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eGovernment. Brunetta: ‘Infondate le critiche dei sindacati sui certificati medici online’. Parte intanto controllo capillare su PEC

Italia


In vista del Pec-Day del prossimo 26 aprile, quando 40 milioni di cittadini potranno recarsi negli uffici postali per dotarsi del loro indirizzo di Posta elettronica certificata, il Ministro Renato Brunetta ha incaricato l’Ispettorato della Funzione Pubblica di effettuare un capillare controllo su tutte le Pubbliche Amministrazioni al fine di individuare eventuali inadempimenti normativi in relazione all’attivazione e all’uso della posta digitale. Il Ministro ha inoltre affidato al Formez un’indagine conoscitiva per quantificare il numero di caselle Pec realmente attive e funzionanti presso le Pubbliche Amministrazioni.

 

Il Tar Lazio ha nel frattempo deciso che Poste Italiane, Postecom e Telecom Italia potranno continuare nel servizio di Posta elettronica certificata gratuita per i cittadini. Secondo il Tribunale non ci sono infatti “persuasivi profili di fondatezza” nella richiesta di Aruba e Lis (Lottomatica Italia Servizi)’ di sospendere gli atti relativi all’affidamento al Raggruppamento temporaneo d’imprese (Rti) costituito da Poste Italiane, Postecom e Telecom Italia, della concessione del servizio di Pec gratuita per i cittadini.

 

E’ la motivazione con la quale la I sezione del Tar del Lazio han respinto la richiesta fatta dal raggruppamento di imprese che ha partecipato, senza risultare vincitore, alla gara indetta dal Ministro Brunetta, che porterà i cittadini che ne faranno richiesta ad avere una casella di posta elettronica certificata per tutte le comunicazioni con la pubblica amministrazione.

Gara, questa, con un importo stimato della concessione di 25 milioni di euro, per 4 anni; più ulteriori 25 milioni nell’ipotesi di esercizio dell’opzione per successivi 4 anni.

 

Per il Tar è “escluso che, nel quadro della sommaria delibazione propria della presente sede cautelare – si legge nell’ordinanza – rivelino persuasivi profili di fondatezza le doglianze rivolte avverso la non ammissione a valutazione dell’offerta tecnica presentata dal raggruppamento avente quale mandataria la ricorrente Aruba , nonché quelle proposte a sostegno dell’affermata illegittimità dell’ammissione del raggruppamento, poi risultato aggiudicatario, avente quale capogruppo Poste Italiane”.

Il portavoce del ministro per la PA e l’Innovazione è intanto intervenuto per ribadire che “…sono del tutto infondate le critiche dei sindacati dei medici di famiglia, Snami e Smi, sui certificati di malattia online”, incentrate in particolare sull’imposizione della procedura ai camici bianchi e sulle difficoltà tecniche.

“E’ purtroppo fisiologico – si legge nella nota – che le grandi rivoluzioni organizzative che comportano efficienza, trasparenza, rapidità, capacità di controlli rigorosi e soprattutto un considerevole risparmio economico (stimato in circa 500 milioni di euro l’anno) suscitino alcune resistenze. Tocca quindi rispondere alle incomprensibili dichiarazioni del presidente dello Snami Angelo Testa, per il quale l’avvio della trasmissione elettronica all’Inps dei certificati di malattia dei dipendenti pubblici e privati, prevista da una legge dello Stato, sarebbe nientemeno che ‘un insulto nei confronti dei medici”.

 

Il portavoce di Brunetta ha sottolineato che Testa ignora che il processo di innovazione è stato invece deciso e concordato con le maggiori organizzazioni di rappresentanza dei medici, affrontando e risolvendo tutti i problemi che di volta in volta sono stati evidenziati.

Tant’è vero che al digital divide di cui soffrono i medici più anziani così come all’impossibilità di collegarsi alla Rete che permane in alcune limitate zone del Paese si è deciso di ovviare tramite call center in grado di assistere telefonicamente il medico, anche raccogliendo i dati di ciascun certificato di malattia per poi elaborarlo elettronicamente a suo nome”.

 

Altrettanto superabili sono le obiezioni avanzate dal segretario nazionale dello Smi Salvo Calì, che ha bollato la certificazione online come “un metodo brutale e autoritario“. Il sindacalista lamenta che i medici si sono dotati autonomamente degli strumenti informatici per far funzionare i propri studi ma ‘dimentica’ che nel loro contratto nazionale è stata riconosciuta una specifica indennità per la dotazione informatica, pari a circa 9 euro per ogni singolo paziente assistito.

 

Quanto alla presunta disomogeneità tecnologica del sistema, il portavoce ha commentato che “Calì ignora o fa finta di ignorare che da tempo è stata definita a livello nazionale una base informatica comune (con tanto di format unico del certificato elettronico), grazie al proficuo lavoro comune svolto in questi mesi tra i tecnici del nostro Ministero e quelli delle Regioni e delle Amministrazioni centrali dello Stato”.

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