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BT: Ok dalla Ue all’unbundling ‘virtuale’ per la rete in fibra ottica, ma solo come soluzione temporanea

Gran Bretagna


BT deve condividere con i competitor la rete ultra veloce in fibra ottica.

Lo ha stabilito la Commissione europea, avallando in parte una decisione del regolatore britannico per le tlc (Ofcom) che ha imposto a British Telecom di aprire la sua rete in fibra agli altri operatori con un accesso virtuale (virtual unbundlig).

Si tratta però, ha sottolineato la Commissione, di una soluzione ‘temporanea’: l’unbundling ‘fisico’ delle linee che raggiungono le case degli utenti, “deve essere imposto il prima possibile”, come avviene attualmente per le linee in rame, ha affermato il commissario responsabile per l’Agenda Digitale, Neelie Kroes.

Quello che è il primo pronunciamento della Commissione sulla regolamentazione della fibra ottica rappresenta in effetti un rovesciamento delle aspettative degli operatori che hanno investito nella fibra e speravano che le nuove reti fossero libere da obblighi regolamentari precedenti all’era internet.

 

“In questo caso specifico – ha affermato la Kroes – la separazione virtuale sembra la soluzione migliore per salvaguardare la concorrenza e permettere ai consumatori di beneficiare di una gamma più ampia di servizi forniti attraverso le reti in fibra di nuova generazione”, ha affermato la Kroes, accettando la posizione dell’Ofcom in base alla quale l’infrastruttura di BT rende difficoltoso l’unbundling local loop nel breve periodo.

La Commissione ha però respinto la proposta in base alla quale sarebbe stata BT a fissare il prezzo dell’accesso, insistendo sul fatto che le tariffe devono necessariamente essere orientate ai costi.

 

In base alle attuali regole sull’unbundling stabilite da Ofcom, società come Talk Talk controllano la porzione di linea in rame di BT che va dalla centralina alla case, così da poter offrire servizi a banda larga direttamente agli utenti.

 

La decisione dell’Authority di consentire a BT di utilizzare l’unbundling virtuale resterà in vigore per i prossimi 4 anni, ma – in base agli sviluppi del settore – si potrebbe accelerare l’analisi di mercato.

Secondo quanto stabilito dall’Ofcom, l’ex monopolista dovrà anche condividere coi competitor i pali del telefono e i condotti sotterranei, per aiutarli a realizzare le loro reti in fibra ottica a costi contenuti.

L’Authority britannica, infine, intende implementare un meccanismo di controllo specifico per le tariffe praticate dagli operatori della banda larga nelle zone sprovviste di reti in fibra ottica, così da assicurare che i consumatori non siano obbligati a sottoscrivere un abbonamento Adsl a un prezzo eccessivo in mancanza di soluzioni alternative.

 

Secondo i calcoli dell’industria, il roll out delle reti in fibra ottica in Europa costerà circa 300 miliardi di euro. BT, da canto suo, ha in progetto di spendere circa 2,5 miliardi di sterline per una rete che dovrebbe arrivare a coprire i due terzi delle famiglie britanniche entro il 2015.

Il piano per la superbanda larga del Governo britannico prevede quindi la copertura in fibra ottica del 90% del paese entro il 2017, ma tutti dovranno avere accesso alla banda larga a una velocità di almeno 2Mbps entro la fine del 2012.

L’operatore storico aveva già anticipato nei mesi scorsi l’intenzione di aprire i suoi cavidotti – che rappresentano una delle voci di spesa più ingenti nella costruzione di una rete in fibra ottica – ai concorrenti, per consentire loro di gestire la rete ad alta velocità basandosi sulla sua infrastruttura e con un notevole risparmio sui costi.

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