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NGN: Romani, ‘Il governo coordinerà il confronto’ ma è necessario che le telcos si parlino. ‘La rete è una e resterà una’

Italia


Lo sviluppo di una rete NGN è ormai imprescindibile per ogni economia che vuole definirsi ‘a prova di futuro’. La scorsa settimana, gli operatori alternativi italiani – Fastweb, Vodafone e Wind – hanno lanciato il progetto ‘2010: Fibra per l’Italia‘, invitando le istituzioni e gli altri player interessati a prendere parte al progetto e a confrontarsi per accelerare l’infrastrutturazione digitale del paese.

L’invito è stato immediatamente raccolto dal viceministro allo Sviluppo economico Paolo Romani, che questa mattina – nel corso di un convegno sul futuro della banda larga – ha invitato i tre promotori dell’iniziativa Fibra per l’Italia e Telecom Italia a un tavolo di confronto la prossima settimana al Ministero per valutare possibili iniziative comuni sulla base del progetto presentato dalle tre aziende.

 

Romani ha sottolineato che il livello di adozione delle nuove tecnologie in Italia non è così basso come molti sostengono: nel nostro Paese, ha detto, “…ci sono 21,3 milioni di linee internet, di cui il 58% a banda larga, e 4,7 milioni di chiavette tra famiglie e imprese, per cui 11,2 milioni di famiglie, corrispondenti al 45% del totale, hanno già la connessione fissa o mobile in banda larga”.

 

È però un dato di fatto che più di metà delle famiglie non dispone di accesso a banda larga: un handicap non da poco se si vuole far leva sui tanto attesi servizi di eGovernement e eHealth, in grado di contribuire al contenimento dei costi pubblici e di semplificare il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Il digital divide va colmato, e presto, così come va risolto il problema del rapido passaggio alla fibra: l’Italia non sarà “la Cenerentola d’Europa”, come ha ribadito Romani, ma certo bisogna accelerare il passo per non trovarci tra un paio d’anni troppo indietro rispetto alle altre economie europee, che già si muovono spedite verso la fibra ottica.

 

Bisogna comunque partire dal presupposto che la rete “è una e resterà una”: replicare un’infrastruttura tanto costosa non è nell’interesse di nessuno quindi, se tutti hanno a cuore l’avanzamento del sistema-Paese si dovrà trovare un compromesso.

Per questo, ha detto ancora Romani, è opportuno “…che ci si incontri con la cabina di regia del Ministero perché dobbiamo mettere intorno al tavolo tutti i protagonisti e vedere se riusciamo a fare un grande progetto”.

In questo progetto, ha concluso, il Governo dovrà indicare “la strategia di sviluppo” e l’Autorità occuparsi del lato regolamentare.

 

Telecom Italia, da canto suo, ha annunciato poche settimane fa nel suo piano industriale triennale investimenti per 7 miliardi di euro in infrastrutture fisse e mobili, di cui 2,4 miliardi sulla rete di accesso fissa.

L’incumbent si è detto da subito disponibile ad aperture, ma non a stravolgere i propri piani. Questa mattina, il responsabile della divisione Technology & Operations, Oscar Cicchetti, ha sottolineato che la società è interessata a “…tutte le possibili sinergie sugli investimenti e a tutte le possibili condivisioni di infrastrutture, ma dice no a una rete per così dire condominiale”, che sarebbe difficile da gestire e tecnicamente poco conveniente: a chi, infatti, spetterebbe dettare le priorità e gestire i rapporti con i clienti?

Ciò detto, ha aggiunto, “…il progetto annunciato è positivo perché dimostra che l’apertura alla concorrenza sta funzionando perché ormai investe anche le infrastrutture”.

 

Secondo le previsioni indicate nel piano industriale di Telecom Italia, da qui a sei anni si potrebbe arrivare a 10 milioni di accessi in fibra ottica, ma bisogna stabilire le priorità commerciali e tecnologiche, visto che per rientrare nell’investimento dovrebbero volerci circa 10 anni.

Ribadendo il concetto più volte espresso anche dall’Ad di Telecom, Franco Bernabè, Cicchetti ha spiegato che comunque vadano le cose, rame e fibra sono destinati a convivere ancora a lungo, “…per cui è nostro dovere ed interesse continuare a far funzionare e a migliorare le prestazioni della rete in rame”.

Quanto all’invito del viceministro Romani al tavolo di confronto con gli altri operatori Cicchetti ha affermato: “…dovunque il ministro ci invita, noi andremo”, ma questo non comporta alcuna adesione, come è apparso evidente.

 

Positivo anche il giudizio di Vodafone sull’invito al confronto espresso da Romani: “…con Telecom Italia ci vedremo presto di sicuro – ha affermato l’Ad di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo – ma il tavolo importante è quello lanciato dal Governo, al quale auspichiamo vogliano partecipare tutti attivamente”.

Bertoluzzo ritiene un fatto importantissimo che il Governo faccia propria la discussione sulla rete NGN e valuti la questione in un’ottica di sistema-Paese e ha convenuto sul fatto che la rete deve restare una sola.

“Se il governo ha convocato un tavolo – ha detto – è perché vuole innalzare il livello del dibattito” e comprendere se vi sia lo spazio “per far convogliare gli investimenti di tutti su un’unica infrastruttura per poi competere sui servizi”.

 

Auspicando la partecipazione a questo importante progetto, oltre che dell’incumbent, anche della Cassa Depositi e Prestiti, Bertoluzzo ha quindi tentato di sfatare il luogo comune che in Italia la gente non sarebbe interessata alla banda larga: “la domanda c’è, e non è vero che gli italiani non sono interessati”. E poi ha ricordato come nella fase di transizione dalla Tv analogica a quella digitale nessuno si sia effettivamente chiesto se i clienti volessero o meno il digitale terrestre: “…lo hanno fatto e basta”. E così dovrebbe succedere anche per la fibra ottica e muovendosi in fretta, anche, perché l’attuale rete è “…un’infrastruttura vecchia di decenni, che fa già fatica oggi e sempre più la farà domani man mano che il traffico crescerà”.

 

Rispondendo a Cicchetti, Bertoluzzo ha quindi affermato che il piano lanciato insieme a Fastweb e Wind non è quello di una “rete condominiale”, ma un “progetto concreto e molto impegnativo nell’interesse del Paese”, per portare avanti il quale sono state superate “le singole visioni private”.

Bertoluzzo ha quindi voluto ricordare che i tre promotori non vogliono soldi pubblici intesi come sussidio agli investimenti: “…se il Governo e il regolatore promuovono un modello di migrazione dal rame alla fibra, il progetto è economicamente sostenibile e si può fare senza aumentare i costi per i clienti”.

Fondamentale, quindi, per rendere ancora di più l’idea dell’importanza del progetto, la partecipazione della CDP, che sarebbe un “segnale fondamentale” che garantirebbe altresì alle istituzioni “…la capacità di indirizzo e controllo dell’infrastruttura”.

 

Anche BT Italia ha espresso il proprio interesse l’iniziativa lanciata da Fastweb, Vodafone e Wind: l’Ad Corrado Sciolla ha affermato che si tratta di un progetto “…molto interessante, che sblocca una situazione di stallo”, a patto però che alla base vengano stabilite “regole chiare”.

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