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Rai in sciopero. Per i vertici: ‘Diritto da rispettare ma si protesta contro azienda impegnata a risanare il bilancio’

Italia


La Rai è in sciopero per esprimere contrarietà al Piano Industriale 2010-2012. L’astensione dal lavoro è stata proclamata da Slc Cgil, Uilcom Uil, Snater, Ugl Comunicazioni, Libersind Conf.Sal, rappresentative degli operai, impiegati e quadri della Rai, con l’adesione dell’Usigrai.

“I Telegiornali e i Giornali Radio della Rai – spiega una nota pubblicata sul sito internet del Tg3 – andranno in onda in forma ridotta e senza servizi in voce per l’astensione audio-video dei giornalisti indetta dall’Usigrai in concomitanza e in adesione allo sciopero generale degli operai, impiegati e quadri proclamato da Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Confsal in risposta al Piano Industriale”.

 

In un comunicato, l’Usigrai spiega l’astensione in risposta “al Piano Industriale che esternalizza il lavoro, cede settori strategici della Rai, espelle lavoratori riducendo la capacità produttiva, ideativa e informativa del servizio pubblico radiotelevisivo, mettendo di fatto a rischio il futuro della più grande azienda culturale del Paese, che deve essere garanzia di pluralismo e democrazia. In una giornata di protesta di tutti coloro che lavorano per la Rai, anche i dirigenti devolveranno una somma a Telethon in segno di solidarietà e partecipazione”.

 

L’azienda ha replicato che “Il diritto di sciopero va sempre rispettato e garantito ma i radioascoltatori devono sapere che in questo caso si tratta di uno sciopero contro una Rai impegnata a risanare per la prima volta, in maniera seria e responsabile, il proprio bilancio e pertanto a difendere i posti di lavoro; contro una Rai in grado di vincere, e quest’anno con un distacco record, la competizione degli ascolti; contro una Rai capace, in pochi mesi, di moltiplicare la propria offerta passando dagli storici 3 canali analogici ai 14 digitali tutti a titolo gratuito con un grande vantaggio per i telespettatori. Rai continua a ritenere che vadano rigettate tutte le provocazioni e le strumentalizzazioni politiche e che invece la ripresa del confronto con tutte le componenti sindacali sia la maniera per poter ricercare soluzioni strutturali e governare i processi di cambiamento in atto”.

 

La Rai sta infatti cercando di portare nuova linfa alle esangui casse, tentando in particolare di portare avanti iniziative per combattere l’evasione del canone.

Sono 16,5 milioni gli abbonati Rai, su 22 milioni di famiglie presenti in Italia: l’evasione tocca dunque una quota percentuale del 26,5%, con una perdita di ricavi pari a circa 600 milioni di euro l’anno a fronte di 1,6 miliardi di introiti. Sono le cifre rese pubbliche da Stanislao Argenti, direttore del settore Abbonamenti Rai, in occasione della presentazione della nuova campagna abbonamenti.

Da 10 anni a questa parte – secondo quanto indicato da Argenti – si registra una crescita di circa 400 mila nuovi abbonamenti l’anno.

Per quanto riguarda il mercato dell’utenza speciale, invece, su 9600 esercizi pubblici gli abbonati al 31 ottobre 2010 erano 263 mila con un introito pari a oltre 60 milioni di euro, con una evasione stimata intorno al 60% e una perdita di 102 milioni di euro.

 

Proprio per contrastare l’evasione del pagamento del canone, nei giorni scorsi il direttore generale Mauro Masi ha annunciato come primo intervento la costituzione di una task force di 50 nuovi agenti, che si aggiungeranno ai 126 già in forza, per potenziare la rete già operativa sul territorio e che si concentreranno sul recupero dell’evasione da canone speciale (Leggi Articolo).

Gli ispettori non hanno poteri sanzionatori, ma solo informativi: raggiungono le abitazioni dei cittadini che non pagano il canone e rilasciano il bollettino per il pagamento. Si stima che la loro azione consenta di recuperare 120 mila abbonamenti l’anno e che il 40-50% delle persone che ricevono la visita degli ispettori decida poi di pagare.

 

A questo, ha spiegato Argenti, “bisognerebbe affiancare un intervento normativo specifico” e in tal senso l’azienda ha sensibilizzato le autorità competenti perché vengano definite norme antievasione. Le Regioni più virtuose per il pagamento del canone sono Liguria e Alto Adige al Nord, Toscana al centro e Puglia al Sud; le meno virtuose Campania, Sicilia e Calabria. L’Italia, ricorda la Rai, ha attualmente il canone più basso d’Europa: 109 euro circa contro i 162 della Gran Bretagna e i 215 della Germania. L’ammontare del canone per il 2011 deve essere ancora stabilito dal ministero dello Sviluppo Economico.

 

Tra le proposte normative per abbattere l’evasione c’è quella di rendere obbligatorio il pagamento del canone per chi paga la bolletta elettrica. Un passaggio successivo, reso complicato dalla presenza di 165 erogatori del servizio, è di pagare il canone direttamente nella bolletta elettrica. La Rai ha chiesto l’accesso ad archivi, come quello delle pay-tv, attualmente impedito dalla legge sulla privacy. Una misura allo studio è l’indicazione del possesso dell’apparecchio al momento della dichiarazione dei redditi.

 

“Serve una riforma capace di ridurre la vergognosa evasione“, ha commentato il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai Giorgio Merlo.

“Almeno su questo versante, al di là del giudizio che si può dare sull’attuale vertice di viale Mazzini -ha aggiunto l’esponente Pd – è necessaria una norma legislativa che agganci il pagamento del canone Rai ad altre bollette, cioè alla fiscalità generale. E’ l’unico modo per battere questa squallida ed indecorosa evasione”.

 

Intanto parte la nuova campagna abbonamenti della Rai per il 2011 che si è affidata a una frizzante e divertente serie di spot ideati e diretti da Alessandro D’Alatri (al suo terzo incarico consecutivo), il quale ha scelto uno spassoso “gioco di dialetti” per ricordare l’esistenza – con conseguenti obblighi – del canone. Ma non solo. Perché D’Alatri i suoi spot li ha ideati e girati anche in chiave di auguri Rai per le prossime festività natalizie e anche per sottolineare la celebrazione nel 2011 dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

 

D’Alatri ha rilevato come in molti casi si siano perduti nel tempo i dialetti – tanto è vero che alcuni degli attori impegnati negli spot hanno fatto ricorso ad anziani parenti per ‘rinfrescarsi’ la memoria e usare termini ormai lontani – e questo perché è subentrato “un senso di identificazione nella lingua italiana“, e la Rai “è stata protagonista nel lavoro della ricostruzione nazionale. E’ stato un bel viaggio in un’Italia che comunque mantiene le sue radici di un tempo”. E il processo di alfabetizzazione e crescita culturale del paese, favorito dalla Rai, “è un percorso che noi tutti dobbiamo riconoscere, e mai dimenticare, al lavoro e alla passione di tutti gli uomini e le donne che hanno dato e che continueranno a dare alla Rai. In questa visione il ‘gioco dei dialetti’ da me usato nella comunicazione della campagna 2010/2011 è stato il pretesto per ricordare con un sorriso il percorso maturato da tutti noi in questi ‘giovanissimi’ 150 anni di storia nazionale“.

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