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Antitrust: Telecom Italia risponde alle accuse di boicottaggio: ‘sempre agito nel pieno rispetto delle regole’

Italia


Si è aperta con un’ispezione dell’Antitrust la mattinata di Telecom Italia: l’Authority per la concorrenza, sulla base delle denunce presentate da Fastweb e Wind, ha deciso di avviare un’istruttoria per verificare l’eventuale messa in atto di “due distinti abusi di posizione dominante finalizzati a ostacolare i concorrenti (OLO) nell’offerta di servizi alla clientela finale”.

Telecom Italia, ha spiegato l’Antitrust in una nota, avrebbe cercato di escludere i concorrenti attraverso due distinti comportamenti: “ostacolando e ritardando in modo strumentale le attivazioni di servizi all’ingrosso richiesti dagli operatori concorrenti”, opponendo, in particolare motivazioni tecniche ingiustificate o pretestuose o ancora non adottando “la sufficiente diligenza nella fornitura dei servizi fondamentali per le imprese concorrenti per accedere alla rete fisica e alla banda larga”.

Immediata la risposta della società, che si è detta certa di poter dimostrare di aver agito “nel pieno rispetto delle regole con comportamenti improntati a una corretta competizione”.

Telecom Italia ha quindi precisato “…di essersi già messa a completa disposizione dei funzionari Agcm per fornire tutta la documentazione e le informazioni necessarie allo svolgimento dell’istruttoria e dimostrare la totale infondatezza delle lamentele su presunti comportamenti illegittimi avanzate da operatori alternativi”.

Il “boicottaggio tecnico” come lo ha definito l’Autorità, operato attraverso un elevato numero di rifiuti di attivazione, se confermato “avrebbe avuto effetto sui mercati al dettaglio dei servizi vocali e dei servizi di accesso voce ed internet, ostacolando sensibilmente gli operatori alternativi nell’offerta di servizi alla clientela finale, con evidenti ripercussioni negative anche per quest’ultima”.

Il secondo abuso consisterebbe nell’attuazione di “politiche di prezzo particolarmente aggressive nelle aree dove i concorrenti possono avere accesso alla rete attraverso l’unbundling (affitto dell’ultimo miglio), con sconti molto elevati rispetto ai prezzi praticati dalla stessa Telecom nelle aree meno esposte alla concorrenza, e comunque a prezzi inferiori ai costi sostenuti all’ingrosso dai concorrenti per l’unbundling”.

Secondo Wind e Fastweb, spiega ancora l’Agcm, “in questo modo Telecom potrebbe incamerare profitti nelle aree dove la concorrenza avviene solo attraverso altri servizi di accesso, per finanziare sconti alla clientela finale business non replicabili nelle zone dove i concorrenti possono operare attraverso l’unbundling”.

Stamani, intanto, è giunta la risposta di Assoprovider alle recenti dichiarazioni dell’Ad Franco Bernabè riguardo la disponibilità della società a condividere i propri cavidotti solo in quelle aree dove non sia sostenibile la competizione fra infrastrutture.

“I cavidotti devono essere condivisi perché non sono replicabili e le fibre devono essere condivise ovunque i cavidotti siano o divengano pieni”, sostiene l’associazione.

Dissestare le stesse strade più volte con sovrapposizioni di lavori edili per passare cavidotti, secondo Assoprovider, è una logica appartenente al passato millennio: “…è venuto il momento di capire che un cavidotto insiste su un qualcosa che non è mai di proprietà di chi lo realizza o lo gestisce, ma è della collettività”, così come “gli edifici che contengono le terminazioni delle fibre delle utenze (Rete di Accesso) devono essere condivisi perché non sono replicabili per ovvi motivi”.

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