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Dividendo digitale: anche la Gran Bretagna accelera sull’asta delle frequenze. Si procederà entro metà 2011

Italia


In tutta Europa, i governi stanno accelerando sulla riassegnazione delle frequenze che verranno liberate dal passaggio alla Tv digitale: dopo la Germania – che le ha già messe all’asta guadagnando 4,38 miliardi – e l’annuncio della Francia (che procederà alla vendita entro il 2011), anche la Gran Bretagna si appresta a presentare un piano entro la fine di questo mese, con la previsione di organizzare l’asta per la metà del prossimo anno.

Lo ha reso noto Steve Blythe responsabile delle strategie sullo spettro dell’operatore mobile Orange (divisione britannica di France Telecom), che sostiene di aver discusso l’argomento col ministro britannico delle comunicazioni Ed Vaizey, il quale ha specificato che la posizione del governo sarà chiarita prima della pausa estiva.

Nonostante l’assicurazione che l’asta delle frequenze 800 e 2600 megahertz avverrà entro la metà del 2011, l’Authority per le tlc d’oltremanica ha sottolineato che ci vorrà almeno un anno per organizzare la vendita, dopo che il governo avrà fornito le sue linee guida. L’operazione potrebbe dunque slittare almeno al terzo trimestre del prossimo anno.

 

Sempre in tema di frequenze, in Italia, intanto, tengono banco le recriminazioni del leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro, che ieri ha avanzato una interrogazione alla Camera per comprendere le iniziative in corso per il rispetto della riserva a favore dell’emittenza televisiva locale di un terzo dei programmi irradiabili nell’ambito del piano nazionale di assegnazione delle frequenze.  Interrogazione cui ha risposto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ricordando che: “Il Ministero dello Sviluppo economico e l’Autorità per le comunicazioni stanno elaborando una serie di misure volte a garantire l’efficientamento dello spettro radioelettrico non utilizzato da parte dei soggetti assegnatari delle frequenze tv al fine di garantire, tra l’altro, adeguata ed effettiva disponibilità di capacità trasmissiva a tutti gli operatori di rete“, inoltre, “pianificando 25 reti nazionali aventi caratteristica di equivalenza, con una copertura del territorio superiore all’80 per cento della popolazione, l’Autorità ha messo sullo stesso piano tutti gli operatori televisivi presenti e futuri in linea con quanto richiesto dalla Commissione europea”.

 

Ricollegandosi alla legge 249 del 1997 che si rifà a sua volta all’Accordo internazionale di Ginevra del 2006 e che prevede che le frequenze per il nord-est in tutto devono essere ventisette, Antonio Di Pietro ha sollevato forti obiezioni sul piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive messo a punto lo scorso 28 giugno dall’Autorità per le comunicazioni e che ne prevede, invece, solo venticinque. Due frequenze in meno che il Ministro per i rapporti con il Parlamento, ha giustificato con il fatto che “secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, la pianificazione è stata svolta in perfetta coerenza con le disposizioni normative vigenti. Inoltre, con l’uso estensivo della tecnica isofrequenziale, già sperimentata con successo nella regione Sardegna, sono stati raggiunti gli obiettivi indicati dalla delibera del 2009. Tali obiettivi, secondo la stessa Autorità per il Ministero – ha aggiunto ancora Elio Vito – sono complessivamente superiori alle risorse coordinate per l’Italia previste dall’Accordo di Ginevra del 2006. La maggior parte delle reti nazionali indicate in tale piano è interamente isofrequenziale e può, quindi, raggiungere la copertura richiesta nel territorio nazionale mediante l’impiego di un’unica frequenza”.

 

Quanto al coordinamento internazionale, il membro del governo ha evidenziato ancora “il Ministero dello sviluppo economico, in collaborazione con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha in corso una serie di incontri bilaterali con tutte le amministrazioni radioelettricamente confinanti, tra cui anche la Croazia e la Slovenia, con l’obiettivo di ampliare, sulla base dell’accesso equo alla risorsa, la possibilità di uso delle risorse spettrali, in aggiunta a quelle del piano di Ginevra 2006. A tali incontri ha direttamente partecipato il Viceministro, onorevole Paolo Romani, che il 31 maggio ha incontrato il Segretario di Stato sloveno per definire un’intesa sull’utilizzo ottimale delle frequenze disponibili, le cui ricadute potranno avere effetti anche su altri Paesi limitrofi, come la Croazia”.

 

Tutto sotto controllo, insomma, ma non certo per Idv che sempre attraverso il suo massimo rappresentante che “pur concedendo le attenuanti generiche” , mette in dubbio l’intera procedura del governo. Di Pietro contesta, infatti, compiti e incarichi. “Posto che a Ginevra hanno deciso che all’Italia spettano 27 frequenze e posto che la legge italiana e la delibera della stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni hanno previsto che un terzo delle radiofrequenze (e quindi 9, perché la matematica anche in questo Parlamento dovrebbe essere una cosa certa e non un’opinione) deve essere riservato alle televisioni locali del nordest e principalmente al Veneto e al Friuli Venezia Giulia, io le chiedo e mi chiedo come fa a far quadrare i conti con la Slovenia, con la Croazia, con le regioni in una situazione di questo genere?”.

 

E ancora, focalizzando l’attenzione sul conflitto di interessi Antonio Di Pietro ha rimarcato “posto che, invece, il Ministero dello sviluppo economico deve occuparsi di ciò sia perché ha il compito di coordinare le frequenze in sede internazionale e sia perché ha competenza in materia di modifiche sul piano nazionale delle ripartizioni delle frequenze, le chiedo: chi è a capo del Ministero dello sviluppo economico che si occupa anche di comunicazione? Berlusconi. Chi è che si avvantaggia di questo nelle televisioni nazionali facendo finta che ventisette meno venticinque faccia nove? Berlusconi. È o non è un conflitto di interessi questo?

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