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Che fine ha fatto il WiMax mobile? Analisti scettici sul futuro della tecnologia, schiacciata dall’LTE

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Quando si affacciò sul mercato, il WiMax mobile era una tecnologia decisamente troppo avanzata. Ora che il suo momento sembrerebbe essere giusto, la tecnologia LTE minaccia la sua sopravvivenza.

Organizzare le comunicazioni mobili in pacchetti IP è un passo logico, dato che i dati disponibili su internet sono organizzati in questo modo e il costo delle attrezzature per l’instradamento dei pacchetti è relativamente basso. La tecnologia LTE – ultima evoluzione del 3G – è progettata per supportare l’IP, ma il WiMax offriva accesso radio all-IP già molto tempo prima dell’avvento di LTE e HSPA.

Il Mobile WiMax (IEEE 802.16e) è una tecnologia TDD (Time Division Duplex) e usa la divisione delle frequenze (FDD):  la trasmissione in uplink e downlink, cioè, avviene sulla stessa banda di frequenze, ma i segnali nelle due direzioni sono separati temporalmente ed è quindi adatta alla trasmissione di segnali di tipo asimmetrico quale la trasmissione dati.

In quanto allo spettro, il WiMax è una tecnologia molto flessibile e può operare su diverse bande: 2.3GHz, 2.5GHz, 3.3GHz, 3.5 GHz, 5GHz e oltre. Si tratta, dunque, di una tecnologia eccellente per fornire accesso mobile all’ultimo miglio.

 

Il WiMax, spiegano gli analisti di Analysys Mason, non è stato tuttavia capace di capitalizzare queste opportunità, soprattutto per l’indisponibilità di spettro TDD al momento della sua comparsa. Fattore che non ha consentito all’industria di raggiungere le adeguate economie di scala e un buon livello di competizione.

Il WiMax, insomma, è stato relegato ad una nicchia che l’LTE rischia di rimpicciolire ulteriormente.

Gli operatori che più avevano puntato sulla tecnologia sono il russo Yota e lo statunitense Clearwire ma il primo ha già annunciato l’intenzione di virare verso l’LTE, mentre il secondo soffre di problemi di liquidità e si appresta a tagliare i costi, mettendo in forse l’ulteriore sviluppo della tecnologia.

L’LTE, dal canto suo, ha tutti i vantaggi del WiMax e anche di più: come il WiMax è all-IP e flessibile in termini di banda, supporta diverse frequenze e, ovviamente è TDD, oltre a essere il ‘successore naturale’ del Gsm e dell’Umts. La tecnologia LTE, dunque, ha un’ottima base di partenza su cui costruire il proprio futuro e, di conseguenza, l’ecosistema di dispositivi che la supportano crescerà enormemente nei prossimi anni, mentre i costi – anche per i device di fascia alta come i tablet o gli smartphone – continueranno a scendere.

 

Diversi i fattori che aiuteranno l’LTE a relegare ulteriormente ai margini del mercato il WiMax: al momento, gli operatori tendono ad adottare il TDD o l’FDD per l’LTE. Tuttavia, recenti aste hanno assegnato agli operatori sia spettro TDD che FDD nelle frequenze 2.3GHz e 2.6GHz, dando l’opportunità di adottare LTE TDD e di diffonderne ulteriormente l’uso.

I produttori di chip come Qualcomm, supportano sia TDD che FDD su un solo chipset, mentre la disponibilità di un numero consistente infrastrutture WiMAX 802.16m, vero competitor dell’LTE, non arriverà che nel 2011.
 

Considerando questi fattori, concludono gli analisti, è difficile comprendere quale posto il WiMax occuperà nello spazio dell’accesso wireless.

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