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Comitato NGN Italia. II Open Workshop: l’Italia deve lasciare il rame, ma servono regole e risorse da investire. Il ruolo degli enti locali

Italia


Far decollare la banda larga in Italia significa prima di tutto porre le basi per la realizzazione di una mega infrastruttura che abbracci tutto il paese e permetta alla nostra economia di tornare a crescere e recuperare competitività sui mercati internazionali. In tale scenario, per certi versi ancora scarsamente delineato, in cui ognuno sembra muoversi per conto suo, sono le reti di nuova generazione (NGN) ad occupare le agende dei maggiori operatori di telecomunicazioni e della stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AgCom). A tale proposito, da quest’anno, nell’ambito dei lavori per la redazione di una proposta non vincolante di linee guida sulla transizione dal rame alla fibra, con delibera dell’Autorità (739/09), sono stati istituiti dal Comitato NGN Italia degli Open Workshop, ovvero degli spazi di dibattito pubblico per confrontarsi sul futuro della rete di prossima generazione italiana.

 

Il 26 aprile 2010 si è tenuto il secondo appuntamento col Comitato NGN Italia, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), dedicato allo ‘Sviluppo delle reti di accesso NGN e la migrazione dei servizi‘. Per tale infrastruttura di nuova o prossima generazione, l’ITU (International Telecommunication Union) ha coniato la seguente definizione: “Una Next Generation Network è una rete basata su commutazione a pacchetto in grado di fornire servizi – Internet, Voce, Dati o Telecomunicazioni – e in grado di far uso delle tecnologie di banda larga multipla e di trasporto basato sulla QoS, nella quale le funzionalità correlate alla fornitura dei servizi siano indipendenti dalle tecnologie di trasporto utilizzate. Offre un accesso non limitato agli utenti a diversi service provider. Supporta una mobilità generalizzata consentendo la fornitura consistente ed ubiqua di servizi agli utenti“. Un paradigma comunicativo caratterizzato, tra l’altro, da un massiccio impiego di tecnologie ICT, accessibili e a basso costo, che garantiscano interoperabilità tecnologica e dei servizi, e all’utente un’estesa mobilità e connettività always on. I dubbi, ovviamente, non mancano e sia gli operatori di telecomunicazioni, sia il regolatore, si trovano a dover affrontare numerosi nodi da sciogliere, mentre in molti ancora non sono convinti che la domanda, di tali servizi avanzati, sia un dato così scontato.

 

Nicola D’Angelo, commissario AgCom, nella sessione introduttiva del workshop, ha ribadito lui stesso tali interrogativi, sostenendo però che proprio l’Autorità ha permesso la nascita del Comitato NGN Italia e quindi è grazie al regolatore se oggi c’è un tavolo attorno a cui riunirsi per cercare una soluzione. L’importante, ha sottolineato D’Angelo: “E’ comprendere che ogni dubbio o critica sono sempre ben accetti, purché non diventino la scusa per rendere difficile il cammino o per ostacolarlo. Ci sono da sciogliere al più presto alcuni nodi chiave per il futuro della rete in Italia, soprattutto in relazione a chi sarà l’operatore che darà il via al processo di cablatura del paese e in che modo“. Dubbi, come detto, su cui ancora gravano delle riserve, ma che non devono confondere le idee riguardo al ruolo di Telecom Italia, che rimane il maggiore operatore nazionale e che, secondo il Commissario AgCom, continuerà ad esserlo anche per l’NGN: “Senza Telecom Italia non si va da nessuna parte, questo deve essere un punto chiaro per tutti“. Il problema, dicono in molti, è che l’incumbent nazionale non sembra avere le idee chiare su come muoversi, né la minima intenzione di imbarcarsi in un business plan dagli investimenti troppo elevati e dai tempi di rientro delle spese a dir poco sconosciuti.

 

Nell’introdurre i lavori dell’Open Workshop, Francesco Vatalaro, Presidente del Comitato NGN Italia, ha voluto spiegare il senso dell’iniziativa: come il tentativo di identificare possibili percorsi nello sviluppo delle reti di nuova generazione, a partire proprio dalle diverse esperienze che gli enti pubblici locali, come Regioni, Province e Comuni, stanno portando avanti un po’ a macchia di leopardo in tutta la penisola. Questo perché, al di fuori delle criticità, che pure sono emerse attorno ad una serie di problemi centrali per lo sviluppo della rete, è indubbio che il paese ne abbia davvero bisogno, come ha sostenuto Guido Roda di Fastweb, nel suo intervento dedicato a ‘Innovazione dei servizi ed evoluzione verso la NGN‘. “Il traffico Internet è in continua crescita – ha spiegato il rappresentate di Fastweb – con tassi vicini al 40% entro pochi anni. Un dato da cui dedurre che anche le infrastrutture dovranno reggere una domanda in forte aumento, per permettere che Internet e altri servizi possano raggiungere tutti gli utenti e in ogni luogo ne faranno richiesta“. Per ottenere questi risultati serve però una rete di accesso, anche detta Next Generation Access Network (NGAN) che consenta l’ampliamento dell’offerta di servizi innovativi, lo sviluppo del mercato e il rafforzamento del sistema paese: “Al potenziamento dell’accesso in rete segue quello del backbone, linea di connessione primaria interconnessa con linee più piccole per il trasferimento efficace di dati a distanza, dell’IP over DWDM (Dense Wavelength-Division Multiplexing), con reti a 100 Gbps e supporto per l’offerta flessibile di servizi trasmissivi a larga banda o servizi bandwith“. In questo modo, per Fastweb, si potrà controllare efficacemente traffico e qualità dei servizi, ma anche introdurre soluzioni di cloud computing, con le relative architetture software di servizi avanzati. Parliamo quindi di telepresenza, telemedicina, telecontrollo, telelavoro, teledidattica e molti altri servizi dalle rilevanti ricadute economiche su tutto il tessuto economico nazionale. A questi settori di impiego va aggiunto, ovviamente, anche quello dell’intrattenimento tv based, con le applicazioni 3DTV, multi-room tv, l’IPTV e il VoD, che hanno come conseguenza diretta la diminuzione del numero di antenne sui tetti e, nel caso del telelavoro, anche della mobilità e dell’impatto negativa che essa ha sull’ambiente in cui viviamo.

 

Come ha ricordato Mario Mella di Fastweb, moderatore della prima sessione: “Dal 2011, il 50% delle tv avrà una scheda Ethernet incorporata e sarà inserita in ambienti wireless domestici. Ecco perché dobbiamo puntare sul rinnovo delle infrastrutture nel paese, perché sono fattori di crescita economica irrinunciabili, da cui può diminuire o aumentare il gap di competitività e innovazione con i nostri maggiori partner europei“. A riguardo, molto interessante, è stata la testimonianza portata da Raffaele Tiscar sul modello di rete NGN adottato dalla Regione Lombardia. Un esempio di banda ultra larga (BUL) in architettura FTTH (Fiber To The Home), per portare la fibra ottica al 50% delle abitazioni, su un territorio di 167 comuni, per un totale di 4,2 milioni di abitanti e 43.700 chilometri di cavo da posare. La spesa prevista è di 1,2 miliardi di euro da spalmare in 5/7 anni di lavori, portati avanti da una società mista in cui sono presenti la Regione Lombardia , il Ministero dello Sviluppo Economico e diverse Fondazioni bancarie. “L’ente avrà il compito di finanziare, realizzare e gestire l’infrastruttura, a cui gli operatori partecipano fornendo i servizi e i contenuti da far viaggiare sopra“. L’importante, è stato ribadito, è che l’ente pubblico, in questo caso la Regione Lombardia , governi tale infrastruttura con criteri di trasparenza e con l’obiettivo di aggregare gli operatori che ci dovranno lavorare, facilitando il confronto tra questi ultimi e gli altri enti pubblici sul territorio, ma anche di stimolare la domanda di servizi, per cui è prevista la divulgazione di una carta apposita per il digitale dedicato al cittadino. Questo perché la partecipazione dell’ente pubblico al progetto è da tutti considerata basilare, sia per la realizzazione dell’infrastruttura, sia per lo stimolo della domanda, mentre agli operatori spetta decidere quale tipo di architettura scegliere, se reti PON (Passive Optical Network) o P2P (Point-to-Point).

 

Di ‘Necessità di uno sviluppo immediato‘ di NGN e wireless ha parlato invece Silvia De Fina di 3 Italia, concentrandosi sul ruolo del wireless in Italia in chiave anti digital divide e per sviluppare l’offerta di servizi avanzati sul territorio. “Si può far questo – ha spiegato De Fina – a partire anche da una rete mista fibra/radio che assicuri a tutti 2 Mbps, posto che l’efficienza spettrale aumenti, perché le necessità di banda sono in aumento esponenziale, mentre da noi, al momento, sono disponibili solo 315 MHz ufficiali“. Su questo punto c’è da sottolineare che secondo l’ITU, il requisito minimo di banda dovrebbe essere di ben 1000 MHz, mentre Francia e Gran Bretagna hanno appena annunciato di voler aumentare la banda di frequenza, rispettivamente di 340 e 262 MHz. Ma questa è solo una delle criticità sollevate da De Fina, che ha evidenziato anche una scarsa regolamentazione riguardo all’istallazione di base station e di aumento di banda mobile da 6 a a12 volt/metro: “A cospetto di una rete che cresce sempre più velocemente, come operatore mobile, chiediamo che il mobile broadband sia una priorità per il paese, come piattaforma in grado di integrare l’NGN nazionale, con le note proprietà di scalabilità, certezza di remunerazione e stimolo all’innovazione“. Anche Vodafone Italia vede nella fibra un nuovo monopolio naturale di sostituzione al rame e nel suo intervento, dedicato a ‘Quali priorità per lo sviluppo di una rete NGAN‘, il responsabile rete fissa dell’azienda, Sandro Falleni, ha sottolineato che: “La realizzazione di una rete di accesso di nuova generazione è un tema  fondamentale per il Paese. Noi crediamo che un’unica rete FTTH Punto-Punto, scalabile ed efficiente, in grado di supportare l’evoluzione dei servizi, aperta a tutti, è l’unica soluzione possibile in grado di garantire il massimo sviluppo e l’ottimizzazione dei costi”. ” Riteniamo – ha specificato Falleni – che la Fibra dedicata fino a casa (FTTH Punto-Punto) è l’unica soluzione NGAN per il futuro del Paese e per lo sviluppo del mercato attraverso un modello di apertura analogo a quello del rame (ULL in centrale)“.

 

A conclusione del primo panel è tornato sull’argomento Telecom Italia il Commissario Nicola D’Angelo, il quale ha proposto agli speaker e al pubblico delle riflessioni ulteriori: “Chi farà la rete NGN? Che ruolo avrà Telecom e che tipo di rapporti dovrà avere con gli altri operatori (OLO) che prenderanno parte al piano di infrastrutturazione del paese? Il Comitato NGN Italia ha il compito di formulare le regole e il piano di riferimenti normativo, utili a facilitare la nascita della NGN italiana, ma sempre facendo riferimento a Telecom Italia, in virtù della sua posizione oggettivamente di dominanza del sistema e del mercato, nonché del suo peso a livello internazionale“. Ciò che ora bisogna decidere, ha precisato D’Angelo, “E’ stabilire quale modello normativo bisogna adottare. Ad esempio, cercare di capire se il modello dell’unbundling è valido anche per la fibra o quali condizioni, meglio di altre, siano più remunerative per spingere l’incumbent a spendere soldi, pur salvaguardando gli investimenti già effettuati, anche dagli altri operatori“.

 

Nella seconda sessione, ‘La sfida della migrazione dei servizi‘, moderata da Gianfranco Ciccarella di Telecom Italia, si è affrontato il tema del replacement dei servizi dal rame alla fibra, in un’ottica di migrazione totale. Giovanni Picciano, sempre di Telecom Italia, ha sostenuto la necessità di stabilire le modalità di questo passaggio tecnologico: “Cercando di segnalare la possibilità o meno di far passare tutti i servizi in essere dalla rete in rame a quella FTTH in fibra, tra cui i servizi di telefonia, broadband, accessi a Internet, compresi i servizi triple play e business, di connettività e di livello fisico CDN, CDA/CDF“. Un’illustrazione molto tecnica, che ha avuto il merito di mostrare realmente di cosa si parla quando c’è di mezzo la fibra e l’NGN, ma soprattutto di affermare la necessità di uno switch off simile a quello che ha determinato per la televisione il digitale terrestre. Una transizione, dal rame alla fibra che, secondo Stefano Luisotti di Welcome Italia, non è da affrontare in termini di urgenza e di immediatezza di realizzazione. Nel suo intervento relativo a ‘Un modello di competizione basato sui servizi‘, il rappresentate di Welcome ha sostenuto che: “Al momento, il livello della domanda di servizi a banda ultra larga non è tale da giustificare un intervento così massiccio, da un punto di vista economico, per la realizzazione di una NGN. Meglio individuare, nei tempi giusti, le criticità maggiori e porvi rimedio, anche da un punto di vista regolatorio, ad esempio, cercando di sapere con esattezza di quanta banda abbiamo bisogno e di quanta se ne consuma per operatore“. Il passaggio alla fibra non sarà veloce e il numero di anni potrebbe variare di molto, da regione a regione, ha poi commentato Luisotti, anche in considerazione del livello di digital divide, ribadendo ancora una volta quanto sia importante avere una presenza costante dell’AgCom, che vigili sulla nascita di una rete unica, aperta e condivisa.

 

Paolo Nuti è intervenuto su ‘Problemi e opportunità nella migrazione rame-fibra‘: i temi su cui riflettere, secondo il presidente dell’AIIP, sono sempre di ordine tecnologico, oltre che finanziario e regolatorio: “Meglio l’FTTH, il P2P o il PON? L’infrastruttura FTTH è vista come fattore di sviluppo da tutti, ma la cosa interessante che si sta notando in Italia è che sono gli enti pubblici locali i nuovi attori della sperimentazione delle reti in fibra“. “Regioni, Province e Comuni di diverse parti d’Italia – ha spiegato Nuti – stanno realizzando infrastrutture NGN per promuovere sviluppo economico e ormai, come nel caso della Regione Lombardia, bisognerà tenerne conto. Ciò che richiede attenzione, ora, è il lato regolatorio di tale sviluppo disomogeneo, che necessita di regole chiare, affinché tali reti siano interoperabili a livello tecnologico e di servizi“. Ovviamente, ha sostenuto Nuti, sono molti gli interrogativi che seguono alle buon intenzioni: “Parlando di migrazione rame-fibra, c’è da domandarsi se il passaggio dovrà essere forzato o meno, o se dovrà essere l’utente a chiedere tali servizi avanzati; in quest’ultimo caso cambierebbero i parametri, sia di costo che di banda“. È probabile, soprattutto per i costi che l’operatore dovrà sostenere, che si decida per una migrazione di servizi dal rame alla fibra di tipo forzato, pur rimanendo ancora irrisolto un problema non secondario: essendo diritto del consumatore scegliere il proprio operatore in base al servizio desiderato, in che modo si potranno conciliare più operatori per diverse offerte? In caso di migrazione forzata da un servizio a un altro, con quale criterio si precederà?

 

Ovviamente, il compito dell’Open Workshop, organizzato dal Comitato NGN Italia, è proprio di trovare risposte a domande spinose, comprese quelle poste dagli ospiti di questo secondo appuntamento pubblico. Con la sensazione che, se da una parte si sta segnando la strada di un’inevitabile rivoluzione tecnologica per il paese, dall’altra c’è però una situazione che Raffaele Barberio , direttore di Key4biz e moderatore della terza sessione dedicata al dibattito finale, ha definito ‘schizofrenica’: “Abbiamo bisogno della rete e questo è un fatto, ma non sappiamo chi deve intervenire per la sua realizzazione, con quali soldi e in che modo procedere; sappiamo che dobbiamo andare avanti comunque, ma senza un contesto di riferimento, senza il sostengo della politica e dei suoi strumenti da cui peraltro è impensabile prescindere“. Ecco allora che il Comitato, ha affermato Barberio, ha proprio il compito di fare chiarezza in termini di regole e di contesto d’azione, altrimenti non è più possibile parlare di migrazione alla rete in fibra come di un vero switch off, che nel caso del digitale terrestre televisivo è stato reso possibile proprio dalla larga partecipazione di tutti gli attori al progetto. Secondo Ciccarella, il problema principale, quando si parla di NGN, è che in nessuna parte del mondo la fibra si è dimostrata ancora remunerativa: “Chiunque metta in piedi un business plan di cablatura del territorio nazionale non avrà un ritorno economico in termini di tempo accettabili e per questo nessuno si fa avanti“. È stato quindi fatto l’esempio del Piano di Barack Obama, per la realizzazione di una gigantesca infrastruttura in fibra negli USA, ma si è sottolineato come in quel caso è stato il Governo a mettere i soldi e con la consapevolezza di averli impegnati in un progetto importantissimo, quanto non remunerativo per i prossimi decenni. Un altro dubbio è su che cosa scommettere:  i servizi o le infrastrutture? L’Europa non ha dubbi, indicando le infrastrutture come obiettivo primario su cui investire. Ma allora, si chiede Mario Mella: “Come coinvolgere Telecom, assicurando anche la presenza dello Stato? Purtroppo, affinché la rete in fibra possa dare dei risultati in termini remunerativi, oltre al tempo, bisogna che il 60% degli utenti circa ne faccia domanda, ma per ottenere questo serve che si impegni, come nel caso della Lombardia, la Pubblica Amministrazione Centrale , ovvero lo Stato“.

 

Ulteriori temi su cui riflettere, quindi, anche in vista del prossimo Open Workshop dei primi di giugno 2010 che, proprio per gli argomenti sollevati, sarà allargato agli enti locali che sul territorio stanno realizzando pezzi di NGN. In chiusura di workshop, il Presidente Vatalaro ha espresso fiducia nel lavoro fin qui svolto dal Comitato, pur evidenziando i tempi lunghi necessari per dare risposte a problemi così complessi: “L’Italia è partita dopo altri grandi Paesi europei, in questa consultazione ormai pubblica, sul tema dell’NGN. La Francia ha iniziato tale percorso nel 1997, quando l’ex monopolista del tempo ha incontrato gli OLO, invitandoli al tavolo della fibra ottica. Noi abbiamo 6 mesi di tempo per trovare una via italiana alle reti di prossima generazione, ma per raggiungere un risultato soddisfacente dobbiamo continuare ad impegnarci tutti quanti in un dibattito il più possibile aperto, non solo tra di noi, ma anche verso gli altri Paesi europei, nei confronti dei quali abbiamo un gap considerevole da recuperare“.

NGN e Wireless: necessità di uno sviluppo integrato – Silvia De Fina, 3 Italia

Quali priorità per lo sviluppo di una rete NGAN – Sandro Falleni, Responsabile rete fissa Vodafone Italia

Lo sviluppo delle reti di accesso NGN e la migrazione dei servizi – Stefano Luisotti, Amministratore Delegato di Welcome Italia

NGAN: Opportunità e problemi nella migrazione rame-fibra – Paolo Nuti, Presidente AIIP

Soluzioni di replicabilità dei servizi “legacy” su rete NGN FTTH – Giovanni Picciano, Telecom Italia

Innovazione nei servizi ed evoluzione verso la NGN – Guido Roda, Fastweb

Infrastrutture per la banda ultra-larga in Lombardia – Raffaele Tiscar, Regione Lombardia

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