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Digitale terrestre: approvata all’unanimità risoluzione bipartisan per tutela posizionamento Tv e sintonia automatica

Italia


La commissione Trasporti Poste e telecomunicazioni della Camera ha approvato all’unanimità una risoluzione bipartisan unitaria (primo firmatario il deputato del Pdl Mauro Pili) per tutelare il posizionamento delle tv regionali nella sintonia automatica del telecomando.

Alla vigilia della delibera dell’Agcom, la commissione, ha inteso i motivi delle rimostranze e ribadito che “le tv locali devono trovare posto nel primo arco di posizioni del telecomando ovvero, tra il tasto 1 e il tasto 9, come da articolo 5 del decreto Romani. Il Garante per le comunicazioni, deve tutelare le televisioni regionali che hanno conquistato storicamente un ruolo di primo piano nell’ambito dell’informazione e della produzione televisiva. L’avvio del digitale terrestre – aggiunge la nota diramata nella giornata – non deve in alcun modo modificare il posizionamento commerciale e editoriale delle televisioni regionali’. La stessa commissione, auspica ora che l’Agcom prenda atto della risoluzione e rinvii la decisione prevista per la giornata di domani, per una più approfondita riflessione sul tema.

 

Al momento del passaggio dall’analogico al digitale terrestre – sostiene Mauro Pili in una nota – viene garantito il rispetto del posizionamento delle tv locali nella sintonia automatica rispettosa del consolidato storico dei dati d’ascolto. Ora quel principio sacrosanto deve essere rispettato nell’interesse della libera informazione e della sua articolazione federale”. “Cancellare questa storia televisiva – conclude l’ex presidente della Regione – significherebbe mettere sul lastrico emittenti regionali che, perdendo il posizionamento commerciale, sarebbero costrette a dichiarare lo stato di crisi con il conseguente di rischio di licenziamenti e chiusure. E’ una responsabilità che nessuno si può assumere”.

Con questa nuova risoluzione bipartisan unitaria, si dovrebbero placare le preoccupazioni delle emittenti locali che fino a poche ore fa invocavano con forza un intervento sul piano nazionale delle frequenze e sul numero che ciascuna emittente avrà sul telecomando. Una sorta di ‘soluzione salvagente’ per evitare il declino delle emittenti più piccole che secondo il nuovo piano proposto dall’Agcom, potrebbero scomparire con gravi ricadute sia in termini di servizi che di occupazione. La questione, più volte sollecitata e che sarà affrontata oggi a Montecitorio a seguito della richiesta unitaria presentata nei giorni scorsi da 20 parlamentari dei due contrapposti schieramenti politici nazionali, potrebbe avere i primi positivi riscontri.

 

Preoccupazioni, che hanno accompagnato la decisione ultima, così almeno di spera, di tenere alta l’attenzione sui timori del passaggio al digitale terrestre, avanzano le critiche che non tengono fuori nè i diretti interessati, nè esponenti della classe politica, nè il Corecom, nè ancora i rappresentanti della Fnsi.

“L’idea dell’Autority delle Comunicazioni di eliminare i primi nove numeri dal telecomando programmato per la televisione digitale terrestre non è condivisibile” così si era espresso in merito alla vicenda, il segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana Franco Siddi che, chiamatosi in causa, aveva anche sottolineato la “violazione di un essenziale principio di necessario ‘federalismo televisivo'” e il non rispetto di scelte, abitudini e orientamenti del pubblico di riferimento di ciascuna area regionale.

 

Una scelta fortemente criticata quella dell’assegnazione della numerazione automatica dal numero 1 al numero 9 esclusivamente a televisioni a diffusione nazionale, che rischiava, secondo molti e secondo Siddi in primis “di determinare uno squilibrio grave negli assetti di sistema e nelle condizioni del mercato televisivo”. “Con questo tipo di orientamento –  continuava il segretario generale del sindacato dei giornalisti – televisioni locali che si sono conquistate posizionamento primario, ben sopra le scelte fatte regione per regione, rispetto a molti canali nazionali, vengono ingiustamente penalizzate ed esposte a rischi di ridimensionamento negli ascolti e nel mercato delle risorse”. Non solo, proseguendo su questa linea, per la Fnsi si sarebbe “aperto un rischio reale anche per i lavoratori, giornalisti per primi, che rischiano di trovarsi esposti a nuove incertezze anche occupazionali”. “Eppure – aveva aggiunto ancora Siddi – esiste una norma legislativa che tra i principi e i criteri direttivi nel passaggio al digitale, prevede il rispetto delle abitudini e delle preferenze degli utenti con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali. Ci sono, insomma, specificità di valore che debbono essere rispettate”.

 

La scelta di un telecomando digitale pre-numerato, non era apparsa giusta neppure  per un armonico sviluppo del settore sul territorio nazionale. Altro aspetto di non poco conto, che fino a ieri ha spinto a scendere in campo a difesa delle tv private locali, la politica di numerosi Enti territoriali che per la risoluzione del problema, si sono rivolti ai Comitati Regionali per le Comunicazioni. È questo il caso della regione Veneto che ha proposto lo slittamento dello switch-off previsto per ottobre, fino a quando non si creino tutte le condizioni atte a salvaguardare il panorama televisivo esistente e tutelare l’utente che dovrà vedersi garantita la possibilità di guardare i propri canali preferiti.

 

C’è poi la Puglia che intervenendo attraverso l’Associazione della Stampa, esprimeva “non poca preoccupazione per il modo in cui nel sistema radiotelevisivo si va delineando il passaggio al digitale terrestre”. “L’avvento della nuova tecnologia che moltiplicherà l’offerta di canali gratuiti e a pagamento – si legge in una nota stampa – non può tradursi nell’espulsione dal mercato di numerose emittenti locali, che da decenni assicurano un’informazione libera”.

“Per continuare a garantire il pluralismo dell’informazione – rilevava ancora il presidente dell’Assostampa Raffaele Lorussoè necessario che l’assegnazione dei canali sul telecomando, per la quale è competente l’Agcom, avvenga tenendo conto, come peraltro previsto dalla legge, della situazione attuale e delle preferenze del pubblico regione per regione. Relegare le tv locali in posizioni subalterne rispetto alla totalità delle emittenti nazionali, anche di quelle che in questa regione fanno registrare ascolti irrisori, significa condannarle ad uscire dal mercato“.

 

L’appello, Lorusso, lo indirizzava poi ai parlamentari della Puglia nell’auspicio che “tutti i parlamentari della regione, come più volte promesso, si facciano portavoce della categoria affinché i fondi per l’editoria e per l’emittenza locale siano inseriti nel maxiemendamento alla manovra finanziaria attualmente all’esame del Senato” e invita tutte le forze sociali a mobilitarsi, anche attraverso iniziative pubbliche congiunte, “per salvaguardare il pluralismo dell’informazione e l’occupazione”.

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