perché l’attenzione è tutta puntata sull’Agcom e al giorno in cui saranno presentate le nuove linee guida sul trattamento del diritto di autore e sul contrasto alla pirateria digitale. Fenomeno che i relatori invitati al seminario hanno condannato all’unanimità, per i gravi danni che sta infliggendo a tutto il mercato dell’industria culturale nazionale e internazionale, in cui file-sharing, streaming e download sono tutti strumenti che offrono l’opportunità all’utente di procurarsi film e file musicali senza pagare il dovuto prezzo della loro produzione. Un provvedimento che non avrà natura penale, ma sostanzialmente amministrativa, teso a colpire non il consumatore ma la fonte stessa dell’attività illecita, rendendo la legge più attuabile ed efficace.

 

Internet è il futuro dell’industria culturale, ma al momento è anche la sua croce, come ha voluto intendere il moderatore dell’incontro Raffaele Barberio, direttore di Key4biz, quando ha affermato che: “Le grandi trasformazioni del settore sono legate al cambiamento dei mercati, non più verticali, ma orizzontali, frutto dei processi di digitalizzazione in atto da anni e che sono supportati dall’enorme diffusione di device elettronici in grado di riprodurre file audiovisivi in ogni condizione“. Strumenti che da una parte stimolano l’industria ad innovare e ad investire nel settore, dimostrando l’enorme potenziale di pubblico e di guadagni, ma dall’altra offrono all’utente l’opportunità di accedere ad un’offerta illegale che sembra essere sempre al passo con i tempi. “C’è da chiedersi dunque quali siano le esigenze di questi consumatori, che tipo di domanda esiste oggi su Internet di mercato legale e in che modo si stiano muovendo i produttori di contenuti su tale panorama in veloce evoluzione“, ha suggerito nel suo saluto alla sala il professore Paolo Marzano. Un’industria, questa della cultura e dei contenuti digitali, che finalmente è equiparata in tutto e per tutto a quella più tradizionale della manifattura, ha sottolineato Paolo Ferrari, Presidente di Confindustria Cultura Italia: “Con oltre 20mila imprese, 300mila addetti e un fatturato di 20 miliardi di euro“. Quindi un mercato vivace e dalle enormi potenzialità che giustamente chiede di essere sostenuto in questa fase delicata di affermazione e in cui l’azione della pirateria si fa sentire in termini di perdite di guadagni e di occupazione. Per rimanere competitivi serve investire costantemente in innovazione e in infrastrutture, ma il ruolo dell’imprenditore che cerca di inserirsi sul mercato si fa difficile, sia per la mancanza di norme chiare che di inventivi, sia per il livello di illegalità che purtroppo ancora si registra alto.

 

D’altronde, come ha ben spiegato Jane Ginsburg, esperta di diritto d’autore e docente presso la Columbia University, per offrire contenuti culturali in rete non c’è altra strada che chiedere il permesso ai legittimi proprietari, cioè remunerare il loro lavoro attraverso i diritti d’autore: “Ci sono diversi modi per fare questo e la legislazione è ampia, ma serve la licenza per offrire sul web, attraverso un sito e i diversi strumenti per l’acquisizione dei file, opere a carattere culturale“. “A volte – ha commentato la Ginsburg – non si trova l’autore, allora si può decidere di procedere lo stesso alla distribuzione dell’opera, fino a quando qualcuno non reclami la proprietà dei diritti d’autore. In questo caso basta togliere il titolo dall’offerta, ma le situazioni sono varie, perché potrebbero essere gli stessi utenti a rendere disponibili sulla piattaforma dei contenuti senza licenza, in questo caso non è responsabile il proprietario del sito, ma come nel caso precedente basta che qualcuno glielo faccia notare per eliminare i file incriminati dal sito. La cosa importante è che in nessuno dei casi l’imprenditore deve essere accusato di trarre profitto dalla pubblicazione o dalla presenza di contenuti illeciti sul suo sito“. In effetti, come ha spiegato la professoressa, ci sono tantissimi casi giudiziari in cui l’oggetto del processo giudiziario è proprio il profitto che deriva dall’offerta illegale di contenuti online, come nel celebre caso che ha visto contrapposte la scorsa estate Viacom e YouTube negli Stati Uniti.

 

Nella successiva Tavola Rotonda, moderata sempre da Raffaele Barberio, un po’ tutti i principali rappresentanti dei diversi segmenti dell’industria culturale nazionale, dall’editoria all’industria del software, da quella cinematografica a quella della musica, passando per i videogiochi, hanno avuto modo di affrontare il tema della digitalizzazione dei prodotti e della necessità di una maggiore tutela degli stessi. Gaetano Ruvolo, Presidente AESVI – Associazione Editori Software

Videoludico Italiana, ha mostrato i dati del settore del gaming e nello specifico dei videogiochi, ormai diffusissimi nelle famiglie italiane, con 7 su 10 che ne possiedono almeno uno e oltre 1 milione di persone che si connette tramite console alla banda larga: “La PlayStation3 consente oggi a tantissime famiglie di divertisti, di intrattenere i propri figli, di relazionarsi con loro e di connettersi alla rete a banda larga in tutto il territorio. Nel mondo tale numero sale a 60 milioni di persone che si connettono e interagiscono online. Un network che la Sony sviluppa e innova continuamente, ma che la pirateria rischia di mettere in crisi, visti i fatturati illeciti che ormai si aggirano attorno ai 600 milioni di euro“. Roberto Guerrazzi, Presidente Univideo – Unione Italiana Editoria Audiovisiva, ha invece sottolineato come la produzione di contenuti culturali, in questo caso audiovideo, significhi per un’azienda grandi investimenti in innovazione e strategie di mercato e quanto importante sia un ritorno di tali investimenti per ulteriori piani di sviluppo: “E’ necessario arricchire i supporti con cui si consuma un’opera e soprattutto è fondamentale remunerare il titolare del contenuto. Oggi noi puntiamo al Blu Ray per offrire all’utente il migliore intrattenimento possibile, ma certamente anche Internet ha e avrà un ruolo chiave per la distribuzione dei prodotti culturali, consentendo di sviluppare nuovi modelli di business e un mercato legale che permetta la partecipazione di tutta la filiera digitale“.

 

Stesso discorso per l’industria musicale, rappresentata al seminario Luiss da Enzo Mazza, Presidente Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana), che evidenzia quanto il valore del segmento della musica digitale stia crescendo in Europa (2,1 miliardi) e negli USA (2,7 miliardi): “Negli Stati Uniti il mercato leader è il download, mentre in Europa è lo streaming, ma in entrambi i casi si sono sviluppati degli ottimi modelli di business, che vanno dagli abbonamenti freemium a quelli che sfruttano o il contenuto o il device, fino agli abbonamenti offerti ai provider stessi“.

Tutti casi in cui si può scaricare o consumare musica online in maniera legale e ad un prezzo contenuto.

In Italia – ha sostenuto Mazza – da una recente indagine si evince che il 31% non acquista ancora contenuti digitali, che il 54% compra CD nei negozi e che il 23% lo fa online, ma la cosa che colpisce di più è che dove è forte la penetrazione di device come l’iPod è più alta la propensione all’acquisto di brani musicali, dove viceversa è forte la diffusione di lettori comuni di MP3 è più evidente la tendenza a procurarsi musica illegalmente“.

 

Un mercato, quello musicale, che in tutta Europa sembra mostrare buoni segni di tenuta, nonostante la crisi e la pirateria digitale. “Il mercato della musica digitale ha raggiunto nel 2009 un valore di circa 604 miliardi di euro – ha osservato Olivia Regnier, Director European Office IFPI – con oltre 250 server musicali per un totale di 1 miliardo di download legali. Risultati ottimi, rovinati solo dalle perdite inflitte dalla pirateria digitale, pari al 41% del fatturato totale, con oltre 20 miliardi di download illegali“. Da qui la necessità di un’azione forte e decisa contro la criminalità informatica e la pirateria digitale, che già in altri Paesi europei ha dato dei buoni frutti, pur se contrastati, come l’HADOPI in Francia, il Digital Economy Bill in Gran Bretagna, la Law on Sustainable Economy in Spagna e l’Enforcement Directive dell’Unione Europea. Sistemi di contrasto al Peer-to-Peer (P2P), il file sharing e il download selvaggi, che accomuna un po’ tutti i segmenti dell’industria culturale. Ottimo anche lo stato di salute del cinema, come ha riferito Riccardo Tozzi, Presidente della Sezione Distributori Cinematografici, ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali), con un aumento di biglietti venduti fino al 50% in più entro la fine di quest’anno e soprattutto un aumento della quota della produzione nazionale cinematografica, che è la più alta in Occidente dopo la Francia. “Questo grande risultato – ha detto Tozzi – è frutto di una profonda riorganizzazione del settore che ha portato ad investire, innovare e impiegare nuove professionalità. Noi oggi non guardiamo più alla televisione, che pure resta una fonte di guadagni notevole, ma siamo obbligati a cercare nuove strade e tra queste c’è certamente Internet oltre alla sala cinematografica. Solo che allo stato attuale i rischi in cui si incorre con la pirateria digitale sono pari ai vantaggi potenziali“.

 

Da tempo anche l’industria libraria si è affacciata sul digitale, ci ha confermato Gianmarco Senatore dell’AIE (Associazione Italiana Editori) prima con prodotti professionali di nicchia, poi con il recente fenomeno eBook: “Un mercato che a livello di editoria tradizionale vale circa 3,5 miliardi, mentre per il libro elettronico si parla ancora di un 1%  e circa 8000 titoli offerti. Numeri esigui, questi ultimi, ma che sono molto rilevanti se confrontati con lo 0,03% del 2009“. “Ovviamente – ha specificato Senatore – l’editoria guarda al web come canale inevitabile per una distribuzione più ampia e capillare, con il print on demand e gli eBook stessi, ma assieme agli altri chiediamo una maggiore attenzione al fenomeno pirateria digitale che comincia  farsi sentire, con circa 350 milioni di fatturato illegale“.

 

Industria culturale che nel suo complesso segna molti punti a suo vantaggio e che, ha ricordato Matteo Mille, Presidente BSA (Business Software Alliance), deve tutto a quella del software. Senza il grande sviluppo dei programmi informatici che oggi conosciamo non avremmo modo di parlare di piattaforme di distribuzione, di contenuti digitali e di modelli di business: “Come anche di pirateria digitale. Noi siamo stati i primi ad essere colpiti dalla criminalità informatica, con un mercato nero a cui praticamente accede un italiano su due. Il tasso di pirateria nel nostro settore è al 49% per un valore di 1200 milioni di euro. Se non vi fossero i pirati informatici, ha dimostrato un recente Rapporto IDC, oggi avremmo 600 mila posti di lavoro in più, un fatturato di 141 miliardi e 24 miliardi di entrate fiscali in più“. “L’IT è una componente fondamentale – ha ribadito poi Antonello Busetto di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici – per tutta la catena del valore dell’industria culturale nazionale. Oggi in Italia il mercato dell’eContent vale 6.527 milioni e nel 2011 se ne stima uno di circa 7.327 milioni di euro, con le componenti a pagamento e la pubblicità in crescita costante. In questo settore troverebbero posto anche i contenuti pubblici, che acquisterebbero maggiori spazi e otterrebbero interessanti ritorni economici, utili al sostentamento dell’esigente patrimonio culturale italiano“.

 

Un mercato quello digitale che, come abbiamo potuto constatare durante il seminario della Luiss, cresce e, nonostante la pirateria informatica, continua ad innovare e produrre utili. “Grazie anche alla voglia di fare impresa dei soggetti coinvolti – ha commentato in chiusura Marzano – alla tenacia di chi quotidianamente lavora e crede nello sviluppo di un settore che va avanti e riesce a competere anche sui mercati internazionali. L’Agcom, dal canto suo, può ora dare un grande contributo alla causa della legalità, con un provvedimento da tutti atteso che consenta di metter fine al problema della pirateria digitale e il Comitato Consultivo Permanente ne seguirà gli sviluppi nei prossimi giorni“.

 

 

Seguono SLIDES presentate durante l’incontro da:

 

Antonello Busetto – Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici

   

Enzo Mazza – FIMI

  

Matteo Mille – BSA

  

Gianmarco Senatore – AIE

 

 

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