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Cyberwar: quaranta esperti a lavoro per prevenire gli attacchi della rete. Anche l’Italia nel working group

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C’è anche l’Italia nel gruppo di lavoro che cercherà di trovare e approfondire nuove soluzioni per contrastare i pericolosissimi attacchi dei sempre più preparati criminali della rete. Un gruppo di esperti, una quarantina, provenienti dalle diverse parti del mondo sono stati i protagonisti dell’ultimo incontro sulla sicurezza delle infrastrutture tenutosi nella Capitale italiana e organizzato dall’Enea e dall’Associazione italiana esperti in infrastrutture critiche (Aiic) al fine di sostenere la collaborazione tra pubblico e privato. Gi esperti del nostro Paese, in particolare, lavoreranno per sviluppare attività di ricerca scientifica e tecnologica oltre che alla realizzazione di un laboratorio di sperimentazione e analisi degli scenari legati, appunto, agli attacchi informatici.

Ma da dove parte questa esigenza che ha coinvolto per la prima volta studiosi informatici di tutto il mondo? La risposta in una sola parola. Il virus StuxNet che poco più di un mese fa ha mandato in tilt buona parte dei sistemi nazionali che in Iran, India e Indonesia gestiscono infrastrutture per la gestione dell’energia, delle acque, degli impianti chimici, dei gasdotti, degli oleodotti e dei trasporti. Oltre 45 mila i computer di ultima generazione colpiti, di cui ben il 60% installati nelle strutture critiche iraniane – in particolare quelli utilizzati per la gestione dell’impianto nucleare – il 18% in Indonesia e l’8% in India. Ma in verità, nessun Paese è indenne da questo particolare tipo di attacco considerato tra i più sofisticati e pericolosi degli ultimi decenni.

“Alla comparsa di StuxNet molti hanno pensato che si trattasse di un virus come tanti altri e che fosse una ulteriore attività dei soliti hacker in cerca di sfide – ha detto Salvatore Tucci, presidente dell’Aiic e ordinario calcolatori elettronici all’Ateneo di Tor Vergata presente all’incontro romano – in realtà è emerso che si tratta di un qualcosa di molto più allarmante: una vera e propria arma informatica in grado di colpire apparati strategici, essenziali per la normale vita di un Paese. Ormai molti intravvedono in StuxNet i prodromi di una guerra informatica, sicuramente meno cruenta in termini di vite umane, ma molto più rapida ed efficace per le conseguenze”.

“Gli esperti hanno messo in evidenza la pericolosità di StuxNet – ha aggiunto ancora il massimo dirigente Aiic – che, oltre a risiedere nei rischi oggettivi della sua diffusione, sta nel fatto che le ‘prove generali’ si sono rivelate molto dannose ma, non avendo colpito ancora l”immaginazione dei cittadini, di conseguenza non hanno ancora creato quella pressione dell’opinione pubblica utile ad innescare i meccanismi decisionali in sede istituzionale“.

Quelle giuste prese di posizione necessarie al fine di migliorare la sicurezza della rete, oggi resa più vulnerabile agli attacchi rispetto al passato proprio a causa della crescente diffusione di malware, trojan horses, intrusioni in sistemi informatici, furti di dati e di identità, botnet malevoli e tanto altro ancora, che hanno contribuito a causare danni per centinaia di migliaia di euro oltre che di rilevanti problemi alla funzionalità dei sistemi.
“Siamo stati tutti concordi nel sollecitare il consolidamento del gruppo di specialisti e analisi con l’inserimento di altri rappresentanti delle istituzioni cercando di creare un luogo di condivisione, conoscenze e competenze ottimali per esprimere pareri utili e suggerire sistemi per contrastare rapidamente, come Sistema Paese, le minacce che vengono dall’uso di armi tecnologiche particolarmente sofisticate” a concluso Tucci.

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