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NGN. Telecom da Bruxelles ribadisce: ‘Pronti a condividere gli investimenti’, ma i competitor puntano a newco per rete alternativa

Italia


Giornata densa di incontri, quella di ieri, per gli operatori tlc italiani: mentre l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, illustrava al Commissario Ue per l’Agenda Digitale Neelie Kroes, i progressi compiuti dal gruppo nello sviluppo della fibra ottica, i concorrenti Fastweb, Wind e Vodafone incontravano il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, riportando a galla il progetto di una rete NGN alternativa che sembrava archiviato dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto Fastweb.

 

Da Bruxelles, Bernabè ha sottolineato come le sperimentazioni avviate da Telecom Italia a Roma e Milano si stiano concludendo “positivamente”, con circa 240.000 unità immobiliari collegate in fibra ottica. La società, ha detto ancora l’Ad, conta quindi di iniziare a realizzare reti in fibra ottica in altre 13 città italiane, per collegare, entro i prossimi due anni, almeno 1,3 milioni di edifici.

I piani della società prevedono la realizzazione di una rete in fibra che andrà a coprire 1.000 città entro il 2016.

Telecom Italia, inoltre, “…sta promuovendo accordi territoriali con gli enti locali finalizzati a velocizzare lo sviluppo delle nuove reti nel pieno rispetto del quadro regolatorio e prevedendo il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati”.

“Lo sviluppo delle nuove infrastrutture sull’intero territorio nazionale – ha aggiunto – non può prescindere da forme di condivisione degli investimenti con altri soggetti pubblici e privati, nel rispetto degli orientamenti europei e nazionali in materia di antitrust e aiuti di stato”.

 

La fibra ottica italiana, insomma, si muove su due linee, che difficilmente con si incontreranno, con gli operatori alternativi pronti a mettere sul piatto 2,5 miliardi di euro per realizzare un’alternativa alla rete di proprietà di Telecom, che, del resto, non è mai arretrata di un millimetro rispetto all’incedibilità della propria infrastruttura.

 

A Palazzo Chigi, ieri, gli amministratori delegati di Vodafone, Paolo Bertoluzzo, di Wind, Luigi Gubitosi e l’ex ad di Fastweb Stefano Parisi (autosospesosi dall’incarico dopo l’inchiesta sul riciclaggio che ha coinvolto l’azienda), sono tornati alla carica, con un progetto che dovrebbe consentire, da qui a 5 anni, di avere una rete in fibra ottica alternativa a quella di Telecom Italia in grado di coprire 15 città con almeno 5 milioni di linee, da realizzare attraverso una newco partecipata da tutte le società (aperta anche a Telecom Italia, dunque).

 

A fine 2009, secondo l’Osservatorio Banda larga, sono stati stesi, in Italia, oltre 9 milioni di Km di fibra ottica, ma secondo l’FTTH Council, la soglia di penetrazione resta fissa all’1%, contro il 50% di famiglie collegate alla banda larga tramite FTTH in Corea.

 

In Europa, Russia esclusa, il 77% degli abbonati si concentra in sette Paesi: Svezia, Italia, Francia, Lituania, Norvegia, Olanda e Danimarca.

 

Nessun paese europeo, però, oltre a Francia e Italia  che hanno raggiunto una soglia di penetrazione dell’1%, risulta tuttavia nel Ranking relativo al G-20.

Secondo gli operatori di settore, riuniti ieri a Bruxelles, non si deve fare l’errore di replicare per l’NGN lo stesso assetto regolamentare adottato per l’apertura alla concorrenza delle reti tradizionali in rame. Gli ingenti investimenti richiesti dalle nuove reti si collocano, infatti, “…in un contesto di elevato rischio imprenditoriale e, pertanto, necessitano di un quadro di regole certe e flessibili, adeguatamente differenziate a livello territoriale in funzione del diverso livello di competizione geografica”.

In questo contesto, l’Agcom dovrà svolgere – ha concluso Bernabè – “…un ruolo decisivo per garantire lo sviluppo della concorrenza e degli investimenti”, con nuove regole da definire, si spera, nei tempi più brevi, “in modo da non ostacolare il lancio dei nuovi servizi”.

 

Con l’auspicio, ci sentiamo di aggiungere, che il raddoppio della rete non serva solo ad allungare i tempi e a cronicizzare una fase di arretratezza in cui il Paese langue ormai da troppo tempo.

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