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Nokia: la Borsa premia il titolo sulla scia delle prossima sostituzione del Ceo Olli-Pekka Kallasvuo

Europa


Le azioni Nokia sono balzate del 5% sulla scia delle indiscrezioni relative alla volontà del gruppo di sostituire il Ceo Olli-Pekka Kallasvuo, molto criticato per l’incapacità di rendere la società competitiva di fronte all’assalto dei dispositivi Apple, RIM e Google. Tra i più accreditati a succedergli, Anssi Vanjoki, attuale responsabile della divisione smartphone.

Kallasvuo, 56 anni, ha preso in mano le redini del gruppo nel 2006, dopo aver ricoperto diversi incarichi, tra cui quello di direttore finanziario. Proprio un anno dopo, Apple lancia il suo primo iPhone e Nokia comincia la traiettoria discendente: dal 2007, i titoli hanno perso il 66% e la capitalizzazione di mercato della società si attesta ora a 34 miliardi di euro, contro i 203 miliardi del 1999, quando valeva più di qualsiasi altra società europea, e il 30% meno di appena 5 anni fa. Nonostante questo il gruppo distribuisce un dividendo – 40 cent per azione – di cui gli azionisti, di questi tempi, non possono certo lamentarsi. Apple, ad esempio, a fronte di una capitalizzazione di 230 miliardi di dollari, non paga dividendi dal 1996 e ha in cassa 23 miliardi di dollari, contro i 12,4 di Nokia.

La società finlandese, che pure resta leader sia del mercato dei cellulari che di quello smartphone, paga la crescente competizione, oltre che sul segmento high-end, anche sui modelli di fascia bassa e sembra, sottolineano gli osservatori, che abbia ben poco da mostrare sul versante dell’innovazione a fronte dell’ingente budget riservato alla Ricerca & Sviluppo, corrispondente a sei volte la cifra spesa da Apple. Ma, se il gruppo di Steve Jobs ha sbaragliato tutti con l’iPhone e il suo App Store, Nokia non è riuscita a sviluppare un modello con lo stesso appeal e, mentre Apple gongola per lo straordinario risultato dell’iPhone 4, Nokia sembra invece rimasta schiacciata sotto il successo dei concorrenti, tanto da sembrare incapace non solo di stare al loro stesso passo, ma anche di ammettere quanto grave sia la situazione.

Il brand Nokia, secondo un recente studio di Millward Brown Optimor, si piazza quest’anno al 43° posto mondiale, perdendo 30 posizioni (il 58% del suo valore) in un anno, mentre il prezzo medio di vendita dei cellulari è stato portato da 44 a 39 euro in un anno e quello degli smartphone è sceso da 190 a 155 euro.

La proprietà della maggiore società finlandese è sparsa in tutto il mondo: la compagnia contava, alla fine del 2009, 156 mila azionisti, col 38% del capitale in mano americana. E proprio negli Usa Nokia paga il prezzo più alto della concorrenza di Apple e Google.

Il mese scorso, dunque, la società ha lanciato un profit warning sui risultati del secondo trimestre, che verranno resi noti a breve.

Chiunque sarà chiamato a sostituire Olli-Pekka Kallasvuo avrà comunque un arduo compito, e necessiterà, secondo gli analisti, “dell’esperienza per condurre una compagnia della grandezza di Nokia, del carisma per pacificare gli investitori, della competenza di riconoscere i prodotti e le strategie sbagliate e del coraggio di reciderli”. Uno Steve Jobs finlandese, insomma.

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