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Contratto di servizio Rai: diventa obbligatoria l’indicazione dei compensi percepiti da conduttori, giornalisti, opinionisti e ospiti

Italia


La Commissione di Vigilanza Rai respinge la maggior parte degli emendamenti presentati dall’opposizione per modificare l’articolo 20 del contratto di servizio tra Rai e ministero dello Sviluppo economico sulla neutralità tecnologica e competitiva.

Tra le norme più contestate da Pd, Udc, Idv e Radicali, quella che  prevede che la programmazione delle reti generaliste sia visibile su tutte le piattaforme tecnologiche.

La proposta di modificare il termine ‘tecnologiche’ con ‘trasmissive’, così come era previsto nel precedente contratto di servizio per garantire la presenza della radiotelevisione italiana sull’intera offerta tecnologica non ha convinto la maggioranza che boccia attraverso il voto, l’emendamento in questione accogliendo soltanto quello del relatore Roberto Rao, che obbliga la Rai “a consentire la messa a disposizione della propria programmazione di servizio pubblico a tutte le piattaforme commerciali che ne faranno richiesta

La minoranza ha spiegato che la Rai, in questo modo, “non sarà obbligata ad essere presente su Sky e potrà rimanere solo su Tivusat, con un vantaggio per la sola Mediaset“.

 

L’altro importante emendamento approvato dalla Commissione di Vigilanza con votazione unanime, è quello inerente all’ufficializzazione, nei titoli di coda dei vari programmi, dei compensi percepiti da conduttori, giornalisti e ospiti, oltre che l’indicazione dei costi dei format dei programmi di servizio pubblico, comprese le trasmissioni di approfondimento e tg. 

 

Ad approvazione avvenuta, grande è stata la soddisfazione del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, che oltre a complimentarsi per l’ottimo lavoro svolto dal senatore proponente Alessio Butti e dal direttore generale della Rai Mauro Masi, ha espresso “grandissima soddisfazione per l’avvenuta approvazione all’unanimità, in seno alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, di un emendamento all’articolo 25 del contratto di servizio che stabilisce la pubblicazione compensi percepiti e dei costi di produzione sostenuti“.

“Con il voto di oggi – ha detto ancora Brunetta – si sono garantite le necessarie premesse per quella grande ‘Operazione Trasparenza’ sulla Rai che avevo più volte sollecitato e che sono felice abbia trovato un unanime riscontro sia nel Consiglio di Amministrazione dell’azienda sia all’interno del Parlamento”.

 

Capisco l’irritazione di qualche star nel vedersi pubblicizzare i compensi milionari – ha aggiunto invece il vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, Giorgio Merloma la stagione delle prediche dal piccolo schermo accompagnate dal silenzio sui compensi è definitivamente chiusa. Ora si apre la stagione della trasparenza‘. ‘La pubblicazione dei compensi a conduttori, ospiti e opinionisti che lavorano nel servizio pubblico radiotelevisivo – ribadisce – è un atto di grande trasparenza e di coerenza nei confronti dei cittadini che pagano regolarmente il canone. Il voto unanime della Commissione di Vigilanza su questo punto è la conferma che, senza alcun spirito moralistico e men che meno pruriginoso, è venuto il momento che i cittadini conoscano e giudichino i vari stipendi e compensi nella Rai’.

 

Altre novità si registrano sul fronte della proposta di legge sulla riforma della governance Rai del Pd, elaborata nei mesi scorsi e che sarà ufficialmente presentata nei prossimi giorni.

Secondo i dettami della mozione, il nuovo direttore generale dovrà essere un manager con poteri di nomina delle dirigenze Rai, mentre il Consiglio di amministrazione, dovrà essere eletto dalla Commissione di Vigilanza in concorso con la Conferenza delle Regioni e la rappresentanza dei Comuni. Il Consiglio, inoltre, non avrà più durata triennale ma rimarrà in piedi per sei anni.

 

Sulle nuove disposizioni, è intervenuto oggi il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Partito dalle critiche per il taglio di alcuni programmi, il Segretario nazionale del PD, ha spiegato la sua visione del servizio pubblico.

Trovo incredibile quello che succede – ha detto – perché non si riesce a concepire il tema che la Rai è un’azienda pubblica che deve poter fare l’azienda”. “Io non accetterò mai una cosa del genere – tuona ancora il segretario del Partito Democratico- c’è bisogno di un amministratore delegato come per altre Authority, capace di gestire e non di accettare ‘telefonate’“.

Sul caso Santoro, rispondendo alle domande di Repubblica ha aggiunto “Santoro? Io mi chiedo come fa un’azienda a pagare per mandare via uno che gli porta audience e spettatori. E’ una scelta aziendale piuttosto stravagante“.

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