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Tv: bene risoluzione Ue su indipendenza del servizio pubblico, ma in Italia resta il problema del doppio regime Rai

Italia


Come riporta il vostro seguito quotidiano telematico, la Commissione Cultura del Parlamento Europeo ha adottato una bozza di risoluzione a sostegno del mondo editoriale e, nello specifico, per sostenere economicamente le emittenti radiotelevisive pubbliche in alcuni Stati membri dell’Unione.

L’indipendenza economica delle emittenti pubbliche è senza dubbio un importante obiettivo da perseguire, tuttavia ho l’impressione che il problema in Italia sia un tantino più complicato, in considerazione del fatto che la Rai è per metà servizio pubblico e per l’altra metà opera in regime di concorrenza commerciale.

E’ per tale motivo che, in passato, la stessa UE ha sostenuto che bisogna evitare eccessivi aiuti di stato all’emittente pubblica. Ed è proprio per questo che in Rai vige il sistema della contabilità separata che dovrebbe garantire una netta distinzione tra le voci di spesa destinate allo sviluppo delle attività di servizio pubblico e quelle relative alla parte commerciale dell’azienda (per esempio i costi del marketing della pubblicità). La UE ha, infatti, affermato che bisogna “ridurre il rischio di sovvenzioni incrociate contabilizzando i costi comuni alle attività di servizio pubblico” e che “le compensazioni eccessive costituiscono un aiuto di Stato incompatibile che deve essere rimborsato allo Stato”.

Un aumento dei sostegni pubblici alla Rai, pertanto, creerebbe proprio quegli squilibri paventati dalla Commissione UE. Ma anche l’attuale sistema di contabilità separata adottato in Rai non è esente da critiche.

In sostanza, poiché la Rai gode degli introiti derivanti dalla tassa sul possesso dei televisori, gli è stato concesso un limite di affollamento pubblicitario (12%) inferiore a quello della concorrente Mediaset (18%).
Il sistema della contabilità separata dovrebbe, pertanto, garantire che la parte di servizio pubblico della Rai non approfitti delle risorse pubbliche per fare concorrenza alle altri emittenti.

Tuttavia, il sistema prevede proprio quelle “compensazioni” sconsigliate dalla commissione UE.
Infatti, la parte pubblica dell’azienda che – con gli introiti del canone e di quelli della pubblicità inserita nelle trasmissioni cosiddette di servizio pubblico – è troppo in positivo, “consegna” una parte dei propri introiti pubblicitari alla gestione commerciale che – poichè non gode di aiuti pubblici – è penalizzata dal ridotto limite di affollamento pubblicitario previsto per l’intera Rai.

In questo modo, poiché l’importo del canone viene determinato sulla base del deficit dichiarato dalla gestione pubblica della Rai, quest’ultima appare sistematicamente bisognosa di nuove risorse.
Come si vede, si tratta di un sistema, a mio avviso perverso, che la bozza di risoluzione della Commissione Cultura UE potrebbe addirittura contribuire a peggiorare.
Condivisibili invece sono gi auspici espressi in tema di maggiore indipendenza dai partiti politici del servizio pubblico radiotelevisivo. Ma qui si sfonda una porta aperta che soltanto a Commissione di Vigilanza ed Autorità appare chiusa. Mentre non si esita a scendere in campo per contestare le scelte editoriali della Rai, come la paventata cancellazione del programma “Neapolis”. La trasmissione, infatti, è indubbiamente un programma di qualità del servizio pubblico radioteleviso, ma l’eventuale censura delle scelte editoriali della concessionaria non dovrebbe competere ai membri di un’autorità indipendente.

 

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