Key4biz

Intercettazioni e libertà di stampa: guerra aperta tra il Premier Berlusconi e Sky, che presenta ricorso alla Corte Ue dei diritti umani

Italia


E’ stata rinviata a lunedì prossimo l’esamina dell’emendamento sulle intercettazioni che prevede pene severe per gli operatori della stampa che pubblicano arbitrariamente atti di procedimenti penali. Il Popolo della Libertà, dunque, ci ripensa e a margine dell’incontro con la Commissione Giustizia del Senato tra il relatore Massimo Centaro, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e Niccolò Ghedini, presidente della Consulta giustizia del Pdl oltre che legale del premier, ritratta le disposizioni approvate.

Dettami che stabiliscono pene più pesanti rispetto alla legislazione vigente, per tutti quei giornalisti che pubblicano “l’impubblicabile“. Per la divulgazione delle intercettazioni, anche se non sono coperte dal segreto istruttorio, infatti, viene introdotta la pena dell’arresto fino a 30 giorni, che può essere evitata con l’ammenda da 2.000 a 10.000 euro. Nel testo, rimane invariata la responsabilità dell’editore per la pubblicazione del materiale giudiziario con un tetto massimo di 464.000 euro.

 

Provvedimenti “inaccettabili“, fortemente contestati tant’è che a poche ore dall’ufficializzazione del nuovo emendamento, puntuale e forte arriva del mondo editoriale.  

Prima a scendere in campo contro “una decisione che viola l’articolo 21 della Costituzione oltre a limitare fortemente la possibilità di indagare da parte dei magistrati“, la Tv satellitare Sky Italia che ha già presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’ultimo dei tanti portati all’attenzione della Magistratura: tra i due titani dell’informazione, infatti, non corre buon sangue e numerose sono state le battaglie finite nelle aule dei tribunali.  Si ricordano a tal proposito, il blocco opposto da Mediaset all’acquisto di spazi pubblicitari da parte della stessa Sky su tre canali commerciali italiani, così come l’offensiva Rai-Mediaset contro la Tv satellitare, con la Rai che decide di non rinnovare l’accordo per la trasmissione dei suoi programmi sulla piattaforma satellitare e i ripetuti oscuramenti di programmi Rai per chi dispone dell’abbonamento e del decoder Sky.

 

Ora, l’ennesimo scontro sul diritto d’informazione:  “Questo è un grave attacco alla libertà di stampa e di espressione” oltre che una “grande anomalia a livello europeo”.Il diritto a un’informazione completa – ha dichiarato Sky – è un diritto irrinunciabile per ogni cittadino, ma è anche un dovere fondamentale per ogni editore. Per questo motivo Sky Tg24, che in questi anni ha sempre cercato di compiere la propria missione con la massima professionalità e imparzialità, continuerà a lavorare avendo come unico scopo quello di fornire ai cittadini un’informazione obiettiva e più completa possibile“.

 

Accanto a Sky, in quello che si prospetta essere il nuovo braccio di ferro tra il premier Silvio Berlusconi e il magnate australiano Rupert Murdoch, anche il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo e l’Ordine nazionale dei giornalisti, che su decisione unanime del suo esecutivo nazionale, ‘ha già acquisito significativi pareri legali e assumerà tutte le iniziative utili, in ogni sede, per garantire ai cittadini il diritto di essere informati’.  ‘Se dovesse essere approvato il Ddl sulle intercettazioni – aggiunge Andrea Melodia, presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI) che associa oltre 3000 giornalisti in tutta Italia – avrebbe ripercussioni negative sia sulla libertà di informazione sia sulla vita pubblica in generale’.

E mentre l’emendamento attira forti critiche dallo stesso mondo politico, oltre che dalla gente comune che non si sente affatto fuori dal problema, opinioni contrastanti si registrano anche nel mondo dell’informazione. ‘Il Giornale’ e ‘Il Secolo d’Italia’, per bocca dei loro direttori Vittorio Feltri e Flavia Perina, non esitano infatti a criticare il provvedimento in discussione soprattutto nella parte che riguarda i divieti per i giornalisti. Il Foglio ribadisce invece, che la questione “è tema di civiltà giuridica e critica il Pd per lo scarso coraggio riformatore“.

 

Sulla delicata vicenda, nelle ultime ore è intervenuta anche la Criminal Division di Washington: Le intercettazioni sono strumenti essenziali per le indagini”,  ha dichiarato l’Assistent Attorney General  Lanny A. Breuer, nel corso di un incontro tenutosi presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma, affermando poi che “il rapporto di cooperazione tra Italia e Stati Uniti nella lotta al crimine organizzato è stato ottimo” e che “la legislazione italiana è sempre stata molto efficace nella lotta alla criminalità organizzata, ma così come il crimine  è sempre più sofisticato, anche gli strumenti di indagine devono essere all’avanguardia”.

 

Secondo il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, si sta cercando, invece, di “giustificare sanzioni che, per una persona giuridica equivalgono alle sanzioni penali, con la necessità di reprimere gli eccessi dell’informazione. Ma c’è già la responsabilità penale, oltre che del giornalista, del direttore responsabile, e la responsabilità civile di tutti, compreso l’editore’.

Nessun commento sui disegni di legge dei paesi membri, arriva da parte da Bruxelles. Pare infatti, che la Commissione europea abbia deciso di non pronunciarsi sul caso, “almeno fino a quando non si concluderà l’iter legislativo”. Questo quanto afferma il portavoce Olivier Bailly rispondendo a una domanda sulle polemiche italiane scatenate dal ddl sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. “Fino a quel momento la questione rimane a livello nazionale – ha aggiunto – d’altra parte, a Bruxelles, al momento, non è giunta ‘nessuna protesta formale’ sul provvedimento incriminato”.

Exit mobile version