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Rai: il Cda decide le nomine delle consociate e rinvia i Piani di produzione. Presentato intanto emendamento per taglio agli stipendi

Italia


Varate oggi le nomine delle consociate mentre rinviati alla prossima settimana (probabilmente mercoledì) i piani di produzione della Rai per avere il tempo di sciogliere i nodi rimasti in sospeso.

Nella riunione di oggi del Cda di Viale Mazzini s’è deciso che a Rai Cinema arrivano come presidente Franco Scaglia e come Amministratore delegato Paolo Del Brocco; alla Sipra vengono confermati presidente Roberto Sergio e Ad Aldo Reali; alla Newco sono stati come presidente Giuliano Urbani e come Ad Claudio Cappon. Luigi De Siervo è stato nominato responsabile della direzione Sviluppo Commerciale.

 

Il Consiglio ha deciso “concordemente” di rinviare la discussione dei piani di produzione e trasmissione alla prossima riunione “dando mandato al Direttore Generale, Mauro Masi, di definire le questioni ancora aperte nello specifico interesse aziendale”.

 

Intanto oggi arriva anche la stretta sugli stipendi Rai. Un emendamento del relatore, Antonio Azzollini, prevede dal primo gennaio 2011, fino al 2013, una taglio del 20% della spesa per il personale Rai non dipendente e un tetto del 25% alla spesa complessiva per i dipendenti.

La proposta di modifica ricalca quella presentata circa un mese fa dai ministri leghisti Roberto Calderoli e Umberto Bossi, e approvata dal consiglio dei ministri.

 

“In considerazione dell’eccezionalità della situazione economia internazionale – si legge nel testo dell’emendamento – e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, le Pubbliche amministrazioni che esercitano i diritti dell’azionista adottano appositi atti di indirizzo per assicurare che dal primo gennaio 2011 e con efficacia fino al 31 dicembre 2013 l’ammontare complessivo annuale della spesa per i trattamenti economici complessivi corrisposti ai lavoratori non dipendenti che prestano servizio presso la società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo non possono eccedere l’80% dell’ammontare della predetta spesa risultante dalla media dei bilanci degli esercizi finanziari 2007,2008,2009″.

 

Inoltre viene modificato il Testo unico sulla radiotelevisione e si prevede che il direttore generale provveda alla gestione del personale dell’azienda in “modo che il relativo costo complessivo annuale non ecceda il 25% dei costi operativi complessivi annuali della società“.

 

Carlo Verna, segretario Usigrai, commentando l’emendamento ha dichiarato che il “Taglio per legge del costo del lavoro significa taglio per legge dei posti di lavoro. L’emendamento alla manovra in tal senso è una dichiarazione di guerra alla Rai e ai suoi dipendenti”.

“Un atto politicamente grave, oltre che giuridicamente incostituzionale, perché viola l’autonomia imprenditoriale . Il governo ci ripensi , rassicurando tutti subito, e se non lo fa i vertici aziendali insorgano o se incapaci di farlo si dimettano. Sarebbe la prima volta nella storia repubblicana che una legge ha l’effetto immediato di ridurre l’occupazione”.

 

Per quanto riguarda il caso di Michele Santoro, il Direttore generale Mauro Masi ha informato che presto incontrerà il giornalista: “Sono perfettamente a conoscenza della sua posizione contrattuale in Rai e della relativa sentenza del giudice che va rispettata. Spero tuttavia di definire una soluzione concordata nello specifico interesse aziendale, ma naturalmente spetterà poi a me decidere sulla proposta da sottoporre al Consiglio di Amministrazione'”.

 

Ieri Santoro ha invitato il presidente della Rai Paolo Garimberti a comunicare al Dg la ripresa del programma visto che risulta ancora in sospeso da metà giugno, quando nel piano palinsesti, per la prima serata del giovedì di Raidue, si prevedeva un programma informativo per lui: “chi ostacolerà Annozero ne dovrà rispondere”, ricordando che è in onda grazie ad una sentenza del giudice confermata in appello”. Bisogna togliere i ‘punti interrogativi’ dal palinsesto, ha sottolineato, superando un ‘incomprensibile ostruzionismo’.

“La lettera di Santoro – hanno spiegato fonti consiliari della minoranza – è chiara. Non si può rimanere nell’incertezza. Nei piani di trasmissione vanno indicati con esattezza programmi e nomi dei conduttori’.

 

Il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, ha invece illustrato alla Camera, durante il consueto question time, un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico per conoscere i motivi per i quali l’Agcom  abbia deciso di pianificare 25 reti nazionali, quando nelle aree del Nord Est, erano pianificabili al massimo 18 reti nazionali.

“Così facendo – ha sottolineato il leader dell’Italia dei Valori – non è possibile garantire la riserva di un terzo, prevista per legge, dei programmi irradiabili all’emittenza locale che, oggi, si vede completamente privata di qualsiasi canale a disposizione”.

“Il ministro dello Sviluppo economico – si legge nel testo dell’interrogazione – proprietario di Mediaset, colui che occupa il dicastero che decide il futuro delle tv, al quale spettano, per altro, le attività di coordinamento delle frequenze in sede internazionale e le competenze sulle modifiche del piano nazionale di ripartizione delle frequenze, quali interventi urgenti intende assumere in relazione ad una situazione che, di fatto, non fa altro che avvantaggiare Mediaset, la sua azienda di famiglia e che, in questo modo, potrebbe ottenere molte più reti rispetto quelle attualmente possedute in analogico a discapito dell’emittenza locale”.

 

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, rispondendo al question time sulla necessità di garantire le trasmissioni delle tv locali ha fatto sapere che il Ministero e l’Agcom stanno elaborando una serie di misure volte a garantire “l’efficientamento dello spettro radioelettrico non utilizzato da parte dei soggetti assegnatari delle frequenze Tv”  al fine di garantire, tra l’altro, adeguata ed effettiva disponibilità di capacità trasmissiva a tutti gli operatori di rete.

 

Nell’osservare che il Piano delle frequenze televisive non rientra tra le sue competenze ma “che è stato votato all’unanimità’ dal Consiglio dell’Autorità’ di Garanzia per le Comunicazioni’, il Ministero ha precisato che l’Agcom “ha messo sullo stesso piano tutti gli operatori televisivi, presenti e futuri, in linea con quanto richiesto dalla Commissione europea’‘.

Il Ministero ha poi comunicato che secondo l’Authority la pianificazione è stata svolta in perfetta coerenza con le disposizioni normative vigenti.

Inoltre, con l’uso estensivo della tecnica isofrequenziale, che permette l’impiego di una sola frequenza, sono stati raggiunti gli obiettivi indicati dalla delibera del 2009. Tali obiettivi, secondo la stessa Autorità, sono complessivamente superiori alle risorse “coordinate” per l’Italia previste dall’Accordo di Ginevra del 2006.

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